Traduzioni UE Maxi appalto: vince un consorzio guidato da Translated

Un Consorzio  di imprese romane specializzate in traduzioni con l’aiuto dall’intelligenza artificiale potrà vantare, a breve, la firma di un contratto con il parlamento europeo che  permetterà di tradurre automaticamente i dibattiti parlamentari in tempo reale.

Il sistema ha il pregio di utilizzare la tecnologia con le correzioni dei traduttori “umani”.

Il Consorzio è guidato dalla società Translated, romana 100% ma famosa in tutto il mondo. Ha creduto e aperto la strada all’uso dell’intelligenza artificiale per aiutare i traduttori professionisti.

Gli altri meritevoli componenti del consorzio sono PerVoice, leader mondiale nelle tecnologie ASR (Automatic Speech Recognition), controllata da Almawave società del gruppo romano Almaviva e la Fondazione Bruno Kesler,tra i più importanti centri di ricerca al mondo in Machine Translation (MT) e ASR.

La loro forza è una sofisticata combinazione di creatività umana e intelligenza artificiale, che  permette di realizzare traduzioni di qualità in tempi brevi.

Translated, la società fondatrice del Pi Campus, è stata selezionata dal Parlamento europeo per la trascrizione automatica e la traduzione in tempo reale dei dibattiti parlamentari multilingue, che coprono le 24 lingue ufficiali utilizzate dall’istituzione. Lo scopo principale è quello di facilitare la comunicazione tra gli stati  membri, rendere i dibattiti accessibili a tutti i cittadini dell’UE e fornire alle persone non udenti e ipoudenti, che attualmente non hanno accesso diretto ai dibattiti, uno strumento per seguire le discussioni.

Come funziona? Durante i dibattiti, l’audio dei membri verrà trascritto e tradotto in tempo reale e distribuito attraverso applicazioni web e mobile completamente localizzate e API live streaming per sviluppatori di terze parti.Un team di traduttori professionisti fornirà un feedback sulla traduzione che le macchine prenderanno in considerazione in meno di 1 secondo. Il sistema non si limita  alle traduzioni di  frasi, ma si adatta al contesto per migliorare la traduzione.

Entro i prossimi 12 mesi il consorzio italiano rilascerà un prototipo che sarà testato dal Parlamento Europeo insieme ad altre due soluzioni come da regolamento del bando di gara. Lo strumento più performante sarà confermato come quello ufficiale per i prossimi 2 anni.

Il nuovo prodotto non è una semplice concatenazione di ASR e MT, ma un nuovo sistema completamente integrato in cui gli algoritmi di MT sono tolleranti nei confronti degli errori ASR, evitando così di propagare imperfezioni. Questo approccio non solo aiuterà a fornire traduzioni molto più contestualizzate, ma rappresenterà anche un’opportunità per migliorare la qualità  durante la sessione plenaria. il tutto sarà sarà possibile grazie all’interazione di traduttori professionisti “umani” .

“Per questo progetto, stiamo mettendo insieme 10 anni di ricerca nel campo della traduzione automatica e del riconoscimento del parlato che permette al nostro sistema di ottenere grandi risultati in termini di prestazioni e qualità della traduzione”, afferma Simone Perone, VP del Product Management di Translated. Alcuni dei nuovi modelli di IA che verranno utilizzati sono già stati messi all’opera con successo in prodotti come ModernMT (una MT che migliora dalle correzioni e si adatta al contesto, denominata Gartner Cool Vendor nel 2019),Matecat(uno strumento di traduzione assistita che rende facile il post-editing), e Matesub (il primo strumento di sottotitolazione che offre suggerimenti durante la trascrizione, ora in beta e il cui rilascio è previsto per settembre 2020).

Prevista da decenni, la tecnologia di traduzione vocale è ora sufficientemente sviluppata da poter essere utilizzata. Non solo è in tempo reale, robusta e indipendente dalla lingua, ma supporta anche tutte le lingue dell’UE, tutti i parlanti, tutti i domini e il parlato sia spontaneo che formale. “Siamo orgogliosi di essere stati selezionati dal Parlamento Europeo e grati per l’opportunità di portare avanti la nostra missione: aprire la lingua a tutti – dice Marco Trombetti, co-fondatore e CEO di Translated – Tutti gli strumenti sviluppati da Translated nel corso degli anni si sono basati sulla convinzione che la creatività umana è preziosa e che il software deve essere progettato per sbloccarla. Vogliamo fare un passo avanti in questa direzione, permettendo ai traduttori professionisti di aggiungere alla trascrizione e alla traduzione di un discorso quelle sfumature che solo un orecchio umano può cogliere”

Fonti:

il Messaggero ,martedi 4 agosto 2020

PiCampus

 

 

 

 

Laurea in mediazione linguistica L-12 on line – Interpreti Traduttori Adattatori- Studenti Lavoratori UNITALIA

La Mediazione Linguistica nelle SSML già SSIT Scuole Superiori per Interpreti e Traduttori

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Il corso di Laurea in Mediazione Linguistica in modalità blended on line è  rivolto a coloro  che  lavorano oppure  disoccupati con un lavoro precario oppure che hanno perso il proprio lavoro e intendono riqualificarsi e desiderano intraprendere attività professionali nel campo della mediazione linguistica , dei rapporti internazionali (sia a livello interpersonale che di impresa), nella ricerca documentale, nella redazione in lingua di testi quali rapporti, verbali, corrispondenza comunicazione e marketing  e di ogni altra attività di assistenza di alto livello alle imprese e negli ambiti istituzionali.

Il Corso di Laurea in Mediazione Linguistica & UNITALIA (associazione  delle professioni della mediazione linguistica-interpreti -traduttori-adattatori servizi degli audiovisivi)

  • Corso di Laurea : Scuola superiore per mediatori linguistici (SSML)
  • Durata : Laurea Triennale
  • Codice : L-12

UNITALIA si occupa di orientamento alle professioni  ed ha selezionato per gli studenti  la SSML “San Domenico” . Tutti coloro che si iscriveranno potranno trovare un’offerta didattica adeguata alle esigenze specifiche del territorio. Propone una formazione in Mediazione Linguistica per il Management e Sviluppo del Territorio  nell’intento di offrire validi sbocchi occupazionali specialmente oggi dopo un periodo di grande crisi economica.

OBIETTIVI

Gli obiettivi del Corso Triennale in Scienze della Mediazione Linguistica (Classe L-12) sono quelli di fornire agli studenti:

1)      una solida formazione culturale e linguistica con le relative tecniche di utilizzo della (traduzione attiva, passiva, ecc.);

2)      un’adeguata preparazione in campo socioeconomico e giuridico (fornite dagli “insegnamenti affini”);

3)      gli strumenti di comunicazione e gestione dell’informazione;

4)      adeguate conoscenze e competenze attività professionali da svolgere presso istituzioni pubbliche e mondo delle imprese.

Il percorso di formazione prevede oltre allo studio della lingue , dell’interpretariato e della traduzione , la frequenza di laboratori di lingua inglese e di altre due lingue straniere a scelta con esercitazioni pratiche.

Particolare attenzione viene rivolta anche alle culture dei paesi nei quali vengono parlate le lingue oggetto di approfondimento. Gli studenti sono inoltre chiamati a sviluppare specifiche competenze linguistico-tecniche, tanto orali quanto scritte, proprie delle professionalità dell’area della mediazione linguistica.

Il corso di studio ha durata triennale e corrisponde a 180 crediti formativi universitari (CFU).

LE LINGUE

Le lingue come strumento di lavoro, con approccio sia tecnico che pratico. Le nostre combinazioni linguistiche sono:

  • lingua A : inglese (comune a tutti);
  • lingua B : a scelta tra francese, spagnolo;
  • lingua C : a scelta tra russo, arabo, cinese e giapponese.

In mancanza di certificazione B1 verranno attivati corsi ad hoc per principianti.

Durante i tre anni di studio, gli insegnamenti caratterizzanti (lingua, fonetica morfologia, sintassi, linguistica, mediazione linguistica orale e scritta, traduzione,adattamento dell’audiovisivo ,linguaggi settoriali e interpretariato) si sviluppano secondo un percorso crescente di complessità e specializzazioni.

Mediazione linguistica

INDIRIZZI

La SSML “San Domenico” in collaborazione con UNITALIA, per venire incontro alle esigenze del territorio,  propone  indirizzi specifici per gli studenti in base al territorio di appartenenza e alle peculiarità  delle imprese  che hanno particolari esigenze comunicative sia all’interno del territorio che a livello internazionale.Di seguito alcuni esempi:

1)      Turismo e sviluppo locale

Il territorio  vede la presenza di molti fattori di attrattività turistica (oltre alle risorse naturali, le aree protette, le aree archeologiche, i musei, i tesori d’arte nelle chiese, il turismo religioso, l’enogastronomia , le usanze e le tradizioni locali ecc.). L’indirizzo propone un piano di studi volto a superare le criticità del settore in particolare per fornire un’adeguata formazione, guardando anche alle potenzialità nella riorganizzazione dell’offerta e allo sviluppo delle imprese turistiche, culturali e in modo particolare alla Green Economy , al Turismo enogastronomico e al Turismo religioso.

2)      Agroalimentare e sostenibilità ambientale

La presenza di prodotti tipici locali e lo sviluppo di nuove attività agricole e agrituristiche rappresenta un potenziale volano di sviluppo del territorio e dell’internazionalizzazione delle imprese. Questo indirizzo di studio intende fornire gli strumenti per la crescita del settore, per dotare le imprese di adeguati servizi e per sollecitare le opportunità legate all’uso delle certificazioni nonché per approfondire la normativa sulla  tracciabilità e origine dei prodotti agricoli e alimentari. Filo conduttore dei corsi è innanzitutto la sostenibilità, che costituisce uno degli obiettivi fondamentali delle politiche comunitarie in materia di tutela ambientale.

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3)  In ambito  Criminologico, della mediazione linguistica Forense

L’indirizzo propone l’approfondimento degli aspetti teorici di base per comprendere i comportamenti antisociali nelle sue dimensioni antropologiche, psicologiche, sociologiche e giuridiche e Linguistiche. Saranno forniti gli strumenti per lo studio della criminologia, della analisi linguistica forense sia nell’approccio storico-scientifico sia nell’approccio investigativo al fine di formare operatori che possono essere utilizzati dagli studi professionali e dagli organi giudiziari a livello nazionale, comunitario e internazionale.

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4) Marketing e comunicazione per l’impresa

Indirizzo principale  è il management e marketing  dell’imprese soprattutto in ambito  etico  e si vuole enfatizzare la responsabilità sociale (social accountability) nell’attività d’impresa, quindi valorizzare gli aspetti immateriali dell’immagine aziendale, correlati ai comportamenti non direttamente produttivi e non strettamente connessi all’esigenza di funzionalità e redditività, ricchezza e profitto. La Comunicazione e il marketing etico punta ad una piena legittimazione dell’Azienda attivando un percorso di riqualificazione della sua attività rivisitando i processi che influenzano lo sviluppo della Società, uno sviluppo equo, responsabile, compatibile, sostenibile, solidale, partecipato e a misura d’uomo (Sustainomics). Il marketing etico stimola un processo di riflessione critica sui comportamenti dell’Azienda e la coinvolge nell’impegno a sviluppare, mantenere e rafforzare politiche esterne e procedure interne corrette (norme sul lavoro, la sicurezza, la salute e l’ambiente); la rende attenta al rispetto dei diritti dei consumatori, non la lascia indifferente alle aree di disagio, la interessa nelle attività e nei beni culturali.

Mediazione linguistica laurea L-12

Tutti gli indirizzi avranno all’interno la formazione alla traduzione e all’interpretariato nelle sue vaie forme, trattativa, consecutiva  e simultanea. La traduzione sarà oggetto di studio e di pratica con dei laboratori  sin dal primo anno di studio.

SBOCCHI OCCUPAZIONALI

Il corso ha un’impostazione che favorisce il naturale sbocco nelle professioni affiniGli sbocchi occupazionali per il diplomato in Mediazione linguistica hanno dimensione prevalentemente internazionale, commerciale e gestionale; più in generale, in tutte quelle funzioni che richiedano di saper interpretare e gestire in termini innovativi e propositivi le diverse situazioni legate al fenomeno turistico, sociale, interculturale di integrazione e agli scambi internazionali.

Le lingue rappresentano pertanto il bagaglio fondamentale che verrà messo a disposizione per tali attività.

Il diplomato in Mediazione Linguistica (Classe L-12), oltre a capacità di tipo gestionale delle attività imprenditoriali, possiede le competenze di tipo linguistico, umanistico, geografico, economico e informatico delle nuove tecnologie per l’occupazione attualmente richieste non solo  dall’industria del turismo ma anche nelle imprese import ed export e negli enti locali per la promozione e la difesa del territorio.

Il Corso triennale aprirà un tavolo permanente con le principali Istituzioni pubbliche, Imprese private e associazioni dei diversi settori oggetto di studio al fine di adeguare gli obiettivi formativi specifici del corso di studio alle competenze richieste dal contesto istituzionale e produttivo locale e regionale.

CHIAMA Subito e Iscriviti

infocorsi@ssmlsandomenico.it

 

 

Laurea L-12 e UNITALIA

L’Associazione UNITALIA promuove l’occupazione e la formazione continua per le professioni e l’occupazione.
Molti associati ci incoraggiano a promuovere forme di aggiornamento e riqualificazione di interpreti, traduttori, adattatori per l’audiovisivo e per questo abbiamo cercato forme consociate di collaborazione con università, SSML e imprese per l’inserimento in tirocinio e stage dei nostri  aderenti.
Ecco come ottenere il massimo dalla tua esperienza accademica con il Corso di Laurea triennale in Scienze della mediazione Linguistica (classe L-12).
UNITALIA  ti accompagna nel percorso verso la tua laurea professionale fino all’ingresso  nel mondo del lavoro attraverso servizi specifici e personalizzati che rispondono a tutte le tue esigenze, anche quelle che non pensavi di avere.
Quattro azioni per il tuo  obiettivo: il  successo

  1. Orientamento
    Indeciso sul corso di laurea? Deluso dalla tua università? Incerto sul futuro dei tuoi studi? UNITALIA ti orienta in modo strategico nella scelta dell’indirizzo più affine ai tuoi obiettivi senza perdere di vista le reali prospettive di lavoro.
  2. Innovazione
    UNITALIA propone  il tuo corso di laurea in modalità blended online e tradizionale , con particolare attenzione agli indirizzi di studio più innovativi, completi di laboratori e attività pratiche, progettati per formare le figure professionali del futuro.
  3. Preparazione
    UNITALIA mette a tua disposizione un tutor personale che ti affianca nella preparazione degli esami e ti aiuta a perfezionare il tuo metodo di studio potenziando le capacità di apprendimento, concentrazione, memorizzazione, gestione del tempo e dello stress.
  4. Placement
    Per completare sul campo la tua formazione e agevolare il tuo ingresso nel mondo del lavoro, UNITALIA ti offre importanti opportunità di stage e contatti con aziende in cerca di personale specializzato.

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Corso Triennale in Mediazione  Linguistica studenti lavoratori

 Maggiori Informazioni

 

 

Diventare Vlogger per lavorare on line

Forse si è già sentito parlare di vlog e vlogger?

 Si Vuole diventare  vlogger ma non si ha idea di come iniziare il proprio vlog?

Si desidera diventare vlogger e non si sa come si fa,  proviamo allora a dare qualche indicazione.

Il vlogging, o videoregistrazione, è un fenomeno che è davvero decollato negli ultimi 5 anni.  E’ semplicemente una tendenza del video blogging, al contrario dei post scritti sul blog.

Il vlogging può basarsi su uno o più argomenti, il che lo rende un mezzo ideale  per proporsi  sia se usato  individualmente che  utilizzato dalle aziende. Basta scegliere la propria nicchia e iniziare a registrare. Tuttavia, realizzare video interessanti che attraggono il pubblico può essere abbastanza difficile…  tuttavia bisogna non scoraggiarsi! Ci sono molti vantaggi del vlogging, e qualunque siano gli obiettivi aziendali o personali, il vlogging può essere un modo efficace per aiutare a raggiungerli.

Fase 1: Preparazione

Il primo passo  è prendere ispirazione dai vlogger preferiti che hanno maggiori visualizzazioni. Guardare alcuni dei loro vlog più volte e analizzate i dettagli.

Scrivere le cose che  piacciono e che non  piacciono dei video di ogni vlogger in modo da sapere cosa fare (o evitare) nei propri vlog.

Prendere ispirazione  e creare il proprio stile di vlogging personale.

 

Passo 2: Creare un canale YouTube

Se non si ha ancora un canale Youtube bisogna  crearne uno. È completamente gratuito e richiede solo pochi minuti.

Per iniziare a creare il proprio canale YouTube e iniziare il proprio  vlogging  andare su: https://www.youtube.com/create_channel.

Fase 3:  Mezzi giusti o quasi

Avere  l’attrezzatura giusta aiuterà a realizzare video di alta qualità.

Non è necessario spendere migliaia di euro,certo  avere una buona macchina fotografica è un consiglio per quando  si diventerà esperti. L’ideale  sarebbe  avere  una macchina fotografica con uno schermo ” flip screen.

In seguito si può anche considerare l’acquisto di un microfono, di un treppiede o di altre attrezzature come l’illuminazione. La maggior parte inizia senza  e fanno anche buoni video.

 

 

Fase 4: Preparare il proprio video

 

Ora che si e pronti a registrare il proprio (primo) vlog si deve pensare a cosa si vuole fare nei  vlog in modo più dettagliato.

Cosa fare nei  vlog e cosa dire ?

Se  si trova difficile trovare idee per i  video,guardare gli altri vlogger e ispirassi ai loro vlog.

Una volta che si è scelto  un argomento per il  video, bisogna fare i preparativi per il video,  preparare  uno script o sceneggiatura di quello che si dirà.

Fare attenzione a non leggere direttamente dallo script. Se si legge direttamente quello che si è scritto i  vlog risulteranno monotoni e noiosi.

È meglio scrivere alcuni argomenti di cui si vuole parlare come se fosse un discorso orale: utile anche aiutarsi con alcune parole chiave importanti.

 

Fase 5: filmare un Vlog

Una volta che si ha una buona idea di come si  vuole che sia il  vlog, è il momento di iniziare a registrare.

Alcuni consigli per registrare il  primo vlog

Iniziare a registrare e dire tutto quello che abbiamo ideato. Essere spontanei è una buona cosa per il vlogging.

Buona illuminazione e qualità audio: Assicurasi di parlare chiaramente e non lasciate lunghi silenzi nel  vlog. Provare a registrare il video alla luce del giorno o con luci interne per una migliore qualità dell’immagini.

Interagire con il  pubblico: il vlogging è ottimo perché si può scegliere  di essere personale.

Rendere il  vlog interessante

C’è chi vi segue , quindi è molto importante che i  vlog siano interessanti.

Cosa rende un vlog interessante è difficile dirlo ma solo alcune indicazioni:

– bisogna essere originali

Assicurarsi sempre di essere energici/entusiasti nei propri vlog, sorridere molto e raccontare cose interessanti. Se appariamo annoiati o tristi, sicuramente non piacerà guardare i nostri vlog.

bisogna essere se stessi

 

Passo 6: Modifica il tuo vlog

 

Quando abbiamo fatto diverse riprese da poter fare un vlog, è il momento di modificare il  filmato grezzo in un video finito pronto   per essere caricato su YouTube.

Ci sono diversi programmi di video editing disponibili per Windows, Mac, iOS e Android. La maggior parte dei computer Mac e Windows sono anche dotati di software di video editing  gratuito.

Utilizzare una guida al software di editing vlog per trovare il programma più adatto  (gratuito o a pagamento).

In generale, i  vlog dovrebbero durare almeno 3 minuti e non superare i 8 minuti.

(Nota: se vuoi caricare un video di durata superiore a 15 minuti su YouTube, dovrai verificare il tuo account con il tuo numero di telefono.)

Esportare il video finito

Una volta terminato l’editing del vlog, è il momento di esportare il video. L’esportazione di un video è il processo di rendering del progetto video in un file video finito che si può caricare su YouTube.

Fare riferimento alle impostazioni video consigliate da Youtube prima di esportare, in modo che il video abbia la giusta risoluzione e il giusto tipo di file da caricare.

 

Passo 7: Caricare il  Vlog su YouTube

Ora i  vlog sono registrati, modificati e pronti per essere caricati su YouTube, è il momento di mettere online il vlog!

Accedere al proprio canale YouTube e cliccare sull’icona di caricamento che si trova sulla destra della barra di ricerca o andare direttamente su youtube.com/upload.

Pulsante upload video

Quindi selezionare il file video esportato o trascinare il file video direttamente nella casella di caricamento.

Il  video inizierà  il caricamento e si potrà seguire i prossimi passi per completare l’elenco dei video. Il  video diventerà pubblico solo dopo che avrai premuto il pulsante “Pubblica”.

Scegliere il titolo del  video

 

Ora è possibile inserire un titolo che verrà utilizzato per il proprio annuncio su YouTube.

Il  titolo dovrebbe essere breve (meno di 50 caratteri), accattivante e relativo al  vlog.

Va bene fare in modo che il titolo attiri l’attenzione, ma non bisogna rendere il titolo fuorviante! Agli spettatori non piacerà e lascerà commenti negativi .

Se usate spesso titoli fuorvianti, YouTube potrebbe addirittura vietare il vostro account per violazione delle loro regole.

 

Scegliere o creare una miniatura video

 

È inoltre possibile scegliere o caricare una miniatura per il video. La  miniatura gioca un ruolo importante nella decisione  di cliccare sul  video in modo da renderlo visivamente accattivante!

La  miniatura dovrebbe incuriosire coloro che vogliono vedere i tuoi  vlog.

Si può scegliere un fotogramma fermo immagine dal  vlog dopo aver caricato il video su YouTube o creare una miniatura personalizzata.

Ricordarsi  che tutte le miniature devono seguire le linee guida di YouTube o YouTube disabiliterà la  capacità di caricare una miniatura personalizzata.

Scrivere la descrizione del  video

La parte finale del  video è la descrizione dei contenuti.

La descrizione del  video gioca un ruolo importante nel dire a YouTube di cosa tratta il  vlog in modo che possano classificarlo nel loro motore di ricerca.

Prova a scrivere una descrizione di 300-500 parole e includere alcune parole chiave (ma non bisogna esagerare). Questo aiuta YouTube a capire meglio il contenuto del vlog e a consigliarlo al pubblico giusto.

 

Passo 8: Promuovere i  video

Ora che il  vlog è stato caricato su YouTube hai finito il lavoro? Non ancora! Ogni minuto, oltre 300 ore di video vengono caricate su YouTube. Se si vuole ottenere delle visualizzazioni,  si dovrà promuovere i vlog per farsi notare.

Condividere il  vlog sui social media

Il modo più semplice per promuovere il  nuovo vlog è quello di promuoverlo sui vostri social media. Condividete il link sul vostro Facebook, Twitter, Instagram o qualsiasi altro sito web di social media che utilizzate.

Costruire un pubblico

Bisogna provate a costruire un pubblico che guardi regolarmente i  video e lasci un like e/o commenti.  Aiuta a costruire la propria reputazione su YouTube in modo che i  vlog siano classificati più in alto e appaiano nella sezione “video consigliati” degli utenti di YouTube.

Collaborare con altri vlogger

Si può anche collaborare con altri vlogger per promuoversi reciprocamente, ma  funziona solo dopo aver avuto il proprio seguito.

Ci sono molti altri modi per promuovere il proprio canale YouTube e i vlog:  scoprire  quanti modi ci sono per ottenere più viste e abbonarsi su Youtube.

 

Fase 9: Continuare !

Il  vlog probabilmente non avrà migliaia di visualizzazioni all’inizio, ma non lasciare che questo vi fermi. Impostare un programma per quanto spesso volete caricare nuovi vlog e attenetesi a quel programma, a prescindere da quale sia il proprio obiettivo.

Continuare a lavorare in rete con altri , blogger e persone sui social media e magari fare qualche collaborazione con altri. In questo modo il proprio canale youtube crescerà molto più velocemente.

Non  bisogna arrendersi! Ogni vlogger che  ha milioni di iscritti è partito da zero !

Continuare a migliorare il vlogging e l’editing, continuando a caricare e a promuovere. Non sai  quando potrebbe arrivare la tua grande occasione.

 

Passo 10: Monetizzare

Una volta che  gli abbonati crescono e si comincia ad avere più visualizzazioni è il momento di fare un po’ di soldi con i  vlog.

E’ il  momento di candidarsi al programma di partnership di Youtube in modo da poter iniziare a guadagnare con gli annunci mostrati prima o durante i propri video.

Per diventare partner devi soddisfare due requisiti:

  1.  Avere più di 4.000 ore di pubblico negli ultimi 12 mesi.
  2.  Avere più di 1.000 abbonati.

Attenzione: YouTube non  permette di monetizzare i video con materiale protetto da copyright, quindi non includere canzoni di cui non possiedi i diritti.

Buona fortuna!

Come iniziare un blog per comunicare e diventare un blogger professionista

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Cominciamo col dire che si inizia con difficoltà aprendo un Sito/blog gratuito,ma poi arriva il piacere, la gioia di poter comunicare potendo e volendo con il mondo, pubblicizzando la propria attività . Ma possiamo scrivere di tutto?

Dipende ?

Se voglio promuovere la mia professione allora mi devo concentrare su quello che so fare e che voglio vendere , proporre per ottenere incarichi e lavoro. Chi è il mio possibile pubblico , chi sono i miei acquirenti ?

Solo un piccolo esempio:

Sono e voglio avere successo come interprete? Bene allora devo concentrarmi su questa professione.Un piccolo esempio:

Chi sono

Scrivere un breve profilo di se stessi

Creare un canale YouTube dove postare i propri video e mettere i link al proprio blog

Ma  attenzione siete preparati a fare più di una professione quindi attenzione a non concentrarsi solo su quello che piace fare e non su quello  che è più richiesto  per non rischiare di  avere una vita mediocre.

Sappiamo che la vita del traduttore è più difficile di quella dell’interprete

quindi diversifichiamo e tanto più saremo capaci di guadagnare e vivere bene.

Ad  esempio conosciamo le lingue ed amiamo viaggiare e allora diventiamo travel blogger, in più siamo sempre mediatori linguistici, interpreti e traduttori e proponiamo le nostre professioni.

Si parla in questo caso di “travel blog”, il blog di viaggi. Il tema principale ma non solo è il viaggio, sul blog troviamo luoghi visitati  con foto consigli,condivide racconti, consigli, foto e video con tutti coloro che condividono la  stessa passione. Potrete anche diffondere la professione di traduttore come ad esempio tradurre siti web, guide di viaggio, fare video su località interessanti da visitare ,mettere i sottotitoli o doppiarli in inglese.

Non basta però aprire il proprio blog di viaggi o promuovere la propria attività su una piattaforma gratuita e iniziare a scrivere. Bisogna acquisire quelle competenze necessarie affinché il blog raggiunga più persone possibili e poi saperlo commercializzare.

Bisogna quindi conoscere quali plugin implementare, le tecniche SEO per arrivare nella prima pagina di Google, le regole di scrittura per il web, bisogna sapere analizzare i dati dei visitatori tramite Google Analytics e conoscere tutti i segreti dei social network affinché attorno al blog si crei una community di viaggiatori interessati agli argomenti trattati dal travel blogger.

I Social network

Tra i social network a cui dedicare maggiore attenzione oltre a Facebook    puntiamo su Instagram,  il social perfetto per diventare un  blogger di successo.

È proprio la foto di un luogo che ci ispira a intraprendere un viaggio o un abito che indossiamo o che viene indossato che stimola anche solo la curiosità nel saperne di più  su quel luogo e quel marchio.

Non bisogna essere dei fotografi professionisti per avere successo su Instagram. Ovviamente bisogna avere delle conoscenze di base, essere creativi e saper scegliere il momento giusto che valorizzi il proprio scatto.

Un travel blogger, come del resto il blogger di qualsiasi altro settore, ha diverse strade per perseguire un guadagno.

Vi sono varie possibilità di trasformare la  passione per i viaggi o quello per la moda , per la cucina o tante altre passioni in un lavoro. La prima è quella che riguarda le inserzioni pubblicitarie sul proprio blog. Sto parlando dei banner, le immagini o strisce posizionate in varie parti del sito web che contengono un chiaro ed esplicito messaggio pubblicitario.

Chi punta a questo genere di guadagno deve avere come obiettivo principale quello dell’aumento del numero dei visitatori, lavorando molto sulla SEO (Search Engine Optimization), cioè sul posizionamento sui motori di ricerca.

Professione Blogger 

La prima regola è quella di scegliere un tema di interesse e che può fare la propria fortuna.
Pete Cashmore è lo scozzese che ,partito nel 2005 senza soldi, ha realizzato uno dei blog più potenti della rete. Mashable  con i suoi 560mila dollari al mese  , guadagnati grazie ai suoi banner pubblicitari è il secondo blog più redditizio del mondo. Mashable si occupa di notizie e scoop sul mondo della tecnologia e dei social media . 
Pete era  giovanissimo quando ha iniziato ,il suo blog ha oggi più di 40 milioni di pagine visualizzate al mese ed è uno dei  più influenti al mondo.
Proprio i Social Media  hanno un ruolo della massima importanza per rendere popolare un blog . Mashable ha 2,3 milioni di follower su Twitter e più di 500mila iscritti alla pagina di Facebook.
Mashable oggi è una grande azienda con più di 40 dipendenti in  sedi diverse. Pete Cashmore ha saputo investire nel suo futuro . Il segreto del suo successo è quello di aver fatto tanta promozione al suo blog: ha organizzato eventi, feste e conferenze.

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Da dove vengono gli introiti di un Blog

La maggior parte dai banner.Seguono altre forme di pubblicità: Cpm(costo per 1.000 visualizzazioni) e Cpc(costo per clic), la creazione di un’area riservata a pagamento e la vendita di prodotti e servizi.Ma il segreto sta nell’usare il blog come strumento a supporto di un’attività imprenditoriale .
Onibalusi Bamidele è nigeriano aveva  soli 17 anni quando ha iniziato e  guadagna più di 5mila dollari al mese con un blog rivolto ai neo imprenditori. Si è costruito un nome pubblicando centinaia di post su alcuni dei blog più influenti sul tema del fare soldi con internet. youngprepro vuole insegnare come creare un blog di successo concentrandosi sulla sua specialità: il guest blogging,ovvero farsi ospitare con interventi su blog autorevoli per  aumentare la reputazione e il traffico sul proprio blog. Ha studiato ed imparato il guest blogging in cui il blogger spiega che tipo di post apprezza e quali sono invece poco apprezzati al punto da non venir pubblicati. The ultimate guide to guest blogging  è stata scaricata da migliaia di utenti.

Il Segreto ?

Per diventare un blogger di successo ci vuole passione, competenza e tenacia.
La passione dà la sicurezza per non arrendersi. Le competenze ti guidano a fare le scelte giuste . La tenacia non ti fa smettere fino a quando non hai raggiunto i risultati.
Alcuni esempi di successo che hanno prodotto lavoro:
Rome driving tours
Your tour in taly

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 FASHION BLOGGER 

Sono pochi coloro che si occupano di fashion blogger , c’è poca concorrenza, quindi ne consegue che ci sono ancora molte possibilità di poter investire in questo settore. Per iniziare la carriera di fashion blogger prima di tutto è necessario creare un blog, attraverso WordPress.com o Blogspot.com. Molto importante sarà il nome che si darà al diario virtuale e soprattutto la grafica che dovrà essere accattivante, seducente, ma anche pulita e soprattutto personale.  L’ideale, per poter ottenere un notevole numero di followers, potrebbe essere quello di pubblicare un outfit al giorno, indicando il costo e la marca indossata. Si dovrà curare molto le fotografie che si pubblicheranno sul  blog: dovranno essere scatti curati, nitidi, grandi e luminosi.

Possedere anche notevoli conoscenze in ambito informatico, per rendere il proprio fashion blog attraente e ricercato. È necessario, quindi, conoscere i trucchi dei motori di ricerca (SEO) per fare in modo che il proprio blog compaia nelle prime pagine di ricerca su Google, quando si cerca un vestito o una borsa alla moda. È fondamentale usare le giuste parole chiave e pubblicizzarsi sui social network attraverso una pagina Facebook e un’utenza Twitter create appositamente. L’uso della lingua inglese, inoltre, aumenta la possibilità di portare più click al proprio portale.

Più visite vi saranno, più possibilità avrete di poter essere pagate da un’azienda per la pubblicità che sarete in grado di farle con i vostri post “alla moda”. Se i contatti aumenteranno di settimana in settimana, molto probabilmente inizieranno ad arrivare anche i primi buoni acquisto spediti da marchi intenzionati a raggiungere il pubblico del nuovo blog. Infatti, le migliori fashion blogger italiane ricevono inviti alle sfilate più prestigiose, vestiti in regalo e banner del valore di 3mila euro al mese. Tra le fashion blogger italiane che sono riuscite a trasformare la propria passione per la moda in un vero e proprio lavoro troviamo:

Chiara Ferragni,  è la fashion blogger più famosa d’Italia. Il suo theblondsalad.com ha 90mila contatti al giorno (il 65% all’estero). Nei primi sei mesi dalla nascita del blog ha avuto un fatturato di 50mila euro. I banner pubblicitari sul suo sito vengono venduti anche per 3mila euro al mese.

Virginia Varinelli, 27 anni, laurea alla Bocconi, è l’ideatrice di uglytruthofv.com, che ha 13mila contatti al giorno. Virginia dedica 4 ore al giorno al suo blog.

Nicoletta Reggio, 25 anni, ha creato scentofobsession.com. Il suo guadagno è di 800 euro al mese a cui si aggiungono i buoni acquisto che le vengono inviati in omaggio dai siti di shopping online. Il primo buono le è stato spedito da un sito svedese dopo 4 mesi dalla nascita del suo blog.BORSAENTRà

Ecco alcuni consigli utili per diventare delle affermate fashion blogger. Prima di tutto è necessario  imparare ad osservare il lavoro altrui, per scoprirne i trucchi e i segreti. In secondo luogo, cercare di prendere parte agli eventi di moda più importanti come ad esempio la fashion week di Milano. Nell’occasione si  cercherà di scattare più foto possibili e postatele sul  blog, in tal modo i lettori  vi seguiranno costantemente.  E’ consigliabile avere gusti nella norma, che rappresentino il modo di vestire della maggior parte delle ragazze.

Per diventare  affermati fashion blogger è necessario, inoltre possedere  importanti qualità: prima tutto bisogna essere competenti, sempre informati sulle nuove mode e sui nuovi trend, ma soprattutto cercando di scovare le nuove tendenze prima che diventino troppo popolari. Occorre poi proporre il proprio personale stile, senza però essere troppo fuori dalle tendenze della moda. In secondo luogo, bisogna essere puntuali, aggiornando spesso il proprio blog con novità importanti.  Altra qualità è quella di saper scrivere in modo semplice, fluido e frizzante, cercando di non dilungarsi troppo, ma allo stesso tempo, descrivendo in modo personale ed originale le ultime tendenze di moda.

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FOOD BLOGGER: LA BUONA CUCINA ITALIANA

 

Una delle professioni che ultimamente sta spopolando anche in Italia è quella del food blogger.

Per poter diventare un bravo food blogger è necessario prima di tutto aprire un proprio diario virtuale, nel quale inserire delle ricette originali oppure recensire quelle assaggiate in ristoranti e agriturismi  , oltre a suggerire il modo migliore per cucinare o per fare acquisti. E’ indispensabile inoltre, avere delle buone conoscenze nel settore  dell’informatica applicata e conoscenze  SEO. In secondo luogo, è necessario possedere una buona macchina fotografica ed una buona conoscenza dell’arte fotografica, al fine di realizzare abilmente foto ed immagini  che presentino il piatto in modo accattivante, così da far venire l’acquolina in bocca a chi sta cercando sul web una specialità da preparare in cucina.

E’ consigliabile inoltre, creare un proprio personale brand, una specie di marchio che vi contraddistingua e vi faccia emergere  rendendovi unici.  Indispensabile è cercare di aggiornare il proprio blog quotidianamente con ricette e recensioni, al fine di aumentare il proprio numero di followers. Tutti i lavori devono essere diffusi su Facebook e Istangram,Twitter o Pinterest, il social network che sembra fatto apposta per i food blogger: se una foto piace è condivisa in pochissimo tempo.  Bisogna anche creare un canale YouTube per avere un gran numero di visualizzazioni e far crescere  il proprio sito/blog.

Per diventare dei bravi food blogger non serve un determinato titolo di studio, è necessario solo possedere nozioni di cultura generale, saper scrivere, saper cucinare, ma soprattutto essere costanti nell’aggiornare il blog e nel rispondere ai propri lettori: i commenti sono molto importanti e interagire con i propri lettori è un’altra chiave del successo. Un consiglio: potete anche sottolineare le parole chiave all’interno del vostro articolo per rendere più semplice la ricerca ai vostri lettori oppure creare un pulsante di ricerca  per mezzo del quale i  lettori possono cercare una ricetta o altro. Potrete anche inserire un elenco di tutte le ricette scritte, raggruppandole in base alle caratteristiche comuni.

Questi di seguito sono alcuni dei blog italiani più seguiti:

Fatto in casa da Benedetta Food blogger italiana  Benedetta è la fortunata fondatrice del suo blog  ed è senza alcun dubbio la Food Blogger Italiana del momento.

Giallo Zafferano ideato da Sonia Peronaci, è il sito di cucina più famoso d’Italia. Ha 400 mila utenti unici e 1,3 milioni di pagine visitate ogni giorno.

Il Cavoletto di Bruxelles di Sigrid Verbert, è un must per gli appassionati di cibo. Il suo blog arriva a toccare oltre 10mila visite al giorno.

Sorelle in pentola è il blog che Chiara Maci, la food blogger italiana più apprezzata

 

L’importanza di una buona conoscenza delle lingue per chi desidera lavorare all’estero.

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Travel Blogger

Il fenomeno è crescente In un mercato, come quello italiano, dove la prima fonte di informazione turistica risulta essere la Rete (55%), il loro ruolo è sempre più importante.  Nel mondo anglosassone, i travel blogger utilizzano un approccio più commerciale.  Centinaia di blogger di viaggio provenienti da tutto il mondo, si sono incontrati  proprio in Italia, a Perugia, per il meeting annuale dell’associazione Travel Bloggers Unite (www.travelbloggersunite.com).  L’Umbria ha “vinto” su Valencia, l’altra candidata a ospitare l’appuntamento . Per tre giorni, sotto l’ala protettrice del fondatore del gruppo Oliver Gradwell, si sono confrontati su come fare business insieme, hanno frequentato workshop per realizzare video più accattivanti e hanno incontrato anche il guru della fotografia Steve McCurry. Poi sono partiti invitati dalla Regione Umbria alla scoperta delle sue bellezze, da Norcia a Spello e Assisi, per poi raccontare le loro esperienze nei loro diari in Rete. Anche la Toscana, l’Emilia Romagna e il Trentino hanno capito l’importanza della comunicazione turistica 4.0.  Un team di blogger selezionati ha partecipato al tour “Activity and wellness”, dal 21 al 24 giugno, negli hotel del benessere della Val di Sole e dintorni.

LA PIATTAFORMA e il SEO
La prima mossa da fare è scegliere la piattaforma di pubblicazione. Ne esistono diverse, ma le più utilizzate sono blogger di Google e WordPress: nella lista dei migliori blog di viaggio pubblicata su Wired.it, quest’ultima si conferma la piattaforma preferita dai travel blogger. Con WordPress si può creare un blog “preconfezionato” a costo zero o acquistare uno spazio da costruire come volete (per 18-25 $ all’anno).

Per inserire url, tag, titoli e descrizione Seo e parole chiave all’interno dell’articolo (tutto ciò che Google legge per dare i risultati di ricerca), la regola base da tenere a mente è:

Come cerco ciò di cui voglio scrivere su Google? Rispondendo bene a questa domanda, il gioco è fatto. Per sapere quali sono le parole più cercate sulla rete ci sono Google Trends e Google Adwords. Potete provarli: c’è da passare un po’ di tempo  nello scoprire  quello che  si vuole sapere da Google.

Scrivere Storie

Individuare l’argomento, non uscire dal tema, dare informazioni, non usare parole troppo ricercate, usare una sintassi facile con frasi brevi (come fa Mary Morris sul suo blog) e non essere prolissi. Tutto questo è  molto importante, ma potreste trovare persone più interessate alle vostre foto o ai vostri follower piuttosto che alla perfezione degli articoli. Può essere il luogo che avete visitato o foto che avete scattato.  Bisogna farsi riconoscere e sviluppare uno stile proprio. Infine,  scrivete anche in inglese avrete molto più visite !

Postate foto e video

 

Dopo aver scritto una storia,   postare sul blog foto e video. Se volete avere una visibilità  dovete pubblicare il meglio che avete. Una brutta foto è  peggio di un testo scritto male. Se usate app per modificarle (per lo smartphone o sul computer), come Snapseed o Photoshop, state attenti a non strafare, perché il risultato potrebbe essere una foto con colori troppo innaturali. Sarete vincenti se troverete foto con panorami mozzafiato. Se volete girare video perchè non seguire  la bogger newyorkese Kelley Ferro: nella sua rubrica A New York Minute recensisce i ristoranti della Grande Mela, mentre sul suo sito raccoglie video di viaggio da tutto il mondo.

Condividere

 

Condividere i contenuti pubblicati sul blog è indispensabile per aumentare la vostra visibilità.  Twitter ,Instagram e Facebook, l’importante è essere social La felicità è vera quando si condivide.

 Sapere cosa si scrive

Il  blog non è una testata giornalistica. Lo ha stabilito di recente la Corte di Cassazione, assolvendo per insussistenza del fatto il giornalista Carlo Ruta, autore di un blog che era stato condannato per il reato di stampa clandestina. Questo significa che non dovete preoccuparvi di registrare il vostro blog in un Tribunale, ma fate comunque attenzione a quello che scrivete perché in Italia la materia è ancora molto incerta. Se volete quindi evitare fastidi di ogni genere ,da mail di protesta all’ accusa di diffamazione, controllate sempre l’esattezza di quello che scrivete e non date mai per scontate informazioni trovate sul web, fate ricerche accurate  e ben documentate. Criticate una compagnia aerea o l’accoglienza di un albergo se volete, ma fornite valide motivazioni.

Calcolare la propria Influenza

Gli strumenti più immediati per calcolare coloro che visitano le vostre pagine sono il contatore visite (si installa su WordPress grazie a un plugin) e Google Analytics. Tra i vari strumenti che calcolano il vostro successo sui social network c’è Klout, che elabora alcuni dati presenti sulle vostre pagine social e vi restituisce uno score compreso tra 0 e 100. Da 60 punti in su potete considerarvi già abbastanza influenti. Ovviamente, potete farvi un’idea dell’influenza di un blogger anche soltanto dal numero di “mi piace” su Facebook e dal numero di follower su Twitter.

Creare Lavoro

Per avere informazioni su quello che succede nel mondo del turismo, per ricevere comunicati stampa, inviti ad inaugurazioni di hotel o a viaggi stampa o a convegni di blogger, dovete farvi conoscere, primi fra tutti ad enti del turismo e agenzie di comunicazione specializzate in viaggi (Martinengo, Goup, Adam, Open Mind). Più siete convincenti e più ampio è il vostro bacino di follower, tanto maggiori saranno le possibilità che qualcuno vi chiami. Mandate mail, usate il telefono, costruite un’agenda di contatti.

Guadagnare con il blog

Se create un blog con l’idea di guadagnare  con la pubblicità vi sbagliate. Sono pochi i  blogger che ci riescono e quasi tutti lavorano per il mercato anglosassone, dove la possibilità che una società si accorga di un blogger e lo sponsorizzi è molto più alta che in Italia. È quello che è successo a Kash Bhattacharya, che ha creato Budget Travel un blog, focalizzato sulle mete cheap and chic, in particolare gli ostelli di lusso. Volano anche più alto Johnny Jet , che valuta spa e alberghi da New York a Bali  e Melvin Boecher, che con il suo Traveldudes è  uno dei più seguiti blogger di viaggio al mondo.

PIÙ VISITATORI AVRAI E PIÙ ALTI SARANNO I GUADAGNI

Un’altra forma di guadagno è quella che riguarda le affiliazioni, ovvero degli accordi con società varie che pagano una percentuale in base al venduto. Mi viene in mente ad esempio Amazon: affiliandosi con questo colosso della distribuzione si percepisce una percentuale in base alla vendita di determinati prodotti che possono essere guide di viaggio, libri, valigie  o qualsiasi altro prodotto giri intorno a questo mondo.

MEGLIO PERDERE GUADAGNI CHE LA REPUTAZIONE, COSA CHE VALE SEMPRE SPECIE PER UN  BLOGGER

Ci sono poi altre modalità di guadagno anche molto diverse tra loro. Una di queste è quella di “rivendere” le proprie competenze e conoscenze ad altri portali   scrivendo articoli per loro. Chi è abile nella produzione di video può rivenderli a vari committenti e chi sa scattare belle fotografie può rivederle a siti o a testate giornalistiche.

Se siete creativi  e sapete scrivere, si può guadagnare scrivendo eBook e poi rivenderli tramite il proprio blog di viaggi, si possono realizzare e vendere gadget, si può fare formazione in base alle competenze informatiche acquisite  e si può partecipare anche a campagne di comunicazione. Ma non solo… si può fare molto di più …

Buon Lavoro

Letteratura e Coronavirus : teorie complottistiche o esperimenti sfuggiti di mano?

Ormai non si fa che parlare del Coronavirus, della sua virulenza, qualcuno azzarda un complotto, e poi ci sono opere letterarie e programmi tv che anni prima sembrerebbero aver previsto quanto sta accadendo attualmente.

Esistono numerose ipotesi, teorizzazioni e congetture indimostrate e più o meno fantasiose,  sostenute da piccoli gruppi complottistici spesso in conflitto interpretativo . Quella del New World Order farebbe parte di una teoria del complotto molto vasta ed articolata che si fonda su una possibile  collusione fra il commercio e la politica, l’economia, un ipotetico “governo segreto”, insabbiamenti, fino ad arrivare  a teorie estreme e molto  spesso ritenute fantascientifiche come quelle di David Icke.

Altro caposaldo delle teorie di Icke è l’idea che il mondo sia sotto il controllo di un governo segreto.

Nel 1996, nel suo libro … and the truth will set you free (e la verità vi renderà liberi), ha affermato che il governo era finanziato da banchieri e affaristi come i Rothschild e Rockefeller.  Secondo il

giornalista inglese Simon Jones, Icke affermò che:

«La gente comune è indotta in massa a credere che la normale causa degli eventi del mondo siano le conseguenze di forze politiche note, o eventi casuali e incontrollabili. Tuttavia, la storia dell’umanità è manipolata ad ogni livello… Ora potreste chiedervi fino a quali terribili attività questa gente possa arrivare. Icke ha la risposta. Questi individui organizzano incidenti in tutto il mondo, che poi richiedono una risposta dall’opinione pubblica ( del tipo bisogna fare qualcosa), e in cambio permettono a questi potenti di fare qualsiasi cosa questi abbiano desiderato fare sin dall’inizio
(Dichiarazioni di Icke a Simon Jones

 

In ben due episodi  dei Simpson troviamo la previsione riguardante il COVID-19.

Nell’episodio 21 della stagione 4 della famosa serie de I Simpson , raccontano di un virus diffusosi dall’Estremo Oriente e giunto a Springfield tramite un pacco postale dopo essere stato investito dagli starnuti di un lavoratore asiatico.

Incuriosisce un libro scritto nel 1981, un romanzo distopico che narra  un futuro dove un virus mette in  pericolo  l’umanità. Dean Koontz , romanziere statunitense  nel suo libro Eyes of the Darkness ha descritto la diffusione del virus in maniera fin troppo dettagliata.

Il romanzo dell’americano Dean Koontz, del 1981, parla di un virus mortale chiamato Wuhan-400.

Inizialmente nel 1981 il romanzo fu ambientato in Unione Sovietica diventata poi  Russia 11 anni dopo. Il virus prese il nome della città da dove era partito Gorki – 400. In seguito, precisamente nel 1996, l’autore  ambientò il racconto in Cina e precisamente nella citta di Wuhan modificando, ovviamente, anche il nome del virus in Wuhan – 400. Le pagine di Koontz sembrano discostarsi  dalla realtà contro cui stiamo combattendo.

Il romanzo si riferisce infatti ad un virus, messo a punto in un laboratorio segreto vicino al capoluogo della provincia di Hubei, per creare una terribile arma  batteriologica, con un tasso di mortalità del 100 per cento. Lontanissimo insomma dal tasso di letalità del coronavirus. Tuttavia ci fa riflettere dato le ultime notizie rilasciate da stampa e telegiornali e passate come notizie non vere anche dagli scienziati interpellati per smentire tali notizie.

Il servizio del TGR Leonardo del 16 novembre 2015 parlava di esperimenti di laboratorio su Coronavirus.

 

Ora, è vero che in quel luogo della Cina esistono davvero dei laboratori di ricerca, come il Centro per il Controllo delle Malattie di Wuhan (WHCDC), ma è troppo poco per ipotizzare che il coronavirus non provenga da un animale ma dalla ricerca a fini militari.

Il Wuhan National Biosafety Laboratory è una struttura dove vengono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo e c’è chi sospetta che il virus possa essere “sfuggito” da lì.

 Secondo quanto riporta  Dagospia, nel Paese asiatico, l’unico laboratorio capace di soddisfare gli standard di sicurezza richiesti per studiare il 2019-nCoV si troverebbe proprio nel centro di Wuhan.

Il Wuhan National Biosafety Laboratory, è ospitata presso l’Accademia cinese delle scienze ed è stata pensato per aiutare scienziati e ricercatori cinesi a “prepararsi a rispondere a futuri focolai di malattie infettive”. Secondo quanto riportato dal quotidiano, la struttura sarebbe nata in collaborazione con la Francia, nel 2003 quando scoppiò l’epidemia di Sars, che uccise centinaia di persone.

I laboratori che lavorano e gestiscono agenti patogeni sono classificati con un punteggio da 1 a 4 in base alla classe di microbi di cui dispongono e si occupano. Il punteggio più basso indica il rischio minore, mentre il 4 rappresenta il pericolo più alto. Il laboratorio  di Wuhan è classificato al livello di biosicurezza 4 (BSL-4), proprio perché in quella struttura sono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo.

Nell’ottobre del 2019, un mese prima che si scatenasse il coronavirus in Cina, epicentro la città di Whuam, il Johns Hopkins Center for Health Security, strettamente collegato al National Institutes of Health (L’Istituto Nazionale della Sanità Usa), ha simulato lo scenario derivante da una pandemia da coronavirus.

Partner di questa simulazione, chiamata Event 201, la Bill & Melinda Gates Foundation e il Word Economic Forum.Il Johns Hopkins Center for Health Security è stato letteralmente bombardato di richieste sull’evolversi della situazione attuale, dato che la simulazione prevedeva che il virus avrebbe causato “65 milioni” di vittime

Fonte:https://www.nogeoingegneria.com

 

Niccolò Ammaniti immagina un futuro inquietante  ambientato in Sicilia, nel 2020, dopo la diffusione inarrestabile dell’epidemia causata da un virus che uccide tutti gli adulti.  Solo i bambini sono sopravvissuti perché il virus, col quale tutti sono venuti in contatto, rimane in forma latente sino a quando pure loro, crescendo ne verranno colpiti. Anche loro quindi sono destinati a morire, come è già successo ai genitori ed a tutta la popolazione adulta.

La protagonista del romanzo  si chiama Anna ,come il libro ed è una ragazzina di tredici anni.  Pubblicato cinque anni fa da Einaudi sta diventando una serie tv per Sky. Le riprese sono partite il 17 ottobre 2019, lo scrittore è alla regia .La trama ricorda in maniera agghiacciante l’epidemia di coronavirus in corso nel mondo.

Il mondo di cui parla «Anna» è un mondo popolato da soli bambini, gli unici che non vengono contagiati dalla misteriosa Rossa, una peste che a differenza di altre malattie resta latente fino all’età della pubertà. Proprio come il coronavirus che finora sembra risparmiare i bambini, come la Sars. Altra coincidenza: il romanzo di Ammaniti è ambientato proprio nel 2020.

Quello che   racconta è terribile,   uno scenario simile a quello di oggi , difficile da immaginare  si possa verificare  nel nostro paese.  E’ sconvolgente quanto sia   la nuova epidemia  simile ai fatti  descritti nel libro: la lotta per la ricerca del cibo, il «quaderno delle cose importanti» che la madre di Anna le ha lasciato per affrontare il mondo dopo la sua morte, la speranza di raggiungere il Continente. Senza elettricità, senza tecnologia, senza scambi commerciali, i piccoli protagonisti cercano di cavarsela con il baratto, la caccia, la battaglia quotidiana con gli animali randagi. Un romanzo che trascina il lettore, che inseguendo le avventure di Anna e del suo fratellino spera disperatamente che ci sia un lieto fine,ma come molti libri di Ammanniti, il lieto fine non c’è. Noi invece lo desideriamo, siamo fiduciosi !

E poi ci sono anche dei film come  Contagion  che descrive una pandemia passata dalle bestie agli umani e dilagata da un capo all’altro del Pianeta e  Virus letali che fanno riflettere. Film come Virus letale (del 1995), con Dustin Hoffman, o serie tv come The Walking dead, di Frank Darabont. Resident Evil, Io sono Leggenda, World War Z, Lesercito delle scimmie , ma anche La strada, tratto dal bellissimo libro di Cormac McCarthy.

La medium Sylvia Browne scriveva che “entro il 2020 gireremo con mascherine e guanti per via di un’epidemia di polmonite”. Le “profezie di Sylvia Browne, accreditata di doti medianiche fin da bambina, e collaboratrice degli investigatori in oltre 100 casi di sparizioni e omicidi. La medium morta in California nel 2013, aveva scritto  come ha documentato Il Fatto Quotidiano . Il tutto nel libro uscito nel 2008, End of a days. Nella pagina 210  si legge quanto segue:

Entro il 2020 diventerà prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti di gomma a causa di una epidemia di una grave malattia simile alla polmonite, che attaccherà sia i polmoni sia i canali bronchiali e che sarà refrattaria a ogni tipo di cura. Tale patologia sarà particolarmente sconcertante perché, dopo aver provocato un inverno di panico assoluto, quasi in maniera più sconcertante della malattia stessa improvvisamente svanirà con la stessa velocità con cui è arrivata, tornerà all’attacco nuovamente dopo dieci anni, e poi scomparirà”

Lo speriamo veramente  e le sue parole sono consolatorie visto che in estate,secondo la  scrittrice e medium, il virus dovrebbe sparire. Ed anche se dovesse tornare tra 10 anni  e speriamo che non avvenga, poi non farà mai più parlare di sé.

Il cinema e i libri di un certo tipo meglio prenderli come il frutto della fantasia . Spesso sembrano effettivamente anticipare gli eventi, ma probabilmente si tratta di pure coincidenze e non di profezie, come qualcuno vorrebbe far credere. Anche se… incuriosiscono e fanno riflettere.

The next outbreak? We’re not ready | Bill Gates

 

Formazione a distanza al tempo del Coronavirus

Lezioni, esami e persino sessioni di laura online. Le università italiane si sono o si stanno organizzando per reagire all’emergenza coronavirus che ha fatto fermare  tutte le lezioni almeno fino al 15 di aprile.

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La situazione  italiana è comunque molto disomogenea. Molto  dipende da quanto le singole università o istituti  di livello universitario abbiano potuto organizzarsi  sull‘e-learning (con la creazione di piattaforme e formazione dei docenti). A preoccupare non è solo il “gap” tecnologico che si potrebbe aprire tra studenti soprattutto se la chiusura delle aule si protraesse a lungo, ma anche quale tipo di formazione si possa dare e ricevere con questo mezzo e che tipo di validazione didattico abbiamo per accertare un effettivo apprendimento .

Per rispondere a queste domande presentiamo un interessante articolo di Gustavo Leguizamon.

Articolo di GUSTAVO LEGUIZAMON

Aula virtuale: “To be, or not to be”

Sembrerebbe che oggigiorno i bambini, quando vengono al mondo, non piangano perché devono affrontare la nuova realtà nella quale si trovano immersi ma piuttosto per iniziare a comunicare. Oggi sembra che i neonati, con il loro primo pianto, ci dicano “lasciatemi andare che devo andare ad aprire il mio profilo Instagram e iniziare a mandare WhatsApp per annunciare la mia venuta al mondo”.

É così che la vita delle nuove generazioni si sta sviluppando, tutto deve essere rapido e immediato. La tecnologia ci ha permesso questa velocità di azione portandoci ad un agire virtuale e non più ad un agire reale, palpabile e autentico.

Recentemente l’opinione pubblica si è interrogata circa l’uso delle nuove tecnologie nell’ambito dell’insegnamento e si è posta domande quali, le aule virtuali, rispetto alle lezioni frontali tradizionali, hanno lo stesso valore didattico? Sono altrettanto efficaci?

Secondo le linee guida del MIUR le abilità comunicative sono parte del bagaglio professionale della figura del professore. La comunicazione può essere suddivisa in tre modalità principali: comunicazione verbale, comunicazione paraverbale e comunicazione non verbale. La comunicazione verbale è costituita dalle informazioni scambiate con l’uso della parola o dei segni, lingua scritta, la comunicazione paraverbale è invece veicolata principalmente dal volume, dal tono e dal ritmo della voce. Infine, la comunicazione non verbale si realizza tramite la mimica facciale, la gesticolazione, la postura e la prossemica.

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Uno degli svantaggi delle lezioni in aula virtuale è la perdita di due canali comunicativi su tre con un notevole deterioramento dell’informazione scambiata. Infatti, un’aula virtuale porta a un nuovo tipo di comunicazione. Una comunicazione che diminuisce l’interazione basilare con il mondo circostante. Generando una comunicazione impersonale ed eliminando l’interazione sociale la comunicazione si riduce ad al solo canale visuale/verbale e risulta meno profonda. Pertanto, è possibile che gli studenti si isolino e si demotivino. Inoltre, offre un limitato scambio diretto di esperienze che proporziona la relazione professore-alunno e alunno-professore, portando a un ritardo del feedback e quindi della correzione di possibili errori.

 

Tale comunicazione genera una debole attenzione al contenuto ed è tale da far perdere rapidamente il suo fascino, visto che permette solo una fredda conversazione attraverso la scrittura. Tale attenuazione dei sensi e dell’efficacia comunicativa comporta inevitabilmente una minore partecipazione degli alunni, tanto indispensabile per un corretto apprendimento.

Secondo la visione costruttivista dell’apprendimento, gli individui imparano tramite l’interazione con l’ambiente. In questa corrente psicopedagogica la conoscenza non viene trasmessa dal professore e ricevuta dallo studente ma attraverso stimoli e interazione sociale la conoscenza viene costruita, in forma unica e originale, nella mente del discente. Purtroppo l’aula virtuale permette una scarsa interattività sia per ovvie limitazione tecnologiche che per la natura stessa del mezzo conseguentemente ne risente l’efficacia delle lezioni stesse.

Paradigmi-di-apprendimento

Uno dei maggiori e più riconosciuti esperti di psicopedagogia moderna, Lev Semënovic Vygotkij,introduce i concetti di apprendimento in zona prossimale e quello di scaffolding(impalcatura). Il primo si riferisce ad un discente al quale sono richiesti compiti che non è ancora in grado di svolgere solo ma che è in grado di realizzare con il sostegno e la supervisione di un insegnante. Vygotkij sostiene che lavorando in tale zona si ottiene un insegnamento più rapido e con risultati più durevoli nel tempo. Il termine scaffolding invece comprende un insieme di tecniche e di aiuti che l’insegnante deve offrire al discente quando lavora in zona prossimale. Queste tecniche assieme ad altre, universalmente riconosciute come valide dalla psicopedagogia moderna, come l’apprendimento tra pari e il learning by doing sono incompatibili con un corso erogato esclusivamente in modalità di aula virtuale. Altrettanto critica è la questione del controllo e della verifica da parte degli insegnanti sul reale e concreto impegno nel seguire le lezioni da parte dei discenti, tale controllo è pressoché nullo in aula virtuale rendendo così possibili comportamenti come accedere alla lezione ma non seguirla o semplicemente prestavi scarsissima attenzione.

learning by doing

In alcuni campi del sapere, per esempio nell’essenza dello studio delle lingue, dove con l’inizio di un enorme sviluppo tecnologico si è generato un insegnamento più efficace e attraente per gli studenti, si riamane comunque lontani dal poter trasmettere tutta l’informazione non verbale che ruota attorno all’atto del parlare e che forma una parte indispensabile dell’insegnamento.

Inoltre, l’aula virtuale non permette di praticare e sviluppare le competenze riguardo l’interazione sociale e la gestione dei rapporti con gli altri tanto importanti oggi nel mondo del lavoro. Tali abilità sono tanto comunicative quanto sociali e riguardano il sapersi porre difronte ad una divergenza di opinioni, saper negoziare con gli altri e rinegoziare con sé stessi punti di vista e opinioni e saper gestire le problematiche di gruppo dipendentemente dalla natura stessa del gruppo (formale, informale, amici, lavoro, etc.) Tali competenze afferiscono all’intelligenza relazionale e come già detto non vengono acquisite nel caso di solo insegnamento attraverso aula virtuale.

È vero, un’aula virtuale può rappresentare uno strumento innovatore e molto utile per facilitare l’apprendimento di parte del contenuto didattico però, per quanto detto finora, in nessun modo potrà rimpiazzare la lezione dal vivo in quanto sminuisce uno dei fattori più importanti per raggiungere un apprendimento efficace, ovvero il fattore umano. L’aula virtuale può sicuramente essere usata a supporto della lezione frontale per rafforzarla ma non può costituire essa stessa la sola forma di insegnamento.

e-Learning

Dovremmo iniziare a prepararci per adattare questi due tipi di aula, virtuale e reale, nella didattica in un futuro prossimo, però sempre con attenzione e buon senso. Siamo tutti diversi e come sappiamo, grazie alle teorie sugli stili di apprendimento, non sempre lo stesso metodo ottiene lo stesso risultato con tutti gli studenti. È fondamentale tenere a mente che non possiamo permetterci di dimenticare che, come insegna l’antropologia moderna, siamo esseri sociali e che necessitiamo della presenza reale dell’altro per apprendere.

 

 

Imparare dal passato, la cura attraverso la Storia e la Letteratura

Di Jessica Falcioni

 

“COVID-19 (acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19), o malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 (dall’inglese Severe acute respiratory syndrome coronavirus 2) o più semplicemente malattia da coronavirus 2019, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. I primi casi sono stati riscontrati durante la pandemia di COVID-19 del 2019-2020.” (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/COVID-19)

Comunque la si voglia chiamare, questa malattia, oggi giorno, ancora con origini sconosciute, venne identificata per la prima volta nei primi giorni del 2020 dalle autorità sanitarie della città di Wuhan, capitale della provincia di Hubei in Cina. Contando diversi portatori sani, ossia persone asintomatiche che non presentano alcun sintomo, ma che trasmettono comunque la malattia, il numero di contagiati ha raggiunto dei livelli inverosimili. Ad oggi, si contano ben 193.475 casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia, di cui 81.151 casi confermati, 3.242 morti e 69.775 guariti in Cina e ben 28.710 persone positive, 2.978 deceduti e 4.025 guariti in Italia. Numeri che fanno riflettere, o che almeno dovrebbero. (fonte dati numerici: http://www.salute.gov.it/portale/home.html)

Ma come è possibile che questa malattia si sia diffusa a macchia di leopardo, con questa velocità e aggressività? Probabilmente, le misure di prevenzione che i governi di tutto il mondo avrebbero dovuto prendere sin dall’inizio non sono state prese e probabilmente la situazione è stata sin da subito trattata con troppa superficialità. Fatto sta che qualcosa non ha funzionato e tutt’ora continua a non funzionare, comprese le quarantene non rispettate e, soprattutto, le persone che non seguono le norme indette dalle istituzioni.

Se fossimo in un passato nemmeno troppo lontano, l’Italia, ad oggi interamente zona rossa, sarebbe circondata da un cordon sanitaire (letteralmente, cordone sanitario) e i nostri cugini europei starebbero al confine per evitare che qualcuno entri nel loro paese.

Questo, accadde nel 1821 quando il duca di Richelieu decise di usare l’esercito per bloccare gli ingressi dalla Spagna, paese in cui, allora, divampava la temibile febbre gialla.

Fu proprio in questo periodo che comparve per la prima volta il termine cordon sanitaire, ma già da secoli si usava “limitare” una zona per evitare contagi ed è proprio dal passato, che dovremmo imparare qualcosa.

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Dalla peste del Manzoni e del Boccaccio al Coronavirus odierno

Di Barbara Berini

 

Il virus responsabile dell’epidemia che dal dicembre 2019 si è diffusa nella città di Wuhan, nella Cina centrale, è un nuovo ceppo di Coronavirus mai identificato in precedenza nell’uomo. Il 12 febbraio 2020 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha identificato il nome definitivo della malattia in COVID-19, abbreviazione per Coronavirus disease 2019.

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“Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie”. Questa è la definizione di pandemia, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute. E questo ufficialmente è da ora il Coronavirus: non più un’epidemia confinata ad alcune zone geografiche, ma diffusa in tutto il pianeta.
I paesi colpiti sono infatti 114 e da quanto è comparso, il Coronavirus ha causato più di 118 mila contagi ed oltre 4.500 vittime.

Proprio per questo motivo, i provvedimenti hanno previsto la chiusura di ogni scuola, università e attività commerciale. Ad ognuno di noi viene chiesto di rimanere in casa, di uscire solo per necessità primarie, e soprattutto dotati di mascherine.

Il virus si trasmette infatti attraverso il contatto stretto con una persona infetta e la via primaria sono le goccioline del respiro, prodotte ad esempio tramite saliva, tosse, starnuti.

peste manzoni

Tutto ciò può essere sicuramente paragonato alla terribile epidemia di cui ci parlava il grande Manzoni nei “Promessi Sposi”, che si scatenò nel Nord Italia tra il 1630 e il 1631, decimando la popolazione e infuriando con particolare virulenza nella città di Milano, allora tra le più popolose della regione. I malati si affollavano in numero sempre crescente al lazzaretto, e dopo pochi mesi i casi di contagio crebbero notevolmente, complice il caldo che favoriva la diffusione del male, al punto che gli appestati non potevano più essere ospitati nel lazzaretto.

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La cultura nel Settecento tedesco tra l’illuminismo e il pietismo:Lessing “Emilia Galotti”

Di Marino Freschi

Lezione 3°

 

lutero

 

Nei materiali SOB 2020-1 e SOB 2020-2 abbiamo richiamato alla memoria notizie sul quadro storico-culturale della Germania e ci siamo soffermati sull’importanza di Lutero: la sua traduzione della Bibbia rappresentò un evento ‘fondativo’ dell’unificazione linguistica della Germania, anche se influenzò soprattutto le parti protestanti del paese (soprattutto –ma non esclusivamente- la Germania Settentrionale e Orientale).

Ci siamo concentrati sulla cultura tedesca del Settecento quando gli intellettuali sulla scia della diffusione in tutta Europa dell’Illuminismo presero vieppiù le distanze dal primato della religione nella vita e nella cultura interessandosi sempre alla scienza, all’economia, ma anche al progresso dell’istruzione. Ricordiamo che grazie all’azione dei pastori luterani l’alfabetizzazione nei paesi protestanti era molto avanzata.

La lettura della bibbia e dei testi religiosi era molto diffusa e il passo successivo, sollecitato dalla cultura razionalista propagandata dagli illuministi, fu rappresentato dalla rapida espansione di una letteratura ‘laica’ (non confessionale). Si è notato che la Germania del Settecento presenta una cultura vivificata da due grandi correnti culturali: quella dell’illuminismo e quella pietistico-luterana. L’Illuminismo tendeva a “rischiarare” (in tedesco: aufklären) le coscienze. Come?  Con lo studio, con la logica, con la ragione e il razionalismo. Che significa? Ciò significava l’avanzata irruente del progresso della scienza (ad esempio della medicina e dell’igiene, dell’agricoltura, della tecnica).

In Inghilterra verso la metà del secolo si avvia la Rivoluzione Industriale, che cambiò il destino del mondo. Un’ulteriore conseguenza fu che l’Illuminismo significava anche lo sviluppo della classe borghese che promuoveva il progresso tecnico-scientifico e inoltre tendeva ad avere sempre maggiori riconoscimenti in un’epoca in cui comandavano ancora i sovrani assoluti appoggiati dall’aristocrazia e dall’alto clero.

La borghesia –soprattutto in Inghilterra e in Francia- si rafforzava e cominciava a far sentire la propria voce. Come? Con le riviste che all’inizio si occupavano di questioni “etiche” per evitare di immischiarsi nella politica che era l’ambito esclusivo dei sovrani. Siamo infatti nell’epoca dell’assolutismo. Il simbolo più evidente era Luigi XIV (1638-1715), chiamato Roi Soleil, Re Sole, che costruì l’immensa e stupenda Reggia di Versailles, che divenne il modello per altre regge sfarzose come la Reggia di Caserta e come Sans-Souci vicino Berlino e Schönbrunn presso Vienna.

Ma perché queste residenze erano un po’ distanti dalle capitali? Perché così i sovrani potevano isolare, controllare i nobili ed evitare di essere coinvolti da eventuali sommosse popolari, come avvenne a Parigi il 14 luglio 1789 (data memorabile con l’inizio della Rivoluzione Francese).

L’influenza della borghesia aumentava e si strutturava con riviste e anche con il teatro, ma non quello ospitato nelle residenze dei sovrani, né quello popolare delle fiere dei paesi, troppo volgare e plebeo per la nuova classe borghese. Vengono costruiti edifici pubblici per ospitare spettacoli aperti a tutti (ovvero a chi si poteva permettere di acquistare un biglietto). Il teatro pubblico e le riviste, ma anche le scuole, le università, le Accademie delle Scienze (ad esempio la Royal Society a Londra, l’Académie française a Parigi o l’Akademie der Wissenschaften a Berlino, fondata nel 1700, il cui primo presidente fu il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz) contribuirono vieppiù al progresso intellettuale della popolazione, in realtà quasi esclusivamente dei borghesi.

Gli intellettuali illuministi erano sostenuti fortemente dalla borghesia, ma anche da quei sovrani e da quei nobili “illuminati” ovvero sensibili a un profondo rinnovamento della società. Questo movimento generalizzato –vivace anche a Napoli con Re Carlo I e con il ministro Bernardo Tanucci (1698-1783) – dette il nome al secolo: l’Età delle riforme. Che cosa si doveva riformare? L’igiene, gli ospedali e poi le carceri. Pensate che il best seller del Secolo delle Riforme era un libriccino di un illuminista milanese, Cesare Beccaria (1738-1794) intitolato Dei delitti e delle pene (1764), che rappresentò una sorta di manifesto della riforma del sistema giudiziario polemizzando contro l’uso della tortura e della pena di morte contestato in nome del principio umanitario di rieducabilità del reo.

Una altra grande battaglia dell’Illuminismo fu quella per la tolleranza delle religioni. Abbiamo visto come nel Seicento in Germania ebbe luogo la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) per motivi religiosi, per i contrasti teologici tra cattolici –egemoni nel Sud (Austria, Baviera ecc.) e a occidente- e protestanti dominanti nel Nord e a Oriente, ad esempio il Regno di Prussia (capitale Berlino) e il Regno di Sassonia (capitale Dresda). Nel Settecento tutta l’Europa fu percorsa da un moto di superamento delle lotte di religioni tra cattolici e protestanti in nome della tolleranza. Il principale illuminista francese, Voltaire (1694-1778) pubblicò nel 1763 il Trattato della tolleranza, in polemica soprattutto contro l’intolleranza delle autorità religiose. Anzi la tolleranza si ampliò perfino verso una minoranza da secoli discriminata e ‘ghettizzata’, ovvero verso gli ebrei.

Il più autorevole illuminista tedesco Lessing (22 gennaio 1729-15 febbraio 1781) scrisse un dramma a favore della tolleranza anche verso gli ebrei: Nathan il saggio (1779), il cui protagonista Nathan, un commerciante ebreo è il personaggio positivo di questa favola drammatica, ambientata a Gerusalemme in un medioevo immaginario. La tematica contro i pregiudizi nei confronti degli ebrei è ancora attuale. Lessing, quasi per la prima volta, metteva in scena un ebreo e per giunta mercante, che costituiva una vera provocazione intellettuale in una società ancora egemonizzata dall’aristocrazia.

Il teatro, le riviste, le istituzioni culturali ed educative contribuirono al formarsi della “opinione pubblica” che era un nuovo soggetto sociale che è oggi rappresentato da media e dai social. Il potere su di essi significava (e significa) influenzare in maniera determinante l’opinione pubblica, che corrisponde ai soggetti più vivaci, attivi, responsabili (ma qualche volta scaltri e irresponsabili, vedi le attuali fake news) della società.

Il Settecento, che nasce con una struttura socio-politica dominata dall’assolutismo, dai sovrani assoluti, termina con la Rivoluzione Francese (preannunciata dalla Rivoluzione Americana), preparata dalla costante critica esercitata dagli intellettuali tramite le riviste, gli opuscoli, i libri, il teatro, le riunioni nei salotti, nei caffè, nelle logge massoniche (fondate in Inghilterra nel 1717).

Mentre fino al Settecento i luoghi del potere erano le residenze dei sovrani e dei grandi aristocratici e le chiese, con l’evoluzione sociale della borghesia si creano nuovi luoghi di socializzazione come quelli ‘virtuali’ dei giornali, delle riviste, delle case editrici, e quelli ‘concreti’ delle librerie, le università, i teatri, i salotti (famosi i salons parigini contrapposti a Versailles) e le logge massoniche dove si incontravano aristocratici ‘illuminati’ ovvero progressisti e borghesi colti e i ‘caffè’.

Pensate che proprio nel 1764 un altro importante illuminista milanese Pietro Verri fondò una importante rivista illuminista chiamandola «Il caffè»! La cultura illuminista è tendenzialmente contro la concentrazione del potere nelle mani di un sovrano assoluto. Diversi sovrani –abbiamo visto- erano disposti ad accettare le riforme. Ma non sempre e non dovunque. Ad esempio la monarchia inglese accettava il Parlamento in Inghilterra, la cui giurisdizione però non poteva interferire con il governo delle colonie e ciò fu all’origine della Rivoluzione Americana (1775-1783). Più retriva fu la monarchia francese di Luigi XVI (1754-1793), che sposò Maria Antonietta, sorella di Maria Carolina, che sposò Ferdinando I delle Due Sicilie. La chiusura del governo di Luigi XVI provocò infine il crollo del sistema assolutista. E infatti il 14 luglio 1789 scoppiò la rivoluzione.

Diversa fu la situazione tedesca. Intanto la Germania –ovvero il Sacro Romano Impero (che era stato fondato da Carlo Magno, fu abolito da Napoleone nel 1806) – era spezzettata in una miriade di staterelli. I principali erano: i domini di Casa d’Asburgo, denominati brevemente Austria (che comprendeva oltre l’Austria, anche l’Ungheria, il Lombardo-Veneto, l’Istria, la Dalmazia, la Slovenia, la Croazia, la Boemia, la Moravia, l’attuale Slovacchia, parte della Serbia, parte dell’attuale Romania e parte della Polonia meridionale –Galizia- e dei Paesi Bassi), il Regno di Prussia e quello di Sassonia. In questo soverchio frazionamento la borghesia tedesca era debole e poco influente. I luoghi della cultura erano soprattutto le università oppure le istituzioni ecclesiastiche cattoliche (predominante erano i gesuiti) e protestanti. Gli intellettuali e gli scrittori illuministi erano in maggioranza protestanti, concentrati nelle università, la principale era quella di Lipsia.

Ma la cultura tedesca protestante del Settecento era caratterizzata certamente dalla crescente influenza dell’illuminismo (in tedesco: Aufklärung, rischiaramento), ma un ruolo determinante fu svolto da un movimento religioso tutto interno al luteranesimo: il pietismo che si sviluppò dalla fine della Guerra dei Trent’Anni in poi. Perché? Perché tra i devoti luterani non si voleva più accettare la politica aggressiva della Chiesa luterana ufficiale. Non si poteva più consentire che per motivi e interpretazione teologiche (ma sotto sotto per ragioni politiche di potere) ci si ammazzasse tra cristiani per motivazioni teologiche. La rivolta fu silenziosa in nome di un ritorno ai valori della fede affermata da Lutero, quella fede che nasce nell’anima, che vuole una vita devota, umile, con una devozione –pietas- del sentimento. L’egemonia del sentimento è il connotato del pietismo all’interno del primato della fede, che orienta la vita e la pratica dell’uomo verso valori ultraterreni. I pietisti formarono lentamente delle ‘isole’ di credenti, i cosiddetti “Stillen im Lande” –i silenziosi nel paese-. Non si occupavano di politica e nemmeno di alta cultura, ma erano operosi, impolitici, altruisti. Fondarono comunità di preghiera, i “collegia pietatis” e poi scuole, università (importante quella di Halle in Sassonia), ospedali, case di cura, orfanatrofi, missioni (ce ne ricorderemo parlando di Hermann Hesse, i cui genitori furono missionari pietisti in India).

Attenzione ora:

Gli illuministi erano per il primato della ragione, del ‘cervello’, dunque della scienza, del ragionamento, dell’indipendenza della coscienza, del pensiero, dell’individuo cosciente, dunque del nuovo soggetto razionale lontano dal primato della religione e delle chiese. I razionalisti diffondevano le loro idee morali, scientifiche, estetiche in libri, riviste, almanacchi. Scrivevano, pubblicavano per educare il popolo (:la borghesia, l’opinione pubblica) e ovviamente in tedesco per i tedeschi.

E che avveniva nel campo pietista? I pietisti coltivavano il loro sentimento, con la preghiera in silenzio, nella “cameretta del cuore”. Ricordate il Vangelo:

Matteo 6,5-6:

5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Oltre a pregare, i pietisti scrivevano, scrivevano senza sosta: diari, poesie, lettere, in cui confessavano le loro tentazioni, lotte, vittorie e sconfitte, la guerra con il Maligno. Così si sviluppava la cultura della scrittura in tedesco per i tedeschi. E scrivevano con il sentimento, con lo “Herz”. Così si rafforzava sempre più la sentimentalità, ovverosia sorgeva il nuovo soggetto sentimentale.

Allora: sulla scena culturale vediamo sorgere una nuova antropologia, quella dell’homo rationalis e quella dell’homo pietista. Due concezioni del mondo contrapposte: il cervello contro il cuore, purtuttavia vi era una nuova realtà che sintetizzava entrambe le due esperienze: la soggettività, formata da cervello e cuore, da ragione e sentimento! I campioni di questo nobile scontro intellettuale cercarono di convincere l’opinione pubblica della giustezza delle proprie tesi. E senza dubbio il principale, il più autorevole esponente del fronte illuminista fu Lessing (come vedremo), ma alla fine avvenne –tanto per restare al lessico di questi tempi- una sorta di contagio generalizzato che comportò da parte illuminista la perdita della convinzione nella superiorità della ragione e da parte dei pietisti il tramonto della fede. Dunque persero tutti?

No, anzi avvenne la più grande trasformazione intellettuale, filosofica, artistica di tutta la cultura tedesca con la genesi della più significativa cultura tedesca, chiamata dal più grande protagonista Goethe: la Goethezeit, l’età di Goethe, che possiamo segnare dal 1750 al 1830.

Se vedete le date, potete capire che all’inizio la cultura tedesca è caratterizzata dall’influenza predominante dell’illuminismo, che significa di Gotthold Ephraim Lessing e dei suoi amici e colleghi come Friedrich Nicolai, direttore di riviste e Moses Mendelssohn, libraio berlinese e primo filosofo ebraico-tedesco, cui occorre aggiungere Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), il fondatore dell’estetica illuminista neoclassica, che visse a lungo a Roma con numerosi soggiorni a Napoli, Ercolano e Paestum, divenendo uno dei principali intellettuali che favorirono la rivalutazione e la conoscenza dell’arte antica, contrapposta a quella barocca, pervasa dalla concezione cristiana della vita (pensate alle grandi chiese barocche a Napoli e a Roma).

Lessing era stato un giovane studente così talentuoso da ricevere una cospicua borsa di studio per studiare alla facoltà di teologia a Lipsia. Il padre era pastore luterano e la madre era, a sua volta, figlia di pastori e tutti gli avi erano pastori e quindi il destino di Gotthold Ephraim era succedere al padre. Ma a Lipsia Lessing scopre il teatro ed è una folgorazione. Lui capisce che il teatro, il nuovo teatro borghese (non quello aristocratico francese di moda in Germania, bensì quello sorto sulla scia di Shakespeare e degli inglesi) può essere uno strumento di diffusione e di formazione più attuale ed efficace del pulpito della chiesa: drammi contro sermoni per formare l’uomo nuovo dell’illuminismo. Formazione in tedesco: Bildung, è una parola-chiave nella cultura intellettuale e letteraria tedesca. Lessing intuisce che la propria missione non è di diventare pastore, predicatore luterano, bensì autore di teatro: la scena, il palcoscenico è un luogo deputato all’educazione degli uomini, anzi per dirlo con Lessing all’Educazione del Genere Umano. Infatti così si intitola una sua raccolta di aforismi di saggezza di vita. Accanto al teatro l’attività culturale di Lessing si sviluppò con la fondazione di riviste culturalmente impegnate. In realtà di breve durata, ché gli abbonati –che costituivano il principale sostegno finanziario per la loro pubblicazione- era esiguo. Insomma il nostro Lessing, che fu anche grande erudito di estetica, di critica biblica, filologo e classicista, ebbe per tutta la vita problemi economici.

Durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763), che contrappose la Prussia di Federico II all’Austria di Maria Teresa d’Asburgo, alleata della Francia e perfino della Russia, per sbarcare il lunario, divenne segretario di un generale prussiano, con cui andò molto d’accordo. Successivamente accettò di dirigere il nuovo Teatro di Amburgo per due anni, ma con le sue critiche si inimicò gli attori, anzi soprattutto le attrici e alla fine Lessing, che aveva rifiutato la carriera accademica per non essere al soldo di un sovrano, dovette cedere e accogliere la nomina a direttore della stupenda biblioteca di Wolfenbüttel (ancor oggi una delle migliori della Germania!) alle dipendenze del Duca del Braunschweig (troverete anche: Brunswick) e qui nel 1772 completò l’ Emilia Galotti, una tragedia che divenne uno dei suoi lavori teatrali più fortunati. Pensate che in Germania viene rappresentata quasi ogni anno almeno da uno dei numerosi teatri di prosa tedeschi. Il dramma mette in scena Emilia, giovane donna, promessa sposa di un bravo giovane, il Conte Appiani, nobile e ricco, che decide di lasciare la corte, corrotta, per ritirarsi in campagna nei suoi possedimenti dopo il matrimonio con la bella fidanzata. La data delle nozze è fissata proprio nel giorno in cui si svolge la tragedia. Infatti tutto si guasta perché il giovane e viziato Principe di Guastalla, Ettore Gonzaga, aveva incontrato in una festa Emilia e se ne era invaghito follemente. Era abituato a soddisfare i propri desideri, ma come fare ad avere Emilia che si stava sposando e che avrebbe lasciato con il suo nobile sposo lo stato? No problems. Ci pensa Marinelli, il ciambellano di corte, il cattivo consigliere, il cui nome richiama per allitterazione Machiavelli. E infatti il corrotto cortigiano senza alcun scrupolo morale organizza un assalto alla carrozza che sta conducendo i promessi sposi fuori città alle nozze e poi ai possedimenti dello sposo fuori dello Stato.

Marinelli, il malvagio consigliere del giovane sovrano, organizza il rapimento di Emilia, ma qualcosa va storto: lo sposo viene ammazzato dai sicari di Marinelli mentre tenta di difendere la giovane, nella scaramuccia. Vi sono vari colpi di scena e finalmente arriviamo a quella che considero la scena cardine della tragedia. Emilia, che è stata rapita dagli sgherri del Principe e trasportata in un villino del sovrano, capisce la trappola in cui è caduta architettata da Marinelli per lasciare che il Principe si ‘approfitti’ di lei. Il punto culminante è rappresentato dal dialogo tra Emilia e suo padre Odoardo, un uomo libero, onesto, che ha preferito abbandonare la città per non dover avere nulla a che fare con il Principe e i suoi cortigiani, mentre Claudia, sua moglie, donna leggera e amante della società e delle feste, è restata in città perché convinta che Emilia avesse bisogno di socializzare. E infatti tutto era iniziato quando Claudia aveva accettato di partecipare a una festa insieme alla figlia Emilia in una casa aristocratica, alquanto ‘chiacchierata’. Al festino era presente anche il principe che si era perdutamente innamorato e che d’allora non pensava che a Emilia. L’aveva incontrata di nuovo in chiesa proprio all’alba del giorno delle nozze, sussurrandole proposte sconvenienti, che avevano turbato Emilia, giovane illibata di austeri costumi e profondamente devota (qui affiora la sensibilità pietista). La trappola ordita da Marinelli aveva condotto la giovane nella villa fuori città del Principe, dove si ritrovano, in scene diverse, prima la madre, poi –per un malinteso- la Contessa Orsina, amante ‘ufficiale’ del Principe, che però non la desidera più poiché brama soltanto Emilia. Arriviamo alla Scena Sesta dell’Atto Quinto (di norma le tragedie erano tradizionalmente strutturate in cinque atti e in varie scene). Emilia è sconvolta per gli avvenimenti, per l’assassinio del Conte Appiani (figura nobile, ma sfocata). In un intenso, sconvolgente colloquio con il padre, Emilia gli mette in mano un pugnale e gli si getta contro. Nella concitazione della conversazione non risulta del tutto chiaro se si tratta di un omicidio, ancorché non voluto (il padre che non vede altra via d’uscita che uccidere la figlia), o di un suicidio non ammesso dalla fede della giovane. Perché questo estremo? Lasciamo la parola a Emilia che risponde al padre a proposito della violenza del Principe. Lei rivela a sorpresa una nuova sensibilità circa la violenza, che non si limita a quella fisica, brutale, ma ha una accezione più sottile, psicologica, più difficile a respingere:

«EMILIA: Violenza! Violenza! Chi può opporsi alla violenza? Quello che si chiama violenza è niente: la seduzione è la vera violenza!… Io ho sangue nelle vene, padre mio, sangue giovane e caldo come ogni altra donna. Anche i sensi sono sensi. Non garantisco nulla».

Siamo confrontati con una delle scene più drammatiche della letteratura teatrale. Lessing mette in scena una giovane donna moderna che, pur devota e promessa sposa, si scopre non insensibile al desiderio, percepisce il suo “sangue giovane e caldo”. Il Principe è un dissoluto, sostanzialmente un debole, probabilmente giovane e bello, invaghito di lei, con il carisma del potere, con il fascino –fortissimo nel Settecento- dell’autorità (non dimentichiamo: di origine divina!). Emilia vive –per la prima volta in una tragedia del teatro moderno- il conflitto tra eros ed ethos, tra passione e moralità.

Presto arriverà Kant ad affermare il primato dell’etica, dell’imperativo categorico. Ma la grandezza, la modernità di Emilia è tutta qui: nel riconoscimento della sua sensualità, della sua totalità umana composta di anima, corpo e mente. Non è più un “santino” dei secoli della incrollabile fede nell’aldilà che voleva le giovani donne “vergini e martiri”. Certo Emilia muore gettandosi contro il pugnale in mano al padre, ma muore per la sua legge morale che non poteva ammettere di cedere alla seduzione, alla tentazione che pur provava. Goethe, finissimo psicologo e attento lettore, affermò che Emilia era innamorata del Principe, che del resto la voleva a ogni costo, lusingandola con la forza, la potenza del suo desiderio.

Ecco la tragedia scaturita dall’antinomia tra desiderio e volontà, tra passione e moralità. In questo Emilia è una donna moderna, consapevole della sua intera personalità, delle sue pulsioni ancorché oscure. In lei piuttosto che la concezione cristiana del peccato, è viva la coscienza morale. Al climax tragico segue un finale ‘politically correct’. Tutta la colpa ricade sullo scellerato cortigiano, come riconosce il principe nel gran finale: «Dio! Dio! … Non basta che per sventura di tanti, i principi siano uomini: bisogna anche che dei demoni si nascondano tra i loro amici?».

Interrogativo retorico per salvare il salvabile. Lessing era pur sempre alle dipendenze del duca di Braunschweig e il dramma fu rappresentato nel teatro del duca (Lessing alla prima si era dato malato. Non si sa mai…). Il dramma era chiaramente ispirato alla sensibilità anti-tirannica.  Il Principe Ettore Gonzaga è un dissoluto e un debole, che amministra da irresponsabile la giustizia.

Lessing era consapevole della carica riformistica del dramma e a quel tempo la censura non scherzava. E per questo il dramma di svolge in Italia, a Guastalla uno staterello inventato. Guastalla esiste per davvero vicino al Po in provincia d Reggio Emilia, ed era stata governata nel Cinquecento dai Gonzaga. L’Italia, per altro, nell’immaginario tedesco era il paese degli avventurieri, dei briganti, delle belle donne, della dolce vita, di intrighi e raggiri. E poi per i protestanti era la terra dei papisti, ancora quasi pagani (esemplari le polemiche degli illuministi tedeschi contro il miracolo del sangue di San Gennaro!).

Lessing è stato anche l’autore di una delle rare commedie tedesche, Minna von Barnhelm, che è uno dei primi lavori teatrali che si svolgeva nel suo tempo e a Berlino, che per la prima volta, in maniera autorevole, diventava un luogo prescelto della letteratura tedesca. L’episodio si rifà alla Guerra dei Sette Anni che –come abbiamo visto- si era svolta tra il 1756 e il 1763, coinvolgendo soprattutto la Prussia di Federico II (1712-1786) di Prussia e Maria Teresa d’Austria (1717-1780), insomma il Nord luterano e il Sud cattolico.

Lessing vi aveva partecipato come segretario di un generale prussiano. Federico, sovrano assolutista, ma anche favorevole allo sviluppo economico e culturale del suo regno, per colpire l’Austria a sorpresa aveva invaso il regno di Sassonia che era neutrale, inaugurando una prassi politico-militare che i tedeschi ripeterono durante la Prima Guerra Mondiale invadendo nel 1914 il Belgio neutrale.

La commedia del 1767 mette in scena una giovane nobile sassone Minna innamorata, riamata, di un Maggiore prussiano, von Tellheim. La commedia –per Goethe «una meteora lucente» sulle scene tedesche- contribuì alla pacificazione tra gli abitanti dei due regni. A Lessing riesce un esperimento, non frequente nella letteratura tedesca, molto seria e compassata, ovverosia di trattare argomenti importanti con leggerezza, con humour e intelligenza. Come disse Minna al suo severo fidanzato: «Forse che non si può essere molto seri anche ridendo? Caro maggiore, il riso ci mantiene più ragionevoli della musoneria».

Lessing ci doveva stupire con il suo ultimo dramma scritto nell’isolamento della Biblioteca di Wolfenbüttel, di cui era direttore. Lessing aveva esercitato la sua prerogativa di pubblicare materiali presenti in quella biblioteca, per altro ricca di manoscritti e incunaboli. In realtà si permise di pubblicare anche manoscritti di tendenza ‘deista’, dunque critici verso la religione positiva, ovvero contrari ai dogmi del cristianesimo, scatenando le reazioni del clero protestante che ottenne che il Duca gli vietasse di continuare a pubblicare testi di critica teologica. E allora Lessing (come sostenne lui stesso) salì sul suo antico pulpito: il teatro, mettendo in scena una favola drammatica con tre protagonisti: un giovane crociato tedesco, il Saladino –il sovrano musulmano della Gerusalemme medievale- e un mercante ebreo, famoso per la sua saggezza.

Nel dramma c’è un famoso apologo: un padre aveva tre figli esemplari. Vicino alla morte, era turbato dalla decisione: a chi lasciare un anello magico in possesso alla sua famiglia che veniva trasmesso di padre in figlio e che aveva il potere di rendere fortunato il possessore. Il padre, che amava i figli di uguale amore, fece costruire tre anelli identici, consegnandone uno alla volta, separatamente, ai figli. Alla morte, i tre si ritrovano ad avere il medesimo anello e poiché si vogliono bene, non litigano, ma vanno da un saggio giudice affinché sia lui a decidere; e costui decise che alla fine delle loro vite colui che nell’esistenza era stato il più generoso, amato, felice, costui era il detentore dell’anello magico.

Una favoletta. Sì e no. Il senso è molto illuministico e sta significare che la verità (il vero anello) sarà dimostrata solo alla fine della vita e non prima. Non è un “a priori”, ma un “a posteriori”. Ovverosia la verità non è un dogma, ma è prassi, lavoro, politica, scienza, azione che fa bene a se stessi e al prossimo. La verità è azione e filantropia e non la cristiana charitas (gli illuministi tedeschi dicevano Menschenliebe: Liebe amore; Menschen uomini), amore del prossimo, ma non per comandamento religioso, ma per apertura d’animo, per la tolleranza e solidarietà.

Perché tre anelli, tre figli? Sono l’allegoria delle tre religioni storiche (dette ‘positive’): l’ebraismo, il cristianesimo e l’islamismo, che hanno un unico padre: la religione naturale. Solo alla fine dei tempi sapremo dai risultati qual è la vera religione. Insomma un autentico superamento di ogni dogmatismo, di ogni teologia.

Ecco perché Lessing è considerato il principale illuminista (Aufklärer). Postumi furono pubblicati degli aforismi sull’ Educazione del genere umano, a dimostrare che l’umanità si sarebbe evoluta ancora maggiormente, emancipandosi dalle religioni ‘positive’: prima c’era stato l’ebraismo con Mosè coi dieci comandamenti, poi Gesù con il vangelo, con il nuovo messaggio d’amore, ora i tempi erano maturi per una nuova svolta: sarebbe avvenuto il rischiaramento, l’Aufklärung delle coscienze, con quello che Lessing chiamava il “Vangelo dello Spirito”, potremmo dire con la filosofia; lui diceva con «il cristianesimo della ragione».

Lessing muore nel 1781 e nello stesso anno la fiaccola passa a Immanuel Kant (1724-1804) che in quell’anno pubblica la sua opera più celebre: la Critica della ragione pura e successivamente, nel 1788, la Critica della ragione pratica, il cui nucleo può essere riassunto con la famosa affermazione: «Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me». In un altro scritto dall’emblematico titolo: Che cos’è l’illuminismo? Il filosofo afferma che l’illuminismo è l’uscita dalla minore età della coscienza umana, è il momento in cui si diventa moralmente e intellettualmente maggiorenni. Questo in sintesi è il grande contributo della cultura illuministica tedesca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comprendere il movimento europeo dell’Illuminismo nella Germania protestante del Pietismo 

Di Marino Freschi

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Care studentesse & cari studenti, proseguiamo con i materiali didattici. Come vedete, si tratta di informazioni preliminari di cultura generale, che ritengo indispensabili per costruire delle mappe storico-letterarie. Molte di queste informazioni vi saranno note dai Vostri precedenti studi, pur tuttavia vale la pena richiamarle alla memoria per poi proseguire più spediti nella nostra narrazione della letteratura tedesca, che si concentrerà soprattutto sul periodo che va dal Settecento, connotato dal movimento europeo dell’Illuminismo – e nella Germania protestante: del Pietismo – fino al Primo Novecento.

L’Illuminismo è quella cultura legata al primato della ragione sulla religione che si dispiega in Europa, soprattutto in Francia con Voltaire e gli enciclopedisti, ma anche con Rousseau; come pure in Inghilterra con gli empiristi e in Italia a partire dal napoletano Giambattista Vico e più tardi dal milanese Cesare Beccaria.

In Germania -ricordiamoci che la cultura tedesca si diffonde soprattutto nella Germania protestante (soprattutto settentrionale e Orientale )- l’Illuminismo ha caratteristiche determinate dalla debolezza sociale degli ambienti culturali in seguito alla tremenda Guerra dei Trent’Anni (1618-1648). Tale debolezza spiega che gli intellettuali illuministi fossero in maggioranza professori universitari, che ebbero il merito di diffondere la cultura ‘laica’ (non confessionale, non religiosa), evitando però quel ‘piglio’ radicale e ribelle di tanti illuministi francesi e inglesi. I tedeschi si manifestarono più docili alla autorità, con l’unica grande eccezione di Gotthold Ephraim Lessing(22 gennaio 1729-15 febbraio 1781: morì a 52 anni!) che fu chiamato, per questo suo spirito indipendente e moderno, un “intellettuale non autorizzato”. E chi l’avrebbe dovuto autorizzare? Il potere dei sovrani assoluti che non amavano certo la critica che era invece la grande missione intellettuali degli illuministi.

L’illuminismo coincide anche con lo sviluppo vieppiù impetuoso della borghesia, ovvero della classe di imprenditori, di industriali, di commercianti e anche di intellettuali, docenti, scrittori, giornalisti.

Accanto all’illuminismo, in Germania (quella protestante, s’intende) si diffuse, dalla fine della Guerra dei Trent’Anni (la cui importanza non deve essere mai sottovalutata per la politica, l’economia e la cultura tedesca) il pietismo, che è un fortissimo movimento che propone il primato della fede cristiano-luterana (ricordate: Sola Scriptura, sola Fide, sola Gratia, solus Chrstus…) su tutti i valori. Questa corrente si avvale del grande strumento linguistico del tedesco di Lutero e accentua la centralità del sentimento, del ‘cuore’ (pensate in ambito cattolico la devozione al ‘Sacro Cuore’). Il ‘cuore’ pietista contro la ragione (:il cervello) illuminista. Pietismo e illuminismo si contesero l’egemonia culturale in Germania e alla fine ci fu come una contaminazione, un tentativo di sintesi, che spiega il sorgere, improvviso, impetuoso, dello Sturm und Drang, la prima avanguardia poetica in Europa. Siamo verso il 1770 e il periodo più intenso di questa corrente letteraria si concentra per un decennio con qualche ‘coda’, ad esempio: il teatro del giovane Friedrich Schiller (Marbach 1759-Weimar 1805). Schiller –anticipiamo- lo conoscete perché è l’autore dell’ “Inno alla Gioia”, che è diventato con la musica di Ludwig van Beethoven (Bonn 16 dicembre 1770-Vienna 26 marzo 1827) l’inno dell’Europa.

Il protagonista dello Sturm und Drang, che durò pochi anni, fu il principale scrittore tedesco di tutti i tempi: Johann Wolfgang Goethe (Francoforte sul Meno 28 agosto 1749- Weimar 22 marzo 1832). Goethe definì questo movimento di scrittori giovani e forti: «la rivoluzione letteraria tedesca». Il principale documento di questa corrente artistico-letteraria è il romanzo I dolori del giovane Werther, pubblicato nel 1774 (Goethe aveva appena 25 anni). Certamente un romanzo d’amore che finisce ‘male’ con il suicidio del giovane protagonista, Werther, che non accetta che la ragazza amata Lotte (ovvero Charlotte) ami e sposi un altro: Albert, un giovane con la ‘testa a posto’ e non così esuberante come Werther. Succede, ma non tutte le storie d’amore infelice finiscono così tragicamente e non tutte sono così stupendamente raccontate. Un romanzo autobiografico? Sì e no. Goethe conobbe e forse s’innamorò di una ragazza di nome Lotte, ma, capita l’antifona, se ne tornò a Francoforte e anzi dopo un anno accettò di diventare il consigliere del Duca di Weimar, che era un piccolo Ducato in Turingia, nella parte orientale della Germania. E fece carriera: divenne ministro, anzi una specie di primo ministro. Si era innamorato di un’altra Charlotte, una dama di corte Charlotte von Stein, sposata con vari figli. Sicuramente fu vero amore e sicuramente fu amore ‘platonico’.

Ma dopo una decina d’anni, Goethe era esausto per l’eccesso di lavoro burocratico, che non gli permetteva più di scrivere (e forse per soverchio ‘platonismo’) e se ne ‘fuggì’ in Italia senza dirlo né al Duca Carl August (suo amico, che capì e continuò a pagargli lo stipendio, anzi glielo aumentò per non perderlo) né a Charlotte che ci rimase molto male. In Italia restò due anni soprattutto a Roma, ma anche a Napoli, in una locanda che fu abbattuta per costruire la Galleria Umberto (se andate, verso l’uscita di via Verdi c’è una lapide che lo ricorda). In Italia Goethe tornò a scrivere e fu il biennio della svolta artistica con la nascita del ‘classicismo’.

Tornò a Weimar nell’estate del ‘88, e un anno dopo avvenne un evento che cambiò la storia del mondo: il 14 luglio 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese.

quadro_rivoluzione_francese

Ecco ora alcuni dati storici che forse già conoscete e che Vi saranno utili tenere presenti:

 

800 Sacro Romano Impero: Carlo Magno a Roma incoronato dal papa

1517 95 tesi Lutero (1483-1546): 501 fa

1618-48 guerra 30 anni

1649 pace Vestfalia

1712-1786 Friedrich II di Prussia

1729-1781 G. E. Lessing

1756-63 Guerra 7 anni

1770-1786 Sturm und Drang

1744 J. G. Herder

1749-1832 Goethe

1774 Die Leiden des jungen Werthers

1759- 1805 F. Schiller

1815-1898  Otto von Bismarck

1818-1883 Karl Marx

1844-1900 Friedrich Nietzsche

1856-1939 Sigmund Freud

 

1871-1918 Secondo Reich

1871-1950 Heinrich Mann

1875-1955 Thomas Mann 6 giugno-12 agosto

1875-1926 Rainer Maria Rilke

1877-1962 Hermann Hesse

1881-1942 Stephan Zweig

1883-1924 Franz Kafka

1894-1939 Joseph Roth

1900 Freud: Die Traumbedutung

1901 Thomas Mann Buddenbrook. Decadenza di una famiglia

1914-1918 Grande Guerra – Rpima Guerra Mondiale

1929 Crisi economica mondiale

1933-1945 Terzo Reich

1989 Riunificazione Tedesca