Letteratura e Coronavirus : teorie complottistiche o esperimenti sfuggiti di mano?

Ormai non si fa che parlare del Coronavirus, della sua virulenza, qualcuno azzarda un complotto, e poi ci sono opere letterarie e programmi tv che anni prima sembrerebbero aver previsto quanto sta accadendo attualmente.

Esistono numerose ipotesi, teorizzazioni e congetture indimostrate e più o meno fantasiose,  sostenute da piccoli gruppi complottistici spesso in conflitto interpretativo . Quella del New World Order farebbe parte di una teoria del complotto molto vasta ed articolata che si fonda su una possibile  collusione fra il commercio e la politica, l’economia, un ipotetico “governo segreto”, insabbiamenti, fino ad arrivare  a teorie estreme e molto  spesso ritenute fantascientifiche come quelle di David Icke.

Altro caposaldo delle teorie di Icke è l’idea che il mondo sia sotto il controllo di un governo segreto.

Nel 1996, nel suo libro … and the truth will set you free (e la verità vi renderà liberi), ha affermato che il governo era finanziato da banchieri e affaristi come i Rothschild e Rockefeller.  Secondo il

giornalista inglese Simon Jones, Icke affermò che:

«La gente comune è indotta in massa a credere che la normale causa degli eventi del mondo siano le conseguenze di forze politiche note, o eventi casuali e incontrollabili. Tuttavia, la storia dell’umanità è manipolata ad ogni livello… Ora potreste chiedervi fino a quali terribili attività questa gente possa arrivare. Icke ha la risposta. Questi individui organizzano incidenti in tutto il mondo, che poi richiedono una risposta dall’opinione pubblica ( del tipo bisogna fare qualcosa), e in cambio permettono a questi potenti di fare qualsiasi cosa questi abbiano desiderato fare sin dall’inizio
(Dichiarazioni di Icke a Simon Jones

 

In ben due episodi  dei Simpson troviamo la previsione riguardante il COVID-19.

Nell’episodio 21 della stagione 4 della famosa serie de I Simpson , raccontano di un virus diffusosi dall’Estremo Oriente e giunto a Springfield tramite un pacco postale dopo essere stato investito dagli starnuti di un lavoratore asiatico.

Incuriosisce un libro scritto nel 1981, un romanzo distopico che narra  un futuro dove un virus mette in  pericolo  l’umanità. Dean Koontz , romanziere statunitense  nel suo libro Eyes of the Darkness ha descritto la diffusione del virus in maniera fin troppo dettagliata.

Il romanzo dell’americano Dean Koontz, del 1981, parla di un virus mortale chiamato Wuhan-400.

Inizialmente nel 1981 il romanzo fu ambientato in Unione Sovietica diventata poi  Russia 11 anni dopo. Il virus prese il nome della città da dove era partito Gorki – 400. In seguito, precisamente nel 1996, l’autore  ambientò il racconto in Cina e precisamente nella citta di Wuhan modificando, ovviamente, anche il nome del virus in Wuhan – 400. Le pagine di Koontz sembrano discostarsi  dalla realtà contro cui stiamo combattendo.

Il romanzo si riferisce infatti ad un virus, messo a punto in un laboratorio segreto vicino al capoluogo della provincia di Hubei, per creare una terribile arma  batteriologica, con un tasso di mortalità del 100 per cento. Lontanissimo insomma dal tasso di letalità del coronavirus. Tuttavia ci fa riflettere dato le ultime notizie rilasciate da stampa e telegiornali e passate come notizie non vere anche dagli scienziati interpellati per smentire tali notizie.

Il servizio del TGR Leonardo del 16 novembre 2015 parlava di esperimenti di laboratorio su Coronavirus.

 

Ora, è vero che in quel luogo della Cina esistono davvero dei laboratori di ricerca, come il Centro per il Controllo delle Malattie di Wuhan (WHCDC), ma è troppo poco per ipotizzare che il coronavirus non provenga da un animale ma dalla ricerca a fini militari.

Il Wuhan National Biosafety Laboratory è una struttura dove vengono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo e c’è chi sospetta che il virus possa essere “sfuggito” da lì.

 Secondo quanto riporta  Dagospia, nel Paese asiatico, l’unico laboratorio capace di soddisfare gli standard di sicurezza richiesti per studiare il 2019-nCoV si troverebbe proprio nel centro di Wuhan.

Il Wuhan National Biosafety Laboratory, è ospitata presso l’Accademia cinese delle scienze ed è stata pensato per aiutare scienziati e ricercatori cinesi a “prepararsi a rispondere a futuri focolai di malattie infettive”. Secondo quanto riportato dal quotidiano, la struttura sarebbe nata in collaborazione con la Francia, nel 2003 quando scoppiò l’epidemia di Sars, che uccise centinaia di persone.

I laboratori che lavorano e gestiscono agenti patogeni sono classificati con un punteggio da 1 a 4 in base alla classe di microbi di cui dispongono e si occupano. Il punteggio più basso indica il rischio minore, mentre il 4 rappresenta il pericolo più alto. Il laboratorio  di Wuhan è classificato al livello di biosicurezza 4 (BSL-4), proprio perché in quella struttura sono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo.

Nell’ottobre del 2019, un mese prima che si scatenasse il coronavirus in Cina, epicentro la città di Whuam, il Johns Hopkins Center for Health Security, strettamente collegato al National Institutes of Health (L’Istituto Nazionale della Sanità Usa), ha simulato lo scenario derivante da una pandemia da coronavirus.

Partner di questa simulazione, chiamata Event 201, la Bill & Melinda Gates Foundation e il Word Economic Forum.Il Johns Hopkins Center for Health Security è stato letteralmente bombardato di richieste sull’evolversi della situazione attuale, dato che la simulazione prevedeva che il virus avrebbe causato “65 milioni” di vittime

Fonte:https://www.nogeoingegneria.com

 

Niccolò Ammaniti immagina un futuro inquietante  ambientato in Sicilia, nel 2020, dopo la diffusione inarrestabile dell’epidemia causata da un virus che uccide tutti gli adulti.  Solo i bambini sono sopravvissuti perché il virus, col quale tutti sono venuti in contatto, rimane in forma latente sino a quando pure loro, crescendo ne verranno colpiti. Anche loro quindi sono destinati a morire, come è già successo ai genitori ed a tutta la popolazione adulta.

La protagonista del romanzo  si chiama Anna ,come il libro ed è una ragazzina di tredici anni.  Pubblicato cinque anni fa da Einaudi sta diventando una serie tv per Sky. Le riprese sono partite il 17 ottobre 2019, lo scrittore è alla regia .La trama ricorda in maniera agghiacciante l’epidemia di coronavirus in corso nel mondo.

Il mondo di cui parla «Anna» è un mondo popolato da soli bambini, gli unici che non vengono contagiati dalla misteriosa Rossa, una peste che a differenza di altre malattie resta latente fino all’età della pubertà. Proprio come il coronavirus che finora sembra risparmiare i bambini, come la Sars. Altra coincidenza: il romanzo di Ammaniti è ambientato proprio nel 2020.

Quello che   racconta è terribile,   uno scenario simile a quello di oggi , difficile da immaginare  si possa verificare  nel nostro paese.  E’ sconvolgente quanto sia   la nuova epidemia  simile ai fatti  descritti nel libro: la lotta per la ricerca del cibo, il «quaderno delle cose importanti» che la madre di Anna le ha lasciato per affrontare il mondo dopo la sua morte, la speranza di raggiungere il Continente. Senza elettricità, senza tecnologia, senza scambi commerciali, i piccoli protagonisti cercano di cavarsela con il baratto, la caccia, la battaglia quotidiana con gli animali randagi. Un romanzo che trascina il lettore, che inseguendo le avventure di Anna e del suo fratellino spera disperatamente che ci sia un lieto fine,ma come molti libri di Ammanniti, il lieto fine non c’è. Noi invece lo desideriamo, siamo fiduciosi !

E poi ci sono anche dei film come  Contagion  che descrive una pandemia passata dalle bestie agli umani e dilagata da un capo all’altro del Pianeta e  Virus letali che fanno riflettere. Film come Virus letale (del 1995), con Dustin Hoffman, o serie tv come The Walking dead, di Frank Darabont. Resident Evil, Io sono Leggenda, World War Z, Lesercito delle scimmie , ma anche La strada, tratto dal bellissimo libro di Cormac McCarthy.

La medium Sylvia Browne scriveva che “entro il 2020 gireremo con mascherine e guanti per via di un’epidemia di polmonite”. Le “profezie di Sylvia Browne, accreditata di doti medianiche fin da bambina, e collaboratrice degli investigatori in oltre 100 casi di sparizioni e omicidi. La medium morta in California nel 2013, aveva scritto  come ha documentato Il Fatto Quotidiano . Il tutto nel libro uscito nel 2008, End of a days. Nella pagina 210  si legge quanto segue:

Entro il 2020 diventerà prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti di gomma a causa di una epidemia di una grave malattia simile alla polmonite, che attaccherà sia i polmoni sia i canali bronchiali e che sarà refrattaria a ogni tipo di cura. Tale patologia sarà particolarmente sconcertante perché, dopo aver provocato un inverno di panico assoluto, quasi in maniera più sconcertante della malattia stessa improvvisamente svanirà con la stessa velocità con cui è arrivata, tornerà all’attacco nuovamente dopo dieci anni, e poi scomparirà”

Lo speriamo veramente  e le sue parole sono consolatorie visto che in estate,secondo la  scrittrice e medium, il virus dovrebbe sparire. Ed anche se dovesse tornare tra 10 anni  e speriamo che non avvenga, poi non farà mai più parlare di sé.

Il cinema e i libri di un certo tipo meglio prenderli come il frutto della fantasia . Spesso sembrano effettivamente anticipare gli eventi, ma probabilmente si tratta di pure coincidenze e non di profezie, come qualcuno vorrebbe far credere. Anche se… incuriosiscono e fanno riflettere.

The next outbreak? We’re not ready | Bill Gates

 

Dalla peste del Manzoni e del Boccaccio al Coronavirus odierno

Di Barbara Berini

 

Il virus responsabile dell’epidemia che dal dicembre 2019 si è diffusa nella città di Wuhan, nella Cina centrale, è un nuovo ceppo di Coronavirus mai identificato in precedenza nell’uomo. Il 12 febbraio 2020 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha identificato il nome definitivo della malattia in COVID-19, abbreviazione per Coronavirus disease 2019.

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“Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie”. Questa è la definizione di pandemia, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute. E questo ufficialmente è da ora il Coronavirus: non più un’epidemia confinata ad alcune zone geografiche, ma diffusa in tutto il pianeta.
I paesi colpiti sono infatti 114 e da quanto è comparso, il Coronavirus ha causato più di 118 mila contagi ed oltre 4.500 vittime.

Proprio per questo motivo, i provvedimenti hanno previsto la chiusura di ogni scuola, università e attività commerciale. Ad ognuno di noi viene chiesto di rimanere in casa, di uscire solo per necessità primarie, e soprattutto dotati di mascherine.

Il virus si trasmette infatti attraverso il contatto stretto con una persona infetta e la via primaria sono le goccioline del respiro, prodotte ad esempio tramite saliva, tosse, starnuti.

peste manzoni

Tutto ciò può essere sicuramente paragonato alla terribile epidemia di cui ci parlava il grande Manzoni nei “Promessi Sposi”, che si scatenò nel Nord Italia tra il 1630 e il 1631, decimando la popolazione e infuriando con particolare virulenza nella città di Milano, allora tra le più popolose della regione. I malati si affollavano in numero sempre crescente al lazzaretto, e dopo pochi mesi i casi di contagio crebbero notevolmente, complice il caldo che favoriva la diffusione del male, al punto che gli appestati non potevano più essere ospitati nel lazzaretto.

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Ieri come oggi la Letteratura insegna: al tempo del Coronavirus come al tempo del Manzoni, del Boccaccio e Chauser

 

Trionfo_della_morte,_già_a_palazzo_sclafani,_galleria_regionale_di_Palazzo_Abbatellis,_palermo_(1446)_,_affresco_staccatoL’ epidemia fa male all’economia, oltre che alla salute dei contagiati, la letteratura ci insegna come  comportarci. Quarantene e chiusure di locali ci riportano a  Manzoni e Boccaccio.

Riprendendo in mano i Promessi sposi  riscopriamo il significato  dell’epidemia nei capitoli XXXI e XXXII, i più inerenti la peste, e riscopriamo il grande significato della letteratura e quanto ci insegna.

È contenuta proprio in queste pagine una delle frasi più sentite,parole utili nelle emergenze di ogni epoca: «Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune».

Anche  il Boccaccio ci insegna molto. Il Decamerone è molto utile riprenderlo. Anche se difficile da leggere perchè scritto in  prosa  e del Trecento ci è utile per la mentalità, usi e costumi  che ci sono d’insegnamento: sette secoli passati, il Boccaccio della peste a  rileggerlo  ritroviamo l’Italia del Coronavirus,   molto simile .

«Non valendo alcun senno né umano provvedimento». Contro la peste nera del 1348 il povero Gonfaloniere di Giustizia del Comune di Firenze certamente si diede un gran da fare: come il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri , Poco o nulla risolse. «Purgata la città da oficiali sopra ciò ordinati, e vietato l’entrarvi dentro a ciascuno infermo». Come oggi a Codogno in Lombardia, anche a Firenze adottarono quarantene e posti di blocco. «A cura delle quali infermità né consiglio di medico, né virtù di medicina alcuna, pareva che valesse o facesse profitto».  Secoli sono passati e la medicina ha fatto passi enormi, tranne che nel campo di Virus e degli antivirali.

«E tutti quasi, ad un fine tiravano assai crudele: ciò era di schifare e di fuggire gl’infermi e le lor cose». Di fronte al pericolo del contagio siamo ancora più crudeli e ignoranti di allora. In certi posti  e i certi ambiti culturali come ad esempio in Francia vengono ironicamente schifate categorie di cittadini e nazioni  basta che siano Italiani o che provengano dal Nord.

decamerone la peste

«Altri affermavano il bere assai e il godere, e l’andar cantando attorno e sollazzando, e il sodisfare d’ogni cosa allo appetito che si potesse, e di ciò che avveniva ridersi e beffarsi, esser medicina certissima a tanto male». «Andavano attorno, portando nelle mani chi fiori, chi erbe odorifere, e chi diverse maniere di spezierie, quella al naso ponendosi spesso». Oggi invece ci sono le mascherine: peccato che quelle chirurgiche di garza azzurrina, le più comuni, siano efficaci contro i batteri e il coronavirus sia per l’appunto un virus.

Al tempo del Boccaccio erano più poetici . «Assai e uomini e donne abbandonarono la propria città, le proprie case, i lor luoghi e i lor parenti e le lor cose, e cercarono l’altrui o almeno il lor contado». Nei giorni scorsi è stato rilevato un fenomeno curioso, il frettoloso ritorno degli studenti americani in America e dalle università del nord al Sud, a cercare «il lor contado», di tanti giovani iscritti alle università  come se il morbo fosse un’esclusiva padana o italiana e i confini dell’antico Regno delle Due Sicilie  delimitate dal  fiume Tronto,  fossero invalicabili ai microrganismi e addirittura non fossero affatto in America.

«Né altra cosa alcuna ci udiamo, se non: I cotali sono morti, e gli altrettali sono per morire». Oggi è uguale,  su qualunque schermo i media dicono e riportano il numero dei morti e dei contagiati. Un bollettino di guerra. «Vogliamo e comandiamo che niuna novella, altro che lieta, ci rechi di fuori». Anche noi d’ora in poi vogliamo sentire soltanto buone notizie .

“The Canterbury Tales”

Il Decameron

Quali sono le differenze principali tra Canterbury Tales  di Chaucer e il e Decameron di Boccaccio?

Cantebury Tales VS Decamerom 

Geoffrey Chaucer and Giovanni Boccaccio

Boccaccio e Chaucer approfondimento