Corsi Interpretariato e traduzione forense

Unitalia propone corsi  di formazione per aggiornamento professionale  rivolto a coloro che desiderino intraprendere la carriera di interpreti e traduttori forensi per i tribunali.

Per potersi  iscrivere alla nostra Associazione Unitalia bisogna superare un esame che possa  verificare  il livello di conoscenza delle lingue e dell’interpretariato e/o traduzione nei settori di riferimento e dimostrare delle esperienze lavorative nel campo oltre che possedere una laurea in  Mediazione Linguistica di provenienza delle SSML riconosciute dal MIUR ed aderenti ad AUPIU  in traduzione e/o interpretazione, o titoli equivalenti da presentare al momento dell’iscrizione all’associazione .

Oggi finalmente le SSML hanno la loro laurea Magistrale in interpretariato e  traduzione la LM/94.

Gazzetta Ufficiale.

Laurea Magistrale LM94 delle SSML

Sicuramente avremo profili professionali di alto livello.

Per maggiori informazioni inviare una mail a :

bisirri@ssit.it

oppure compila il modulo di contatto e verrai contattato quanto prima.

Perché aggiornarsi con UNITALIA :

Il divario esistente tra substrato normativo e applicazione della legge in materia di assistenza linguistica in ambito penale può essere colmato attraverso interventi correttivi a livello normativo e adeguate misure in materia di formazione e di abilitazione di interpreti e traduttori. Solo professionisti  debitamente formati e ufficialmente abilitati, accanto a una maggior consapevolezza degli operatori del diritto di ciò che significa interpretare e tradurre, possono garantire un’assistenza linguistica qualitativamente appropriata.

Con la crescente mobilità delle persone e il costante incremento dei flussi migratori, infatti, le istituzioni devono sempre più comunicare con persone che parlano lingue non solo diverse ma, nella maggior parte dei casi, rare nel contesto multilinguistico e multiculturale europeo. Il settore giuridico-giudiziario non è estraneo a queste nuove esigenze. Dall’insieme del volume emerge con chiarezza che rispondere alle necessità di comunicazione interlinguistica in ambito giuridico-giudiziario significa garantire i diritti del cittadino e incrementare il grado di democrazia delle nostre società.

 

Traduttori ed interpreti pagati sistematicamente in ritardo e molto poco senza tenere conto di una effettiva preparazione non solo linguistica ma anche giuridica ha portato a diversi interventi in ambito legislativo.  Per porre fine a questi e altri problemi fu emanata  la Direttiva 2010/64/UE  nell’ottobre del 2010. Questa prevede che gli Stati membri creino registri di interpreti e traduttori debitamente qualificati per i tribunali, che possano assistere, in ogni paese dell’Unione Europea, gli imputati che non parlano la lingua di quel paese.

In Italia ha portato allo Schema di decreto legislativo recante: “Attuazione della direttiva 2010/64/UE sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali”

l’articolo 2 prevede come necessario l’inserimento negli albi dei periti istituiti presso ogni tribunale, ai sensi dell’art. 67 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, della figura professionale degli interpreti e dei traduttori, recependo la disposizione contenuta nell’art. 5, paragrafo 2, della citata direttiva che, infatti, sottolinea la necessità di istituire albi o registri allo scopo di assicurare un servizio indipendente e qualificato. A tal fine, viene previsto che il comitato di cui all’art.68 disp. att. c.p.p., competente a decidere sulle richieste di iscrizione e di cancellazione dall’albo dei periti, quando è chiamato a provvedere per la categoria degli interpreti e dei traduttori, sia integrato da rappresentanti di associazioni raSul punto, si evidenzia come nel nostro ordinamento sia già riconosciuto rilievo alle associazioni professionali che, in base a determinate caratteristiche normativamente definite, sono ritenute rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentate in ordine o collegi.

A titolo esemplificativo, ai sensi dell’art. 26 del decreto legislativo n. 206 del 2007 (che ha recepito la direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali), presso il Ministero della giustizia è istituito un elenco nel quale sono annotate quelle associazioni considerate rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentate, in base al riconoscimento del possesso di determinati requisiti. Agli enti associativi di categoria inseriti in detto elenco è attribuito un ruolo consultivo in sede di elaborazioni di proposte in materia di piattaforme comuni, quando la materia interessa attività professionali non regolamentaste in Italia. Inoltre, in attuazione della legge del 14 gennaio 2013, n. 4, recante disposizioni in materia di professioni non organizzate, è istituito presso il Ministero dello sviluppo economico l’elenco delle associazioni professionali delle attività non regolamentate, che dichiarano, con assunzione di responsabilità dei rispettivi rappresentanti legali, di essere in possesso dei requisiti e di rispettare le prescrizioni previsti dalla legge (v. art. 2, comma 7 della legge n. 4 del 2013). L’art. 2, inoltre, precisa che tali associazioni professionali di natura privatistica sono costituite con il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole della concorrenza (art. 3 legge n. 4 del 2013)rappresentative a livello nazionale di tale professione, attualmente non organizzata in ordini o collegi.”