Videoconferenza e lezioni on line con ZOOM e GOOGLE HANGOUT

Il Consiglio dei Ministri di Taiwan ha detto alle agenzie governative di smettere di utilizzare l’applicazione per video  conferenze di Zoom Video Communications Inc, l’ultimo colpo per l’azienda che combatte le critiche alla sua piattaforma in espansione sulla privacy e la sicurezza.

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Le utenze giornaliere di Zoom sono salite a più di 200 milioni a marzo, poiché l’obbligo  di “ stare a casa” indotte dal coronavirus hanno costretto i dipendenti a lavorare da casa e le scuole sono passate all’applicazione gratuita dell’azienda per la conduzione e il coordinamento delle lezioni online.

Tuttavia, l’azienda sta affrontando un contraccolpo da parte degli utenti preoccupati per la mancanza di crittografia “end-to-end” delle sessioni di riunione e per lo “zoombing”, dove gli ospiti non invitati si introducono nelle riunioni.

 

Se le agenzie governative devono tenere videoconferenze, “non dovrebbero usare prodotti con problemi di sicurezza, come Zoom”, ha detto il Consiglio dei ministri di Taiwan in una dichiarazione di martedì. Non ha precisato quali fossero i problemi di sicurezza.

Il ministero dell’istruzione dell’isola ha poi dichiarato di aver vietato l’uso di Zoom nelle scuole.

Zoom non ha risposto immediatamente alle richieste di commento.

Quello di Taiwan sarebbe il primo governo a sconsigliare formalmente l’uso di Zoom, anche se alcuni distretti scolastici statunitensi stanno cercando di limitarne l’uso dopo l’avvertimento dell’FBI del mese scorso.

 

L’amministratore delegato di Zoom, Eric Yuan, la scorsa settimana si è scusato con gli utenti, dicendo che l’azienda non era all’altezza delle aspettative di privacy e sicurezza della comunità e che stava prendendo provvedimenti per risolvere i problemi.

Zoom è in concorrenza con i team di Microsoft, il Webex di Cisco e gli Hangout di Google.

 

Il Consiglio dei ministri  di Taiwan ha aggiunto che le applicazioni per conferenze nazionali sono state preferite, ma se necessario si potrebbero prendere in considerazione anche i prodotti di Google e Microsoft.

 

Le azioni di Zoom sono diminuite dell’1% nel trading pre-mercato sul Nasdaq. Hanno perso quasi un terzo del loro valore di mercato da quando hanno toccato il record di fine marzo.

 

tradotto da

Reuters

Per saperne di più

Tutorial come scaricare e utilizzare Zoom Meeting Italiano

ZOOM MEETING: tenere lezioni a distanza

 

Realizzare videolezioni a distanza con Google Hangouts Meet –

 

Tutorial utilizzo base di GSuite Hangouts Meet

7 Zoom Meeting Tips Every User Should Know!

 

How To Teach an Online Lesson with Zoom

 

 

 

 

Come iniziare un blog per comunicare e diventare un blogger professionista

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Cominciamo col dire che si inizia con difficoltà aprendo un Sito/blog gratuito,ma poi arriva il piacere, la gioia di poter comunicare potendo e volendo con il mondo, pubblicizzando la propria attività . Ma possiamo scrivere di tutto?

Dipende ?

Se voglio promuovere la mia professione allora mi devo concentrare su quello che so fare e che voglio vendere , proporre per ottenere incarichi e lavoro. Chi è il mio possibile pubblico , chi sono i miei acquirenti ?

Solo un piccolo esempio:

Sono e voglio avere successo come interprete? Bene allora devo concentrarmi su questa professione.Un piccolo esempio:

Chi sono

Scrivere un breve profilo di se stessi

Creare un canale YouTube dove postare i propri video e mettere i link al proprio blog

Ma  attenzione siete preparati a fare più di una professione quindi attenzione a non concentrarsi solo su quello che piace fare e non su quello  che è più richiesto  per non rischiare di  avere una vita mediocre.

Sappiamo che la vita del traduttore è più difficile di quella dell’interprete

quindi diversifichiamo e tanto più saremo capaci di guadagnare e vivere bene.

Ad  esempio conosciamo le lingue ed amiamo viaggiare e allora diventiamo travel blogger, in più siamo sempre mediatori linguistici, interpreti e traduttori e proponiamo le nostre professioni.

Si parla in questo caso di “travel blog”, il blog di viaggi. Il tema principale ma non solo è il viaggio, sul blog troviamo luoghi visitati  con foto consigli,condivide racconti, consigli, foto e video con tutti coloro che condividono la  stessa passione. Potrete anche diffondere la professione di traduttore come ad esempio tradurre siti web, guide di viaggio, fare video su località interessanti da visitare ,mettere i sottotitoli o doppiarli in inglese.

Non basta però aprire il proprio blog di viaggi o promuovere la propria attività su una piattaforma gratuita e iniziare a scrivere. Bisogna acquisire quelle competenze necessarie affinché il blog raggiunga più persone possibili e poi saperlo commercializzare.

Bisogna quindi conoscere quali plugin implementare, le tecniche SEO per arrivare nella prima pagina di Google, le regole di scrittura per il web, bisogna sapere analizzare i dati dei visitatori tramite Google Analytics e conoscere tutti i segreti dei social network affinché attorno al blog si crei una community di viaggiatori interessati agli argomenti trattati dal travel blogger.

I Social network

Tra i social network a cui dedicare maggiore attenzione oltre a Facebook    puntiamo su Instagram,  il social perfetto per diventare un  blogger di successo.

È proprio la foto di un luogo che ci ispira a intraprendere un viaggio o un abito che indossiamo o che viene indossato che stimola anche solo la curiosità nel saperne di più  su quel luogo e quel marchio.

Non bisogna essere dei fotografi professionisti per avere successo su Instagram. Ovviamente bisogna avere delle conoscenze di base, essere creativi e saper scegliere il momento giusto che valorizzi il proprio scatto.

Un travel blogger, come del resto il blogger di qualsiasi altro settore, ha diverse strade per perseguire un guadagno.

Vi sono varie possibilità di trasformare la  passione per i viaggi o quello per la moda , per la cucina o tante altre passioni in un lavoro. La prima è quella che riguarda le inserzioni pubblicitarie sul proprio blog. Sto parlando dei banner, le immagini o strisce posizionate in varie parti del sito web che contengono un chiaro ed esplicito messaggio pubblicitario.

Chi punta a questo genere di guadagno deve avere come obiettivo principale quello dell’aumento del numero dei visitatori, lavorando molto sulla SEO (Search Engine Optimization), cioè sul posizionamento sui motori di ricerca.

Professione Blogger 

La prima regola è quella di scegliere un tema di interesse e che può fare la propria fortuna.
Pete Cashmore è lo scozzese che ,partito nel 2005 senza soldi, ha realizzato uno dei blog più potenti della rete. Mashable  con i suoi 560mila dollari al mese  , guadagnati grazie ai suoi banner pubblicitari è il secondo blog più redditizio del mondo. Mashable si occupa di notizie e scoop sul mondo della tecnologia e dei social media . 
Pete era  giovanissimo quando ha iniziato ,il suo blog ha oggi più di 40 milioni di pagine visualizzate al mese ed è uno dei  più influenti al mondo.
Proprio i Social Media  hanno un ruolo della massima importanza per rendere popolare un blog . Mashable ha 2,3 milioni di follower su Twitter e più di 500mila iscritti alla pagina di Facebook.
Mashable oggi è una grande azienda con più di 40 dipendenti in  sedi diverse. Pete Cashmore ha saputo investire nel suo futuro . Il segreto del suo successo è quello di aver fatto tanta promozione al suo blog: ha organizzato eventi, feste e conferenze.

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Da dove vengono gli introiti di un Blog

La maggior parte dai banner.Seguono altre forme di pubblicità: Cpm(costo per 1.000 visualizzazioni) e Cpc(costo per clic), la creazione di un’area riservata a pagamento e la vendita di prodotti e servizi.Ma il segreto sta nell’usare il blog come strumento a supporto di un’attività imprenditoriale .
Onibalusi Bamidele è nigeriano aveva  soli 17 anni quando ha iniziato e  guadagna più di 5mila dollari al mese con un blog rivolto ai neo imprenditori. Si è costruito un nome pubblicando centinaia di post su alcuni dei blog più influenti sul tema del fare soldi con internet. youngprepro vuole insegnare come creare un blog di successo concentrandosi sulla sua specialità: il guest blogging,ovvero farsi ospitare con interventi su blog autorevoli per  aumentare la reputazione e il traffico sul proprio blog. Ha studiato ed imparato il guest blogging in cui il blogger spiega che tipo di post apprezza e quali sono invece poco apprezzati al punto da non venir pubblicati. The ultimate guide to guest blogging  è stata scaricata da migliaia di utenti.

Il Segreto ?

Per diventare un blogger di successo ci vuole passione, competenza e tenacia.
La passione dà la sicurezza per non arrendersi. Le competenze ti guidano a fare le scelte giuste . La tenacia non ti fa smettere fino a quando non hai raggiunto i risultati.
Alcuni esempi di successo che hanno prodotto lavoro:
Rome driving tours
Your tour in taly

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 FASHION BLOGGER 

Sono pochi coloro che si occupano di fashion blogger , c’è poca concorrenza, quindi ne consegue che ci sono ancora molte possibilità di poter investire in questo settore. Per iniziare la carriera di fashion blogger prima di tutto è necessario creare un blog, attraverso WordPress.com o Blogspot.com. Molto importante sarà il nome che si darà al diario virtuale e soprattutto la grafica che dovrà essere accattivante, seducente, ma anche pulita e soprattutto personale.  L’ideale, per poter ottenere un notevole numero di followers, potrebbe essere quello di pubblicare un outfit al giorno, indicando il costo e la marca indossata. Si dovrà curare molto le fotografie che si pubblicheranno sul  blog: dovranno essere scatti curati, nitidi, grandi e luminosi.

Possedere anche notevoli conoscenze in ambito informatico, per rendere il proprio fashion blog attraente e ricercato. È necessario, quindi, conoscere i trucchi dei motori di ricerca (SEO) per fare in modo che il proprio blog compaia nelle prime pagine di ricerca su Google, quando si cerca un vestito o una borsa alla moda. È fondamentale usare le giuste parole chiave e pubblicizzarsi sui social network attraverso una pagina Facebook e un’utenza Twitter create appositamente. L’uso della lingua inglese, inoltre, aumenta la possibilità di portare più click al proprio portale.

Più visite vi saranno, più possibilità avrete di poter essere pagate da un’azienda per la pubblicità che sarete in grado di farle con i vostri post “alla moda”. Se i contatti aumenteranno di settimana in settimana, molto probabilmente inizieranno ad arrivare anche i primi buoni acquisto spediti da marchi intenzionati a raggiungere il pubblico del nuovo blog. Infatti, le migliori fashion blogger italiane ricevono inviti alle sfilate più prestigiose, vestiti in regalo e banner del valore di 3mila euro al mese. Tra le fashion blogger italiane che sono riuscite a trasformare la propria passione per la moda in un vero e proprio lavoro troviamo:

Chiara Ferragni,  è la fashion blogger più famosa d’Italia. Il suo theblondsalad.com ha 90mila contatti al giorno (il 65% all’estero). Nei primi sei mesi dalla nascita del blog ha avuto un fatturato di 50mila euro. I banner pubblicitari sul suo sito vengono venduti anche per 3mila euro al mese.

Virginia Varinelli, 27 anni, laurea alla Bocconi, è l’ideatrice di uglytruthofv.com, che ha 13mila contatti al giorno. Virginia dedica 4 ore al giorno al suo blog.

Nicoletta Reggio, 25 anni, ha creato scentofobsession.com. Il suo guadagno è di 800 euro al mese a cui si aggiungono i buoni acquisto che le vengono inviati in omaggio dai siti di shopping online. Il primo buono le è stato spedito da un sito svedese dopo 4 mesi dalla nascita del suo blog.BORSAENTRà

Ecco alcuni consigli utili per diventare delle affermate fashion blogger. Prima di tutto è necessario  imparare ad osservare il lavoro altrui, per scoprirne i trucchi e i segreti. In secondo luogo, cercare di prendere parte agli eventi di moda più importanti come ad esempio la fashion week di Milano. Nell’occasione si  cercherà di scattare più foto possibili e postatele sul  blog, in tal modo i lettori  vi seguiranno costantemente.  E’ consigliabile avere gusti nella norma, che rappresentino il modo di vestire della maggior parte delle ragazze.

Per diventare  affermati fashion blogger è necessario, inoltre possedere  importanti qualità: prima tutto bisogna essere competenti, sempre informati sulle nuove mode e sui nuovi trend, ma soprattutto cercando di scovare le nuove tendenze prima che diventino troppo popolari. Occorre poi proporre il proprio personale stile, senza però essere troppo fuori dalle tendenze della moda. In secondo luogo, bisogna essere puntuali, aggiornando spesso il proprio blog con novità importanti.  Altra qualità è quella di saper scrivere in modo semplice, fluido e frizzante, cercando di non dilungarsi troppo, ma allo stesso tempo, descrivendo in modo personale ed originale le ultime tendenze di moda.

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FOOD BLOGGER: LA BUONA CUCINA ITALIANA

 

Una delle professioni che ultimamente sta spopolando anche in Italia è quella del food blogger.

Per poter diventare un bravo food blogger è necessario prima di tutto aprire un proprio diario virtuale, nel quale inserire delle ricette originali oppure recensire quelle assaggiate in ristoranti e agriturismi  , oltre a suggerire il modo migliore per cucinare o per fare acquisti. E’ indispensabile inoltre, avere delle buone conoscenze nel settore  dell’informatica applicata e conoscenze  SEO. In secondo luogo, è necessario possedere una buona macchina fotografica ed una buona conoscenza dell’arte fotografica, al fine di realizzare abilmente foto ed immagini  che presentino il piatto in modo accattivante, così da far venire l’acquolina in bocca a chi sta cercando sul web una specialità da preparare in cucina.

E’ consigliabile inoltre, creare un proprio personale brand, una specie di marchio che vi contraddistingua e vi faccia emergere  rendendovi unici.  Indispensabile è cercare di aggiornare il proprio blog quotidianamente con ricette e recensioni, al fine di aumentare il proprio numero di followers. Tutti i lavori devono essere diffusi su Facebook e Istangram,Twitter o Pinterest, il social network che sembra fatto apposta per i food blogger: se una foto piace è condivisa in pochissimo tempo.  Bisogna anche creare un canale YouTube per avere un gran numero di visualizzazioni e far crescere  il proprio sito/blog.

Per diventare dei bravi food blogger non serve un determinato titolo di studio, è necessario solo possedere nozioni di cultura generale, saper scrivere, saper cucinare, ma soprattutto essere costanti nell’aggiornare il blog e nel rispondere ai propri lettori: i commenti sono molto importanti e interagire con i propri lettori è un’altra chiave del successo. Un consiglio: potete anche sottolineare le parole chiave all’interno del vostro articolo per rendere più semplice la ricerca ai vostri lettori oppure creare un pulsante di ricerca  per mezzo del quale i  lettori possono cercare una ricetta o altro. Potrete anche inserire un elenco di tutte le ricette scritte, raggruppandole in base alle caratteristiche comuni.

Questi di seguito sono alcuni dei blog italiani più seguiti:

Fatto in casa da Benedetta Food blogger italiana  Benedetta è la fortunata fondatrice del suo blog  ed è senza alcun dubbio la Food Blogger Italiana del momento.

Giallo Zafferano ideato da Sonia Peronaci, è il sito di cucina più famoso d’Italia. Ha 400 mila utenti unici e 1,3 milioni di pagine visitate ogni giorno.

Il Cavoletto di Bruxelles di Sigrid Verbert, è un must per gli appassionati di cibo. Il suo blog arriva a toccare oltre 10mila visite al giorno.

Sorelle in pentola è il blog che Chiara Maci, la food blogger italiana più apprezzata

 

L’importanza di una buona conoscenza delle lingue per chi desidera lavorare all’estero.

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Travel Blogger

Il fenomeno è crescente In un mercato, come quello italiano, dove la prima fonte di informazione turistica risulta essere la Rete (55%), il loro ruolo è sempre più importante.  Nel mondo anglosassone, i travel blogger utilizzano un approccio più commerciale.  Centinaia di blogger di viaggio provenienti da tutto il mondo, si sono incontrati  proprio in Italia, a Perugia, per il meeting annuale dell’associazione Travel Bloggers Unite (www.travelbloggersunite.com).  L’Umbria ha “vinto” su Valencia, l’altra candidata a ospitare l’appuntamento . Per tre giorni, sotto l’ala protettrice del fondatore del gruppo Oliver Gradwell, si sono confrontati su come fare business insieme, hanno frequentato workshop per realizzare video più accattivanti e hanno incontrato anche il guru della fotografia Steve McCurry. Poi sono partiti invitati dalla Regione Umbria alla scoperta delle sue bellezze, da Norcia a Spello e Assisi, per poi raccontare le loro esperienze nei loro diari in Rete. Anche la Toscana, l’Emilia Romagna e il Trentino hanno capito l’importanza della comunicazione turistica 4.0.  Un team di blogger selezionati ha partecipato al tour “Activity and wellness”, dal 21 al 24 giugno, negli hotel del benessere della Val di Sole e dintorni.

LA PIATTAFORMA e il SEO
La prima mossa da fare è scegliere la piattaforma di pubblicazione. Ne esistono diverse, ma le più utilizzate sono blogger di Google e WordPress: nella lista dei migliori blog di viaggio pubblicata su Wired.it, quest’ultima si conferma la piattaforma preferita dai travel blogger. Con WordPress si può creare un blog “preconfezionato” a costo zero o acquistare uno spazio da costruire come volete (per 18-25 $ all’anno).

Per inserire url, tag, titoli e descrizione Seo e parole chiave all’interno dell’articolo (tutto ciò che Google legge per dare i risultati di ricerca), la regola base da tenere a mente è:

Come cerco ciò di cui voglio scrivere su Google? Rispondendo bene a questa domanda, il gioco è fatto. Per sapere quali sono le parole più cercate sulla rete ci sono Google Trends e Google Adwords. Potete provarli: c’è da passare un po’ di tempo  nello scoprire  quello che  si vuole sapere da Google.

Scrivere Storie

Individuare l’argomento, non uscire dal tema, dare informazioni, non usare parole troppo ricercate, usare una sintassi facile con frasi brevi (come fa Mary Morris sul suo blog) e non essere prolissi. Tutto questo è  molto importante, ma potreste trovare persone più interessate alle vostre foto o ai vostri follower piuttosto che alla perfezione degli articoli. Può essere il luogo che avete visitato o foto che avete scattato.  Bisogna farsi riconoscere e sviluppare uno stile proprio. Infine,  scrivete anche in inglese avrete molto più visite !

Postate foto e video

 

Dopo aver scritto una storia,   postare sul blog foto e video. Se volete avere una visibilità  dovete pubblicare il meglio che avete. Una brutta foto è  peggio di un testo scritto male. Se usate app per modificarle (per lo smartphone o sul computer), come Snapseed o Photoshop, state attenti a non strafare, perché il risultato potrebbe essere una foto con colori troppo innaturali. Sarete vincenti se troverete foto con panorami mozzafiato. Se volete girare video perchè non seguire  la bogger newyorkese Kelley Ferro: nella sua rubrica A New York Minute recensisce i ristoranti della Grande Mela, mentre sul suo sito raccoglie video di viaggio da tutto il mondo.

Condividere

 

Condividere i contenuti pubblicati sul blog è indispensabile per aumentare la vostra visibilità.  Twitter ,Instagram e Facebook, l’importante è essere social La felicità è vera quando si condivide.

 Sapere cosa si scrive

Il  blog non è una testata giornalistica. Lo ha stabilito di recente la Corte di Cassazione, assolvendo per insussistenza del fatto il giornalista Carlo Ruta, autore di un blog che era stato condannato per il reato di stampa clandestina. Questo significa che non dovete preoccuparvi di registrare il vostro blog in un Tribunale, ma fate comunque attenzione a quello che scrivete perché in Italia la materia è ancora molto incerta. Se volete quindi evitare fastidi di ogni genere ,da mail di protesta all’ accusa di diffamazione, controllate sempre l’esattezza di quello che scrivete e non date mai per scontate informazioni trovate sul web, fate ricerche accurate  e ben documentate. Criticate una compagnia aerea o l’accoglienza di un albergo se volete, ma fornite valide motivazioni.

Calcolare la propria Influenza

Gli strumenti più immediati per calcolare coloro che visitano le vostre pagine sono il contatore visite (si installa su WordPress grazie a un plugin) e Google Analytics. Tra i vari strumenti che calcolano il vostro successo sui social network c’è Klout, che elabora alcuni dati presenti sulle vostre pagine social e vi restituisce uno score compreso tra 0 e 100. Da 60 punti in su potete considerarvi già abbastanza influenti. Ovviamente, potete farvi un’idea dell’influenza di un blogger anche soltanto dal numero di “mi piace” su Facebook e dal numero di follower su Twitter.

Creare Lavoro

Per avere informazioni su quello che succede nel mondo del turismo, per ricevere comunicati stampa, inviti ad inaugurazioni di hotel o a viaggi stampa o a convegni di blogger, dovete farvi conoscere, primi fra tutti ad enti del turismo e agenzie di comunicazione specializzate in viaggi (Martinengo, Goup, Adam, Open Mind). Più siete convincenti e più ampio è il vostro bacino di follower, tanto maggiori saranno le possibilità che qualcuno vi chiami. Mandate mail, usate il telefono, costruite un’agenda di contatti.

Guadagnare con il blog

Se create un blog con l’idea di guadagnare  con la pubblicità vi sbagliate. Sono pochi i  blogger che ci riescono e quasi tutti lavorano per il mercato anglosassone, dove la possibilità che una società si accorga di un blogger e lo sponsorizzi è molto più alta che in Italia. È quello che è successo a Kash Bhattacharya, che ha creato Budget Travel un blog, focalizzato sulle mete cheap and chic, in particolare gli ostelli di lusso. Volano anche più alto Johnny Jet , che valuta spa e alberghi da New York a Bali  e Melvin Boecher, che con il suo Traveldudes è  uno dei più seguiti blogger di viaggio al mondo.

PIÙ VISITATORI AVRAI E PIÙ ALTI SARANNO I GUADAGNI

Un’altra forma di guadagno è quella che riguarda le affiliazioni, ovvero degli accordi con società varie che pagano una percentuale in base al venduto. Mi viene in mente ad esempio Amazon: affiliandosi con questo colosso della distribuzione si percepisce una percentuale in base alla vendita di determinati prodotti che possono essere guide di viaggio, libri, valigie  o qualsiasi altro prodotto giri intorno a questo mondo.

MEGLIO PERDERE GUADAGNI CHE LA REPUTAZIONE, COSA CHE VALE SEMPRE SPECIE PER UN  BLOGGER

Ci sono poi altre modalità di guadagno anche molto diverse tra loro. Una di queste è quella di “rivendere” le proprie competenze e conoscenze ad altri portali   scrivendo articoli per loro. Chi è abile nella produzione di video può rivenderli a vari committenti e chi sa scattare belle fotografie può rivederle a siti o a testate giornalistiche.

Se siete creativi  e sapete scrivere, si può guadagnare scrivendo eBook e poi rivenderli tramite il proprio blog di viaggi, si possono realizzare e vendere gadget, si può fare formazione in base alle competenze informatiche acquisite  e si può partecipare anche a campagne di comunicazione. Ma non solo… si può fare molto di più …

Buon Lavoro

Letteratura e Coronavirus : teorie complottistiche o esperimenti sfuggiti di mano?

Ormai non si fa che parlare del Coronavirus, della sua virulenza, qualcuno azzarda un complotto, e poi ci sono opere letterarie e programmi tv che anni prima sembrerebbero aver previsto quanto sta accadendo attualmente.

Esistono numerose ipotesi, teorizzazioni e congetture indimostrate e più o meno fantasiose,  sostenute da piccoli gruppi complottistici spesso in conflitto interpretativo . Quella del New World Order farebbe parte di una teoria del complotto molto vasta ed articolata che si fonda su una possibile  collusione fra il commercio e la politica, l’economia, un ipotetico “governo segreto”, insabbiamenti, fino ad arrivare  a teorie estreme e molto  spesso ritenute fantascientifiche come quelle di David Icke.

Altro caposaldo delle teorie di Icke è l’idea che il mondo sia sotto il controllo di un governo segreto.

Nel 1996, nel suo libro … and the truth will set you free (e la verità vi renderà liberi), ha affermato che il governo era finanziato da banchieri e affaristi come i Rothschild e Rockefeller.  Secondo il

giornalista inglese Simon Jones, Icke affermò che:

«La gente comune è indotta in massa a credere che la normale causa degli eventi del mondo siano le conseguenze di forze politiche note, o eventi casuali e incontrollabili. Tuttavia, la storia dell’umanità è manipolata ad ogni livello… Ora potreste chiedervi fino a quali terribili attività questa gente possa arrivare. Icke ha la risposta. Questi individui organizzano incidenti in tutto il mondo, che poi richiedono una risposta dall’opinione pubblica ( del tipo bisogna fare qualcosa), e in cambio permettono a questi potenti di fare qualsiasi cosa questi abbiano desiderato fare sin dall’inizio
(Dichiarazioni di Icke a Simon Jones

 

In ben due episodi  dei Simpson troviamo la previsione riguardante il COVID-19.

Nell’episodio 21 della stagione 4 della famosa serie de I Simpson , raccontano di un virus diffusosi dall’Estremo Oriente e giunto a Springfield tramite un pacco postale dopo essere stato investito dagli starnuti di un lavoratore asiatico.

Incuriosisce un libro scritto nel 1981, un romanzo distopico che narra  un futuro dove un virus mette in  pericolo  l’umanità. Dean Koontz , romanziere statunitense  nel suo libro Eyes of the Darkness ha descritto la diffusione del virus in maniera fin troppo dettagliata.

Il romanzo dell’americano Dean Koontz, del 1981, parla di un virus mortale chiamato Wuhan-400.

Inizialmente nel 1981 il romanzo fu ambientato in Unione Sovietica diventata poi  Russia 11 anni dopo. Il virus prese il nome della città da dove era partito Gorki – 400. In seguito, precisamente nel 1996, l’autore  ambientò il racconto in Cina e precisamente nella citta di Wuhan modificando, ovviamente, anche il nome del virus in Wuhan – 400. Le pagine di Koontz sembrano discostarsi  dalla realtà contro cui stiamo combattendo.

Il romanzo si riferisce infatti ad un virus, messo a punto in un laboratorio segreto vicino al capoluogo della provincia di Hubei, per creare una terribile arma  batteriologica, con un tasso di mortalità del 100 per cento. Lontanissimo insomma dal tasso di letalità del coronavirus. Tuttavia ci fa riflettere dato le ultime notizie rilasciate da stampa e telegiornali e passate come notizie non vere anche dagli scienziati interpellati per smentire tali notizie.

Il servizio del TGR Leonardo del 16 novembre 2015 parlava di esperimenti di laboratorio su Coronavirus.

 

Ora, è vero che in quel luogo della Cina esistono davvero dei laboratori di ricerca, come il Centro per il Controllo delle Malattie di Wuhan (WHCDC), ma è troppo poco per ipotizzare che il coronavirus non provenga da un animale ma dalla ricerca a fini militari.

Il Wuhan National Biosafety Laboratory è una struttura dove vengono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo e c’è chi sospetta che il virus possa essere “sfuggito” da lì.

 Secondo quanto riporta  Dagospia, nel Paese asiatico, l’unico laboratorio capace di soddisfare gli standard di sicurezza richiesti per studiare il 2019-nCoV si troverebbe proprio nel centro di Wuhan.

Il Wuhan National Biosafety Laboratory, è ospitata presso l’Accademia cinese delle scienze ed è stata pensato per aiutare scienziati e ricercatori cinesi a “prepararsi a rispondere a futuri focolai di malattie infettive”. Secondo quanto riportato dal quotidiano, la struttura sarebbe nata in collaborazione con la Francia, nel 2003 quando scoppiò l’epidemia di Sars, che uccise centinaia di persone.

I laboratori che lavorano e gestiscono agenti patogeni sono classificati con un punteggio da 1 a 4 in base alla classe di microbi di cui dispongono e si occupano. Il punteggio più basso indica il rischio minore, mentre il 4 rappresenta il pericolo più alto. Il laboratorio  di Wuhan è classificato al livello di biosicurezza 4 (BSL-4), proprio perché in quella struttura sono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo.

Nell’ottobre del 2019, un mese prima che si scatenasse il coronavirus in Cina, epicentro la città di Whuam, il Johns Hopkins Center for Health Security, strettamente collegato al National Institutes of Health (L’Istituto Nazionale della Sanità Usa), ha simulato lo scenario derivante da una pandemia da coronavirus.

Partner di questa simulazione, chiamata Event 201, la Bill & Melinda Gates Foundation e il Word Economic Forum.Il Johns Hopkins Center for Health Security è stato letteralmente bombardato di richieste sull’evolversi della situazione attuale, dato che la simulazione prevedeva che il virus avrebbe causato “65 milioni” di vittime

Fonte:https://www.nogeoingegneria.com

 

Niccolò Ammaniti immagina un futuro inquietante  ambientato in Sicilia, nel 2020, dopo la diffusione inarrestabile dell’epidemia causata da un virus che uccide tutti gli adulti.  Solo i bambini sono sopravvissuti perché il virus, col quale tutti sono venuti in contatto, rimane in forma latente sino a quando pure loro, crescendo ne verranno colpiti. Anche loro quindi sono destinati a morire, come è già successo ai genitori ed a tutta la popolazione adulta.

La protagonista del romanzo  si chiama Anna ,come il libro ed è una ragazzina di tredici anni.  Pubblicato cinque anni fa da Einaudi sta diventando una serie tv per Sky. Le riprese sono partite il 17 ottobre 2019, lo scrittore è alla regia .La trama ricorda in maniera agghiacciante l’epidemia di coronavirus in corso nel mondo.

Il mondo di cui parla «Anna» è un mondo popolato da soli bambini, gli unici che non vengono contagiati dalla misteriosa Rossa, una peste che a differenza di altre malattie resta latente fino all’età della pubertà. Proprio come il coronavirus che finora sembra risparmiare i bambini, come la Sars. Altra coincidenza: il romanzo di Ammaniti è ambientato proprio nel 2020.

Quello che   racconta è terribile,   uno scenario simile a quello di oggi , difficile da immaginare  si possa verificare  nel nostro paese.  E’ sconvolgente quanto sia   la nuova epidemia  simile ai fatti  descritti nel libro: la lotta per la ricerca del cibo, il «quaderno delle cose importanti» che la madre di Anna le ha lasciato per affrontare il mondo dopo la sua morte, la speranza di raggiungere il Continente. Senza elettricità, senza tecnologia, senza scambi commerciali, i piccoli protagonisti cercano di cavarsela con il baratto, la caccia, la battaglia quotidiana con gli animali randagi. Un romanzo che trascina il lettore, che inseguendo le avventure di Anna e del suo fratellino spera disperatamente che ci sia un lieto fine,ma come molti libri di Ammanniti, il lieto fine non c’è. Noi invece lo desideriamo, siamo fiduciosi !

E poi ci sono anche dei film come  Contagion  che descrive una pandemia passata dalle bestie agli umani e dilagata da un capo all’altro del Pianeta e  Virus letali che fanno riflettere. Film come Virus letale (del 1995), con Dustin Hoffman, o serie tv come The Walking dead, di Frank Darabont. Resident Evil, Io sono Leggenda, World War Z, Lesercito delle scimmie , ma anche La strada, tratto dal bellissimo libro di Cormac McCarthy.

La medium Sylvia Browne scriveva che “entro il 2020 gireremo con mascherine e guanti per via di un’epidemia di polmonite”. Le “profezie di Sylvia Browne, accreditata di doti medianiche fin da bambina, e collaboratrice degli investigatori in oltre 100 casi di sparizioni e omicidi. La medium morta in California nel 2013, aveva scritto  come ha documentato Il Fatto Quotidiano . Il tutto nel libro uscito nel 2008, End of a days. Nella pagina 210  si legge quanto segue:

Entro il 2020 diventerà prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti di gomma a causa di una epidemia di una grave malattia simile alla polmonite, che attaccherà sia i polmoni sia i canali bronchiali e che sarà refrattaria a ogni tipo di cura. Tale patologia sarà particolarmente sconcertante perché, dopo aver provocato un inverno di panico assoluto, quasi in maniera più sconcertante della malattia stessa improvvisamente svanirà con la stessa velocità con cui è arrivata, tornerà all’attacco nuovamente dopo dieci anni, e poi scomparirà”

Lo speriamo veramente  e le sue parole sono consolatorie visto che in estate,secondo la  scrittrice e medium, il virus dovrebbe sparire. Ed anche se dovesse tornare tra 10 anni  e speriamo che non avvenga, poi non farà mai più parlare di sé.

Il cinema e i libri di un certo tipo meglio prenderli come il frutto della fantasia . Spesso sembrano effettivamente anticipare gli eventi, ma probabilmente si tratta di pure coincidenze e non di profezie, come qualcuno vorrebbe far credere. Anche se… incuriosiscono e fanno riflettere.

The next outbreak? We’re not ready | Bill Gates

 

Formazione a distanza al tempo del Coronavirus

Lezioni, esami e persino sessioni di laura online. Le università italiane si sono o si stanno organizzando per reagire all’emergenza coronavirus che ha fatto fermare  tutte le lezioni almeno fino al 15 di aprile.

FORMA-LMS

La situazione  italiana è comunque molto disomogenea. Molto  dipende da quanto le singole università o istituti  di livello universitario abbiano potuto organizzarsi  sull‘e-learning (con la creazione di piattaforme e formazione dei docenti). A preoccupare non è solo il “gap” tecnologico che si potrebbe aprire tra studenti soprattutto se la chiusura delle aule si protraesse a lungo, ma anche quale tipo di formazione si possa dare e ricevere con questo mezzo e che tipo di validazione didattico abbiamo per accertare un effettivo apprendimento .

Per rispondere a queste domande presentiamo un interessante articolo di Gustavo Leguizamon.

Articolo di GUSTAVO LEGUIZAMON

Aula virtuale: “To be, or not to be”

Sembrerebbe che oggigiorno i bambini, quando vengono al mondo, non piangano perché devono affrontare la nuova realtà nella quale si trovano immersi ma piuttosto per iniziare a comunicare. Oggi sembra che i neonati, con il loro primo pianto, ci dicano “lasciatemi andare che devo andare ad aprire il mio profilo Instagram e iniziare a mandare WhatsApp per annunciare la mia venuta al mondo”.

É così che la vita delle nuove generazioni si sta sviluppando, tutto deve essere rapido e immediato. La tecnologia ci ha permesso questa velocità di azione portandoci ad un agire virtuale e non più ad un agire reale, palpabile e autentico.

Recentemente l’opinione pubblica si è interrogata circa l’uso delle nuove tecnologie nell’ambito dell’insegnamento e si è posta domande quali, le aule virtuali, rispetto alle lezioni frontali tradizionali, hanno lo stesso valore didattico? Sono altrettanto efficaci?

Secondo le linee guida del MIUR le abilità comunicative sono parte del bagaglio professionale della figura del professore. La comunicazione può essere suddivisa in tre modalità principali: comunicazione verbale, comunicazione paraverbale e comunicazione non verbale. La comunicazione verbale è costituita dalle informazioni scambiate con l’uso della parola o dei segni, lingua scritta, la comunicazione paraverbale è invece veicolata principalmente dal volume, dal tono e dal ritmo della voce. Infine, la comunicazione non verbale si realizza tramite la mimica facciale, la gesticolazione, la postura e la prossemica.

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Uno degli svantaggi delle lezioni in aula virtuale è la perdita di due canali comunicativi su tre con un notevole deterioramento dell’informazione scambiata. Infatti, un’aula virtuale porta a un nuovo tipo di comunicazione. Una comunicazione che diminuisce l’interazione basilare con il mondo circostante. Generando una comunicazione impersonale ed eliminando l’interazione sociale la comunicazione si riduce ad al solo canale visuale/verbale e risulta meno profonda. Pertanto, è possibile che gli studenti si isolino e si demotivino. Inoltre, offre un limitato scambio diretto di esperienze che proporziona la relazione professore-alunno e alunno-professore, portando a un ritardo del feedback e quindi della correzione di possibili errori.

 

Tale comunicazione genera una debole attenzione al contenuto ed è tale da far perdere rapidamente il suo fascino, visto che permette solo una fredda conversazione attraverso la scrittura. Tale attenuazione dei sensi e dell’efficacia comunicativa comporta inevitabilmente una minore partecipazione degli alunni, tanto indispensabile per un corretto apprendimento.

Secondo la visione costruttivista dell’apprendimento, gli individui imparano tramite l’interazione con l’ambiente. In questa corrente psicopedagogica la conoscenza non viene trasmessa dal professore e ricevuta dallo studente ma attraverso stimoli e interazione sociale la conoscenza viene costruita, in forma unica e originale, nella mente del discente. Purtroppo l’aula virtuale permette una scarsa interattività sia per ovvie limitazione tecnologiche che per la natura stessa del mezzo conseguentemente ne risente l’efficacia delle lezioni stesse.

Paradigmi-di-apprendimento

Uno dei maggiori e più riconosciuti esperti di psicopedagogia moderna, Lev Semënovic Vygotkij,introduce i concetti di apprendimento in zona prossimale e quello di scaffolding(impalcatura). Il primo si riferisce ad un discente al quale sono richiesti compiti che non è ancora in grado di svolgere solo ma che è in grado di realizzare con il sostegno e la supervisione di un insegnante. Vygotkij sostiene che lavorando in tale zona si ottiene un insegnamento più rapido e con risultati più durevoli nel tempo. Il termine scaffolding invece comprende un insieme di tecniche e di aiuti che l’insegnante deve offrire al discente quando lavora in zona prossimale. Queste tecniche assieme ad altre, universalmente riconosciute come valide dalla psicopedagogia moderna, come l’apprendimento tra pari e il learning by doing sono incompatibili con un corso erogato esclusivamente in modalità di aula virtuale. Altrettanto critica è la questione del controllo e della verifica da parte degli insegnanti sul reale e concreto impegno nel seguire le lezioni da parte dei discenti, tale controllo è pressoché nullo in aula virtuale rendendo così possibili comportamenti come accedere alla lezione ma non seguirla o semplicemente prestavi scarsissima attenzione.

learning by doing

In alcuni campi del sapere, per esempio nell’essenza dello studio delle lingue, dove con l’inizio di un enorme sviluppo tecnologico si è generato un insegnamento più efficace e attraente per gli studenti, si riamane comunque lontani dal poter trasmettere tutta l’informazione non verbale che ruota attorno all’atto del parlare e che forma una parte indispensabile dell’insegnamento.

Inoltre, l’aula virtuale non permette di praticare e sviluppare le competenze riguardo l’interazione sociale e la gestione dei rapporti con gli altri tanto importanti oggi nel mondo del lavoro. Tali abilità sono tanto comunicative quanto sociali e riguardano il sapersi porre difronte ad una divergenza di opinioni, saper negoziare con gli altri e rinegoziare con sé stessi punti di vista e opinioni e saper gestire le problematiche di gruppo dipendentemente dalla natura stessa del gruppo (formale, informale, amici, lavoro, etc.) Tali competenze afferiscono all’intelligenza relazionale e come già detto non vengono acquisite nel caso di solo insegnamento attraverso aula virtuale.

È vero, un’aula virtuale può rappresentare uno strumento innovatore e molto utile per facilitare l’apprendimento di parte del contenuto didattico però, per quanto detto finora, in nessun modo potrà rimpiazzare la lezione dal vivo in quanto sminuisce uno dei fattori più importanti per raggiungere un apprendimento efficace, ovvero il fattore umano. L’aula virtuale può sicuramente essere usata a supporto della lezione frontale per rafforzarla ma non può costituire essa stessa la sola forma di insegnamento.

e-Learning

Dovremmo iniziare a prepararci per adattare questi due tipi di aula, virtuale e reale, nella didattica in un futuro prossimo, però sempre con attenzione e buon senso. Siamo tutti diversi e come sappiamo, grazie alle teorie sugli stili di apprendimento, non sempre lo stesso metodo ottiene lo stesso risultato con tutti gli studenti. È fondamentale tenere a mente che non possiamo permetterci di dimenticare che, come insegna l’antropologia moderna, siamo esseri sociali e che necessitiamo della presenza reale dell’altro per apprendere.

 

 

Imparare dal passato, la cura attraverso la Storia e la Letteratura

Di Jessica Falcioni

 

“COVID-19 (acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19), o malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 (dall’inglese Severe acute respiratory syndrome coronavirus 2) o più semplicemente malattia da coronavirus 2019, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. I primi casi sono stati riscontrati durante la pandemia di COVID-19 del 2019-2020.” (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/COVID-19)

Comunque la si voglia chiamare, questa malattia, oggi giorno, ancora con origini sconosciute, venne identificata per la prima volta nei primi giorni del 2020 dalle autorità sanitarie della città di Wuhan, capitale della provincia di Hubei in Cina. Contando diversi portatori sani, ossia persone asintomatiche che non presentano alcun sintomo, ma che trasmettono comunque la malattia, il numero di contagiati ha raggiunto dei livelli inverosimili. Ad oggi, si contano ben 193.475 casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia, di cui 81.151 casi confermati, 3.242 morti e 69.775 guariti in Cina e ben 28.710 persone positive, 2.978 deceduti e 4.025 guariti in Italia. Numeri che fanno riflettere, o che almeno dovrebbero. (fonte dati numerici: http://www.salute.gov.it/portale/home.html)

Ma come è possibile che questa malattia si sia diffusa a macchia di leopardo, con questa velocità e aggressività? Probabilmente, le misure di prevenzione che i governi di tutto il mondo avrebbero dovuto prendere sin dall’inizio non sono state prese e probabilmente la situazione è stata sin da subito trattata con troppa superficialità. Fatto sta che qualcosa non ha funzionato e tutt’ora continua a non funzionare, comprese le quarantene non rispettate e, soprattutto, le persone che non seguono le norme indette dalle istituzioni.

Se fossimo in un passato nemmeno troppo lontano, l’Italia, ad oggi interamente zona rossa, sarebbe circondata da un cordon sanitaire (letteralmente, cordone sanitario) e i nostri cugini europei starebbero al confine per evitare che qualcuno entri nel loro paese.

Questo, accadde nel 1821 quando il duca di Richelieu decise di usare l’esercito per bloccare gli ingressi dalla Spagna, paese in cui, allora, divampava la temibile febbre gialla.

Fu proprio in questo periodo che comparve per la prima volta il termine cordon sanitaire, ma già da secoli si usava “limitare” una zona per evitare contagi ed è proprio dal passato, che dovremmo imparare qualcosa.

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La cultura nel Settecento tedesco tra l’illuminismo e il pietismo:Lessing “Emilia Galotti”

Di Marino Freschi

Lezione 3°

 

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Nei materiali SOB 2020-1 e SOB 2020-2 abbiamo richiamato alla memoria notizie sul quadro storico-culturale della Germania e ci siamo soffermati sull’importanza di Lutero: la sua traduzione della Bibbia rappresentò un evento ‘fondativo’ dell’unificazione linguistica della Germania, anche se influenzò soprattutto le parti protestanti del paese (soprattutto –ma non esclusivamente- la Germania Settentrionale e Orientale).

Ci siamo concentrati sulla cultura tedesca del Settecento quando gli intellettuali sulla scia della diffusione in tutta Europa dell’Illuminismo presero vieppiù le distanze dal primato della religione nella vita e nella cultura interessandosi sempre alla scienza, all’economia, ma anche al progresso dell’istruzione. Ricordiamo che grazie all’azione dei pastori luterani l’alfabetizzazione nei paesi protestanti era molto avanzata.

La lettura della bibbia e dei testi religiosi era molto diffusa e il passo successivo, sollecitato dalla cultura razionalista propagandata dagli illuministi, fu rappresentato dalla rapida espansione di una letteratura ‘laica’ (non confessionale). Si è notato che la Germania del Settecento presenta una cultura vivificata da due grandi correnti culturali: quella dell’illuminismo e quella pietistico-luterana. L’Illuminismo tendeva a “rischiarare” (in tedesco: aufklären) le coscienze. Come?  Con lo studio, con la logica, con la ragione e il razionalismo. Che significa? Ciò significava l’avanzata irruente del progresso della scienza (ad esempio della medicina e dell’igiene, dell’agricoltura, della tecnica).

In Inghilterra verso la metà del secolo si avvia la Rivoluzione Industriale, che cambiò il destino del mondo. Un’ulteriore conseguenza fu che l’Illuminismo significava anche lo sviluppo della classe borghese che promuoveva il progresso tecnico-scientifico e inoltre tendeva ad avere sempre maggiori riconoscimenti in un’epoca in cui comandavano ancora i sovrani assoluti appoggiati dall’aristocrazia e dall’alto clero.

La borghesia –soprattutto in Inghilterra e in Francia- si rafforzava e cominciava a far sentire la propria voce. Come? Con le riviste che all’inizio si occupavano di questioni “etiche” per evitare di immischiarsi nella politica che era l’ambito esclusivo dei sovrani. Siamo infatti nell’epoca dell’assolutismo. Il simbolo più evidente era Luigi XIV (1638-1715), chiamato Roi Soleil, Re Sole, che costruì l’immensa e stupenda Reggia di Versailles, che divenne il modello per altre regge sfarzose come la Reggia di Caserta e come Sans-Souci vicino Berlino e Schönbrunn presso Vienna.

Ma perché queste residenze erano un po’ distanti dalle capitali? Perché così i sovrani potevano isolare, controllare i nobili ed evitare di essere coinvolti da eventuali sommosse popolari, come avvenne a Parigi il 14 luglio 1789 (data memorabile con l’inizio della Rivoluzione Francese).

L’influenza della borghesia aumentava e si strutturava con riviste e anche con il teatro, ma non quello ospitato nelle residenze dei sovrani, né quello popolare delle fiere dei paesi, troppo volgare e plebeo per la nuova classe borghese. Vengono costruiti edifici pubblici per ospitare spettacoli aperti a tutti (ovvero a chi si poteva permettere di acquistare un biglietto). Il teatro pubblico e le riviste, ma anche le scuole, le università, le Accademie delle Scienze (ad esempio la Royal Society a Londra, l’Académie française a Parigi o l’Akademie der Wissenschaften a Berlino, fondata nel 1700, il cui primo presidente fu il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz) contribuirono vieppiù al progresso intellettuale della popolazione, in realtà quasi esclusivamente dei borghesi.

Gli intellettuali illuministi erano sostenuti fortemente dalla borghesia, ma anche da quei sovrani e da quei nobili “illuminati” ovvero sensibili a un profondo rinnovamento della società. Questo movimento generalizzato –vivace anche a Napoli con Re Carlo I e con il ministro Bernardo Tanucci (1698-1783) – dette il nome al secolo: l’Età delle riforme. Che cosa si doveva riformare? L’igiene, gli ospedali e poi le carceri. Pensate che il best seller del Secolo delle Riforme era un libriccino di un illuminista milanese, Cesare Beccaria (1738-1794) intitolato Dei delitti e delle pene (1764), che rappresentò una sorta di manifesto della riforma del sistema giudiziario polemizzando contro l’uso della tortura e della pena di morte contestato in nome del principio umanitario di rieducabilità del reo.

Una altra grande battaglia dell’Illuminismo fu quella per la tolleranza delle religioni. Abbiamo visto come nel Seicento in Germania ebbe luogo la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) per motivi religiosi, per i contrasti teologici tra cattolici –egemoni nel Sud (Austria, Baviera ecc.) e a occidente- e protestanti dominanti nel Nord e a Oriente, ad esempio il Regno di Prussia (capitale Berlino) e il Regno di Sassonia (capitale Dresda). Nel Settecento tutta l’Europa fu percorsa da un moto di superamento delle lotte di religioni tra cattolici e protestanti in nome della tolleranza. Il principale illuminista francese, Voltaire (1694-1778) pubblicò nel 1763 il Trattato della tolleranza, in polemica soprattutto contro l’intolleranza delle autorità religiose. Anzi la tolleranza si ampliò perfino verso una minoranza da secoli discriminata e ‘ghettizzata’, ovvero verso gli ebrei.

Il più autorevole illuminista tedesco Lessing (22 gennaio 1729-15 febbraio 1781) scrisse un dramma a favore della tolleranza anche verso gli ebrei: Nathan il saggio (1779), il cui protagonista Nathan, un commerciante ebreo è il personaggio positivo di questa favola drammatica, ambientata a Gerusalemme in un medioevo immaginario. La tematica contro i pregiudizi nei confronti degli ebrei è ancora attuale. Lessing, quasi per la prima volta, metteva in scena un ebreo e per giunta mercante, che costituiva una vera provocazione intellettuale in una società ancora egemonizzata dall’aristocrazia.

Il teatro, le riviste, le istituzioni culturali ed educative contribuirono al formarsi della “opinione pubblica” che era un nuovo soggetto sociale che è oggi rappresentato da media e dai social. Il potere su di essi significava (e significa) influenzare in maniera determinante l’opinione pubblica, che corrisponde ai soggetti più vivaci, attivi, responsabili (ma qualche volta scaltri e irresponsabili, vedi le attuali fake news) della società.

Il Settecento, che nasce con una struttura socio-politica dominata dall’assolutismo, dai sovrani assoluti, termina con la Rivoluzione Francese (preannunciata dalla Rivoluzione Americana), preparata dalla costante critica esercitata dagli intellettuali tramite le riviste, gli opuscoli, i libri, il teatro, le riunioni nei salotti, nei caffè, nelle logge massoniche (fondate in Inghilterra nel 1717).

Mentre fino al Settecento i luoghi del potere erano le residenze dei sovrani e dei grandi aristocratici e le chiese, con l’evoluzione sociale della borghesia si creano nuovi luoghi di socializzazione come quelli ‘virtuali’ dei giornali, delle riviste, delle case editrici, e quelli ‘concreti’ delle librerie, le università, i teatri, i salotti (famosi i salons parigini contrapposti a Versailles) e le logge massoniche dove si incontravano aristocratici ‘illuminati’ ovvero progressisti e borghesi colti e i ‘caffè’.

Pensate che proprio nel 1764 un altro importante illuminista milanese Pietro Verri fondò una importante rivista illuminista chiamandola «Il caffè»! La cultura illuminista è tendenzialmente contro la concentrazione del potere nelle mani di un sovrano assoluto. Diversi sovrani –abbiamo visto- erano disposti ad accettare le riforme. Ma non sempre e non dovunque. Ad esempio la monarchia inglese accettava il Parlamento in Inghilterra, la cui giurisdizione però non poteva interferire con il governo delle colonie e ciò fu all’origine della Rivoluzione Americana (1775-1783). Più retriva fu la monarchia francese di Luigi XVI (1754-1793), che sposò Maria Antonietta, sorella di Maria Carolina, che sposò Ferdinando I delle Due Sicilie. La chiusura del governo di Luigi XVI provocò infine il crollo del sistema assolutista. E infatti il 14 luglio 1789 scoppiò la rivoluzione.

Diversa fu la situazione tedesca. Intanto la Germania –ovvero il Sacro Romano Impero (che era stato fondato da Carlo Magno, fu abolito da Napoleone nel 1806) – era spezzettata in una miriade di staterelli. I principali erano: i domini di Casa d’Asburgo, denominati brevemente Austria (che comprendeva oltre l’Austria, anche l’Ungheria, il Lombardo-Veneto, l’Istria, la Dalmazia, la Slovenia, la Croazia, la Boemia, la Moravia, l’attuale Slovacchia, parte della Serbia, parte dell’attuale Romania e parte della Polonia meridionale –Galizia- e dei Paesi Bassi), il Regno di Prussia e quello di Sassonia. In questo soverchio frazionamento la borghesia tedesca era debole e poco influente. I luoghi della cultura erano soprattutto le università oppure le istituzioni ecclesiastiche cattoliche (predominante erano i gesuiti) e protestanti. Gli intellettuali e gli scrittori illuministi erano in maggioranza protestanti, concentrati nelle università, la principale era quella di Lipsia.

Ma la cultura tedesca protestante del Settecento era caratterizzata certamente dalla crescente influenza dell’illuminismo (in tedesco: Aufklärung, rischiaramento), ma un ruolo determinante fu svolto da un movimento religioso tutto interno al luteranesimo: il pietismo che si sviluppò dalla fine della Guerra dei Trent’Anni in poi. Perché? Perché tra i devoti luterani non si voleva più accettare la politica aggressiva della Chiesa luterana ufficiale. Non si poteva più consentire che per motivi e interpretazione teologiche (ma sotto sotto per ragioni politiche di potere) ci si ammazzasse tra cristiani per motivazioni teologiche. La rivolta fu silenziosa in nome di un ritorno ai valori della fede affermata da Lutero, quella fede che nasce nell’anima, che vuole una vita devota, umile, con una devozione –pietas- del sentimento. L’egemonia del sentimento è il connotato del pietismo all’interno del primato della fede, che orienta la vita e la pratica dell’uomo verso valori ultraterreni. I pietisti formarono lentamente delle ‘isole’ di credenti, i cosiddetti “Stillen im Lande” –i silenziosi nel paese-. Non si occupavano di politica e nemmeno di alta cultura, ma erano operosi, impolitici, altruisti. Fondarono comunità di preghiera, i “collegia pietatis” e poi scuole, università (importante quella di Halle in Sassonia), ospedali, case di cura, orfanatrofi, missioni (ce ne ricorderemo parlando di Hermann Hesse, i cui genitori furono missionari pietisti in India).

Attenzione ora:

Gli illuministi erano per il primato della ragione, del ‘cervello’, dunque della scienza, del ragionamento, dell’indipendenza della coscienza, del pensiero, dell’individuo cosciente, dunque del nuovo soggetto razionale lontano dal primato della religione e delle chiese. I razionalisti diffondevano le loro idee morali, scientifiche, estetiche in libri, riviste, almanacchi. Scrivevano, pubblicavano per educare il popolo (:la borghesia, l’opinione pubblica) e ovviamente in tedesco per i tedeschi.

E che avveniva nel campo pietista? I pietisti coltivavano il loro sentimento, con la preghiera in silenzio, nella “cameretta del cuore”. Ricordate il Vangelo:

Matteo 6,5-6:

5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Oltre a pregare, i pietisti scrivevano, scrivevano senza sosta: diari, poesie, lettere, in cui confessavano le loro tentazioni, lotte, vittorie e sconfitte, la guerra con il Maligno. Così si sviluppava la cultura della scrittura in tedesco per i tedeschi. E scrivevano con il sentimento, con lo “Herz”. Così si rafforzava sempre più la sentimentalità, ovverosia sorgeva il nuovo soggetto sentimentale.

Allora: sulla scena culturale vediamo sorgere una nuova antropologia, quella dell’homo rationalis e quella dell’homo pietista. Due concezioni del mondo contrapposte: il cervello contro il cuore, purtuttavia vi era una nuova realtà che sintetizzava entrambe le due esperienze: la soggettività, formata da cervello e cuore, da ragione e sentimento! I campioni di questo nobile scontro intellettuale cercarono di convincere l’opinione pubblica della giustezza delle proprie tesi. E senza dubbio il principale, il più autorevole esponente del fronte illuminista fu Lessing (come vedremo), ma alla fine avvenne –tanto per restare al lessico di questi tempi- una sorta di contagio generalizzato che comportò da parte illuminista la perdita della convinzione nella superiorità della ragione e da parte dei pietisti il tramonto della fede. Dunque persero tutti?

No, anzi avvenne la più grande trasformazione intellettuale, filosofica, artistica di tutta la cultura tedesca con la genesi della più significativa cultura tedesca, chiamata dal più grande protagonista Goethe: la Goethezeit, l’età di Goethe, che possiamo segnare dal 1750 al 1830.

Se vedete le date, potete capire che all’inizio la cultura tedesca è caratterizzata dall’influenza predominante dell’illuminismo, che significa di Gotthold Ephraim Lessing e dei suoi amici e colleghi come Friedrich Nicolai, direttore di riviste e Moses Mendelssohn, libraio berlinese e primo filosofo ebraico-tedesco, cui occorre aggiungere Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), il fondatore dell’estetica illuminista neoclassica, che visse a lungo a Roma con numerosi soggiorni a Napoli, Ercolano e Paestum, divenendo uno dei principali intellettuali che favorirono la rivalutazione e la conoscenza dell’arte antica, contrapposta a quella barocca, pervasa dalla concezione cristiana della vita (pensate alle grandi chiese barocche a Napoli e a Roma).

Lessing era stato un giovane studente così talentuoso da ricevere una cospicua borsa di studio per studiare alla facoltà di teologia a Lipsia. Il padre era pastore luterano e la madre era, a sua volta, figlia di pastori e tutti gli avi erano pastori e quindi il destino di Gotthold Ephraim era succedere al padre. Ma a Lipsia Lessing scopre il teatro ed è una folgorazione. Lui capisce che il teatro, il nuovo teatro borghese (non quello aristocratico francese di moda in Germania, bensì quello sorto sulla scia di Shakespeare e degli inglesi) può essere uno strumento di diffusione e di formazione più attuale ed efficace del pulpito della chiesa: drammi contro sermoni per formare l’uomo nuovo dell’illuminismo. Formazione in tedesco: Bildung, è una parola-chiave nella cultura intellettuale e letteraria tedesca. Lessing intuisce che la propria missione non è di diventare pastore, predicatore luterano, bensì autore di teatro: la scena, il palcoscenico è un luogo deputato all’educazione degli uomini, anzi per dirlo con Lessing all’Educazione del Genere Umano. Infatti così si intitola una sua raccolta di aforismi di saggezza di vita. Accanto al teatro l’attività culturale di Lessing si sviluppò con la fondazione di riviste culturalmente impegnate. In realtà di breve durata, ché gli abbonati –che costituivano il principale sostegno finanziario per la loro pubblicazione- era esiguo. Insomma il nostro Lessing, che fu anche grande erudito di estetica, di critica biblica, filologo e classicista, ebbe per tutta la vita problemi economici.

Durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763), che contrappose la Prussia di Federico II all’Austria di Maria Teresa d’Asburgo, alleata della Francia e perfino della Russia, per sbarcare il lunario, divenne segretario di un generale prussiano, con cui andò molto d’accordo. Successivamente accettò di dirigere il nuovo Teatro di Amburgo per due anni, ma con le sue critiche si inimicò gli attori, anzi soprattutto le attrici e alla fine Lessing, che aveva rifiutato la carriera accademica per non essere al soldo di un sovrano, dovette cedere e accogliere la nomina a direttore della stupenda biblioteca di Wolfenbüttel (ancor oggi una delle migliori della Germania!) alle dipendenze del Duca del Braunschweig (troverete anche: Brunswick) e qui nel 1772 completò l’ Emilia Galotti, una tragedia che divenne uno dei suoi lavori teatrali più fortunati. Pensate che in Germania viene rappresentata quasi ogni anno almeno da uno dei numerosi teatri di prosa tedeschi. Il dramma mette in scena Emilia, giovane donna, promessa sposa di un bravo giovane, il Conte Appiani, nobile e ricco, che decide di lasciare la corte, corrotta, per ritirarsi in campagna nei suoi possedimenti dopo il matrimonio con la bella fidanzata. La data delle nozze è fissata proprio nel giorno in cui si svolge la tragedia. Infatti tutto si guasta perché il giovane e viziato Principe di Guastalla, Ettore Gonzaga, aveva incontrato in una festa Emilia e se ne era invaghito follemente. Era abituato a soddisfare i propri desideri, ma come fare ad avere Emilia che si stava sposando e che avrebbe lasciato con il suo nobile sposo lo stato? No problems. Ci pensa Marinelli, il ciambellano di corte, il cattivo consigliere, il cui nome richiama per allitterazione Machiavelli. E infatti il corrotto cortigiano senza alcun scrupolo morale organizza un assalto alla carrozza che sta conducendo i promessi sposi fuori città alle nozze e poi ai possedimenti dello sposo fuori dello Stato.

Marinelli, il malvagio consigliere del giovane sovrano, organizza il rapimento di Emilia, ma qualcosa va storto: lo sposo viene ammazzato dai sicari di Marinelli mentre tenta di difendere la giovane, nella scaramuccia. Vi sono vari colpi di scena e finalmente arriviamo a quella che considero la scena cardine della tragedia. Emilia, che è stata rapita dagli sgherri del Principe e trasportata in un villino del sovrano, capisce la trappola in cui è caduta architettata da Marinelli per lasciare che il Principe si ‘approfitti’ di lei. Il punto culminante è rappresentato dal dialogo tra Emilia e suo padre Odoardo, un uomo libero, onesto, che ha preferito abbandonare la città per non dover avere nulla a che fare con il Principe e i suoi cortigiani, mentre Claudia, sua moglie, donna leggera e amante della società e delle feste, è restata in città perché convinta che Emilia avesse bisogno di socializzare. E infatti tutto era iniziato quando Claudia aveva accettato di partecipare a una festa insieme alla figlia Emilia in una casa aristocratica, alquanto ‘chiacchierata’. Al festino era presente anche il principe che si era perdutamente innamorato e che d’allora non pensava che a Emilia. L’aveva incontrata di nuovo in chiesa proprio all’alba del giorno delle nozze, sussurrandole proposte sconvenienti, che avevano turbato Emilia, giovane illibata di austeri costumi e profondamente devota (qui affiora la sensibilità pietista). La trappola ordita da Marinelli aveva condotto la giovane nella villa fuori città del Principe, dove si ritrovano, in scene diverse, prima la madre, poi –per un malinteso- la Contessa Orsina, amante ‘ufficiale’ del Principe, che però non la desidera più poiché brama soltanto Emilia. Arriviamo alla Scena Sesta dell’Atto Quinto (di norma le tragedie erano tradizionalmente strutturate in cinque atti e in varie scene). Emilia è sconvolta per gli avvenimenti, per l’assassinio del Conte Appiani (figura nobile, ma sfocata). In un intenso, sconvolgente colloquio con il padre, Emilia gli mette in mano un pugnale e gli si getta contro. Nella concitazione della conversazione non risulta del tutto chiaro se si tratta di un omicidio, ancorché non voluto (il padre che non vede altra via d’uscita che uccidere la figlia), o di un suicidio non ammesso dalla fede della giovane. Perché questo estremo? Lasciamo la parola a Emilia che risponde al padre a proposito della violenza del Principe. Lei rivela a sorpresa una nuova sensibilità circa la violenza, che non si limita a quella fisica, brutale, ma ha una accezione più sottile, psicologica, più difficile a respingere:

«EMILIA: Violenza! Violenza! Chi può opporsi alla violenza? Quello che si chiama violenza è niente: la seduzione è la vera violenza!… Io ho sangue nelle vene, padre mio, sangue giovane e caldo come ogni altra donna. Anche i sensi sono sensi. Non garantisco nulla».

Siamo confrontati con una delle scene più drammatiche della letteratura teatrale. Lessing mette in scena una giovane donna moderna che, pur devota e promessa sposa, si scopre non insensibile al desiderio, percepisce il suo “sangue giovane e caldo”. Il Principe è un dissoluto, sostanzialmente un debole, probabilmente giovane e bello, invaghito di lei, con il carisma del potere, con il fascino –fortissimo nel Settecento- dell’autorità (non dimentichiamo: di origine divina!). Emilia vive –per la prima volta in una tragedia del teatro moderno- il conflitto tra eros ed ethos, tra passione e moralità.

Presto arriverà Kant ad affermare il primato dell’etica, dell’imperativo categorico. Ma la grandezza, la modernità di Emilia è tutta qui: nel riconoscimento della sua sensualità, della sua totalità umana composta di anima, corpo e mente. Non è più un “santino” dei secoli della incrollabile fede nell’aldilà che voleva le giovani donne “vergini e martiri”. Certo Emilia muore gettandosi contro il pugnale in mano al padre, ma muore per la sua legge morale che non poteva ammettere di cedere alla seduzione, alla tentazione che pur provava. Goethe, finissimo psicologo e attento lettore, affermò che Emilia era innamorata del Principe, che del resto la voleva a ogni costo, lusingandola con la forza, la potenza del suo desiderio.

Ecco la tragedia scaturita dall’antinomia tra desiderio e volontà, tra passione e moralità. In questo Emilia è una donna moderna, consapevole della sua intera personalità, delle sue pulsioni ancorché oscure. In lei piuttosto che la concezione cristiana del peccato, è viva la coscienza morale. Al climax tragico segue un finale ‘politically correct’. Tutta la colpa ricade sullo scellerato cortigiano, come riconosce il principe nel gran finale: «Dio! Dio! … Non basta che per sventura di tanti, i principi siano uomini: bisogna anche che dei demoni si nascondano tra i loro amici?».

Interrogativo retorico per salvare il salvabile. Lessing era pur sempre alle dipendenze del duca di Braunschweig e il dramma fu rappresentato nel teatro del duca (Lessing alla prima si era dato malato. Non si sa mai…). Il dramma era chiaramente ispirato alla sensibilità anti-tirannica.  Il Principe Ettore Gonzaga è un dissoluto e un debole, che amministra da irresponsabile la giustizia.

Lessing era consapevole della carica riformistica del dramma e a quel tempo la censura non scherzava. E per questo il dramma di svolge in Italia, a Guastalla uno staterello inventato. Guastalla esiste per davvero vicino al Po in provincia d Reggio Emilia, ed era stata governata nel Cinquecento dai Gonzaga. L’Italia, per altro, nell’immaginario tedesco era il paese degli avventurieri, dei briganti, delle belle donne, della dolce vita, di intrighi e raggiri. E poi per i protestanti era la terra dei papisti, ancora quasi pagani (esemplari le polemiche degli illuministi tedeschi contro il miracolo del sangue di San Gennaro!).

Lessing è stato anche l’autore di una delle rare commedie tedesche, Minna von Barnhelm, che è uno dei primi lavori teatrali che si svolgeva nel suo tempo e a Berlino, che per la prima volta, in maniera autorevole, diventava un luogo prescelto della letteratura tedesca. L’episodio si rifà alla Guerra dei Sette Anni che –come abbiamo visto- si era svolta tra il 1756 e il 1763, coinvolgendo soprattutto la Prussia di Federico II (1712-1786) di Prussia e Maria Teresa d’Austria (1717-1780), insomma il Nord luterano e il Sud cattolico.

Lessing vi aveva partecipato come segretario di un generale prussiano. Federico, sovrano assolutista, ma anche favorevole allo sviluppo economico e culturale del suo regno, per colpire l’Austria a sorpresa aveva invaso il regno di Sassonia che era neutrale, inaugurando una prassi politico-militare che i tedeschi ripeterono durante la Prima Guerra Mondiale invadendo nel 1914 il Belgio neutrale.

La commedia del 1767 mette in scena una giovane nobile sassone Minna innamorata, riamata, di un Maggiore prussiano, von Tellheim. La commedia –per Goethe «una meteora lucente» sulle scene tedesche- contribuì alla pacificazione tra gli abitanti dei due regni. A Lessing riesce un esperimento, non frequente nella letteratura tedesca, molto seria e compassata, ovverosia di trattare argomenti importanti con leggerezza, con humour e intelligenza. Come disse Minna al suo severo fidanzato: «Forse che non si può essere molto seri anche ridendo? Caro maggiore, il riso ci mantiene più ragionevoli della musoneria».

Lessing ci doveva stupire con il suo ultimo dramma scritto nell’isolamento della Biblioteca di Wolfenbüttel, di cui era direttore. Lessing aveva esercitato la sua prerogativa di pubblicare materiali presenti in quella biblioteca, per altro ricca di manoscritti e incunaboli. In realtà si permise di pubblicare anche manoscritti di tendenza ‘deista’, dunque critici verso la religione positiva, ovvero contrari ai dogmi del cristianesimo, scatenando le reazioni del clero protestante che ottenne che il Duca gli vietasse di continuare a pubblicare testi di critica teologica. E allora Lessing (come sostenne lui stesso) salì sul suo antico pulpito: il teatro, mettendo in scena una favola drammatica con tre protagonisti: un giovane crociato tedesco, il Saladino –il sovrano musulmano della Gerusalemme medievale- e un mercante ebreo, famoso per la sua saggezza.

Nel dramma c’è un famoso apologo: un padre aveva tre figli esemplari. Vicino alla morte, era turbato dalla decisione: a chi lasciare un anello magico in possesso alla sua famiglia che veniva trasmesso di padre in figlio e che aveva il potere di rendere fortunato il possessore. Il padre, che amava i figli di uguale amore, fece costruire tre anelli identici, consegnandone uno alla volta, separatamente, ai figli. Alla morte, i tre si ritrovano ad avere il medesimo anello e poiché si vogliono bene, non litigano, ma vanno da un saggio giudice affinché sia lui a decidere; e costui decise che alla fine delle loro vite colui che nell’esistenza era stato il più generoso, amato, felice, costui era il detentore dell’anello magico.

Una favoletta. Sì e no. Il senso è molto illuministico e sta significare che la verità (il vero anello) sarà dimostrata solo alla fine della vita e non prima. Non è un “a priori”, ma un “a posteriori”. Ovverosia la verità non è un dogma, ma è prassi, lavoro, politica, scienza, azione che fa bene a se stessi e al prossimo. La verità è azione e filantropia e non la cristiana charitas (gli illuministi tedeschi dicevano Menschenliebe: Liebe amore; Menschen uomini), amore del prossimo, ma non per comandamento religioso, ma per apertura d’animo, per la tolleranza e solidarietà.

Perché tre anelli, tre figli? Sono l’allegoria delle tre religioni storiche (dette ‘positive’): l’ebraismo, il cristianesimo e l’islamismo, che hanno un unico padre: la religione naturale. Solo alla fine dei tempi sapremo dai risultati qual è la vera religione. Insomma un autentico superamento di ogni dogmatismo, di ogni teologia.

Ecco perché Lessing è considerato il principale illuminista (Aufklärer). Postumi furono pubblicati degli aforismi sull’ Educazione del genere umano, a dimostrare che l’umanità si sarebbe evoluta ancora maggiormente, emancipandosi dalle religioni ‘positive’: prima c’era stato l’ebraismo con Mosè coi dieci comandamenti, poi Gesù con il vangelo, con il nuovo messaggio d’amore, ora i tempi erano maturi per una nuova svolta: sarebbe avvenuto il rischiaramento, l’Aufklärung delle coscienze, con quello che Lessing chiamava il “Vangelo dello Spirito”, potremmo dire con la filosofia; lui diceva con «il cristianesimo della ragione».

Lessing muore nel 1781 e nello stesso anno la fiaccola passa a Immanuel Kant (1724-1804) che in quell’anno pubblica la sua opera più celebre: la Critica della ragione pura e successivamente, nel 1788, la Critica della ragione pratica, il cui nucleo può essere riassunto con la famosa affermazione: «Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me». In un altro scritto dall’emblematico titolo: Che cos’è l’illuminismo? Il filosofo afferma che l’illuminismo è l’uscita dalla minore età della coscienza umana, è il momento in cui si diventa moralmente e intellettualmente maggiorenni. Questo in sintesi è il grande contributo della cultura illuministica tedesca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comprendere il movimento europeo dell’Illuminismo nella Germania protestante del Pietismo 

Di Marino Freschi

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Care studentesse & cari studenti, proseguiamo con i materiali didattici. Come vedete, si tratta di informazioni preliminari di cultura generale, che ritengo indispensabili per costruire delle mappe storico-letterarie. Molte di queste informazioni vi saranno note dai Vostri precedenti studi, pur tuttavia vale la pena richiamarle alla memoria per poi proseguire più spediti nella nostra narrazione della letteratura tedesca, che si concentrerà soprattutto sul periodo che va dal Settecento, connotato dal movimento europeo dell’Illuminismo – e nella Germania protestante: del Pietismo – fino al Primo Novecento.

L’Illuminismo è quella cultura legata al primato della ragione sulla religione che si dispiega in Europa, soprattutto in Francia con Voltaire e gli enciclopedisti, ma anche con Rousseau; come pure in Inghilterra con gli empiristi e in Italia a partire dal napoletano Giambattista Vico e più tardi dal milanese Cesare Beccaria.

In Germania -ricordiamoci che la cultura tedesca si diffonde soprattutto nella Germania protestante (soprattutto settentrionale e Orientale )- l’Illuminismo ha caratteristiche determinate dalla debolezza sociale degli ambienti culturali in seguito alla tremenda Guerra dei Trent’Anni (1618-1648). Tale debolezza spiega che gli intellettuali illuministi fossero in maggioranza professori universitari, che ebbero il merito di diffondere la cultura ‘laica’ (non confessionale, non religiosa), evitando però quel ‘piglio’ radicale e ribelle di tanti illuministi francesi e inglesi. I tedeschi si manifestarono più docili alla autorità, con l’unica grande eccezione di Gotthold Ephraim Lessing(22 gennaio 1729-15 febbraio 1781: morì a 52 anni!) che fu chiamato, per questo suo spirito indipendente e moderno, un “intellettuale non autorizzato”. E chi l’avrebbe dovuto autorizzare? Il potere dei sovrani assoluti che non amavano certo la critica che era invece la grande missione intellettuali degli illuministi.

L’illuminismo coincide anche con lo sviluppo vieppiù impetuoso della borghesia, ovvero della classe di imprenditori, di industriali, di commercianti e anche di intellettuali, docenti, scrittori, giornalisti.

Accanto all’illuminismo, in Germania (quella protestante, s’intende) si diffuse, dalla fine della Guerra dei Trent’Anni (la cui importanza non deve essere mai sottovalutata per la politica, l’economia e la cultura tedesca) il pietismo, che è un fortissimo movimento che propone il primato della fede cristiano-luterana (ricordate: Sola Scriptura, sola Fide, sola Gratia, solus Chrstus…) su tutti i valori. Questa corrente si avvale del grande strumento linguistico del tedesco di Lutero e accentua la centralità del sentimento, del ‘cuore’ (pensate in ambito cattolico la devozione al ‘Sacro Cuore’). Il ‘cuore’ pietista contro la ragione (:il cervello) illuminista. Pietismo e illuminismo si contesero l’egemonia culturale in Germania e alla fine ci fu come una contaminazione, un tentativo di sintesi, che spiega il sorgere, improvviso, impetuoso, dello Sturm und Drang, la prima avanguardia poetica in Europa. Siamo verso il 1770 e il periodo più intenso di questa corrente letteraria si concentra per un decennio con qualche ‘coda’, ad esempio: il teatro del giovane Friedrich Schiller (Marbach 1759-Weimar 1805). Schiller –anticipiamo- lo conoscete perché è l’autore dell’ “Inno alla Gioia”, che è diventato con la musica di Ludwig van Beethoven (Bonn 16 dicembre 1770-Vienna 26 marzo 1827) l’inno dell’Europa.

Il protagonista dello Sturm und Drang, che durò pochi anni, fu il principale scrittore tedesco di tutti i tempi: Johann Wolfgang Goethe (Francoforte sul Meno 28 agosto 1749- Weimar 22 marzo 1832). Goethe definì questo movimento di scrittori giovani e forti: «la rivoluzione letteraria tedesca». Il principale documento di questa corrente artistico-letteraria è il romanzo I dolori del giovane Werther, pubblicato nel 1774 (Goethe aveva appena 25 anni). Certamente un romanzo d’amore che finisce ‘male’ con il suicidio del giovane protagonista, Werther, che non accetta che la ragazza amata Lotte (ovvero Charlotte) ami e sposi un altro: Albert, un giovane con la ‘testa a posto’ e non così esuberante come Werther. Succede, ma non tutte le storie d’amore infelice finiscono così tragicamente e non tutte sono così stupendamente raccontate. Un romanzo autobiografico? Sì e no. Goethe conobbe e forse s’innamorò di una ragazza di nome Lotte, ma, capita l’antifona, se ne tornò a Francoforte e anzi dopo un anno accettò di diventare il consigliere del Duca di Weimar, che era un piccolo Ducato in Turingia, nella parte orientale della Germania. E fece carriera: divenne ministro, anzi una specie di primo ministro. Si era innamorato di un’altra Charlotte, una dama di corte Charlotte von Stein, sposata con vari figli. Sicuramente fu vero amore e sicuramente fu amore ‘platonico’.

Ma dopo una decina d’anni, Goethe era esausto per l’eccesso di lavoro burocratico, che non gli permetteva più di scrivere (e forse per soverchio ‘platonismo’) e se ne ‘fuggì’ in Italia senza dirlo né al Duca Carl August (suo amico, che capì e continuò a pagargli lo stipendio, anzi glielo aumentò per non perderlo) né a Charlotte che ci rimase molto male. In Italia restò due anni soprattutto a Roma, ma anche a Napoli, in una locanda che fu abbattuta per costruire la Galleria Umberto (se andate, verso l’uscita di via Verdi c’è una lapide che lo ricorda). In Italia Goethe tornò a scrivere e fu il biennio della svolta artistica con la nascita del ‘classicismo’.

Tornò a Weimar nell’estate del ‘88, e un anno dopo avvenne un evento che cambiò la storia del mondo: il 14 luglio 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese.

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Ecco ora alcuni dati storici che forse già conoscete e che Vi saranno utili tenere presenti:

 

800 Sacro Romano Impero: Carlo Magno a Roma incoronato dal papa

1517 95 tesi Lutero (1483-1546): 501 fa

1618-48 guerra 30 anni

1649 pace Vestfalia

1712-1786 Friedrich II di Prussia

1729-1781 G. E. Lessing

1756-63 Guerra 7 anni

1770-1786 Sturm und Drang

1744 J. G. Herder

1749-1832 Goethe

1774 Die Leiden des jungen Werthers

1759- 1805 F. Schiller

1815-1898  Otto von Bismarck

1818-1883 Karl Marx

1844-1900 Friedrich Nietzsche

1856-1939 Sigmund Freud

 

1871-1918 Secondo Reich

1871-1950 Heinrich Mann

1875-1955 Thomas Mann 6 giugno-12 agosto

1875-1926 Rainer Maria Rilke

1877-1962 Hermann Hesse

1881-1942 Stephan Zweig

1883-1924 Franz Kafka

1894-1939 Joseph Roth

1900 Freud: Die Traumbedutung

1901 Thomas Mann Buddenbrook. Decadenza di una famiglia

1914-1918 Grande Guerra – Rpima Guerra Mondiale

1929 Crisi economica mondiale

1933-1945 Terzo Reich

1989 Riunificazione Tedesca

 

 

 

 Spengler tra ‘tramonto’ e pandemia

  Di Marino Freschi

                                     

Spengler, il filosofo della crisi, è più attuale che mai in questi tempi di pandemia. Ancora una volta Il tramonto dell’Occidente Di Oswald Spengler, lo scrittore reazionario, quello ammirato da Mussolini, ma disprezzato da Hitler. Il librò uscì nel 1918, mentre in Europa e nel mondo infuriava la “spagnola”.

Il tramonto divenne rapidamente un best seller. Benché di ardua lettura era il libro giusto per una Germania sconfitta, demoralizzata, sconvolta dall’inattesa capitolazione, da moti rivoluzionari e perfino dalla pandemia’, che causò milioni di vittime, spettarle prefigurazione del Corona Virus. Ebbene in quel clima il libro di Spengler venne letto come una profezia e un monito.

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Stroncato nel 1920 da Benedetto Croce, l’opera che era un autentico ‘monstre’ nel panorama della saggistica del tempo, non venne tradotta. Solo nel 1957 il filosofo reazionario Julius Evola tradusse Il tramonto per Longanesi. Un’impresa traduttiva notevole, condotta da un intellettuale politically incorrect. Ora abbiamo una nuova traduzione completa, di cui è appena uscito il secondo volume: Il tramonto dell’Occidente (2 volumi, 1500 pagine, €40 + €40) a cura di Giuseppe Raciti per i tipi di Aragno. Questa monumentale edizione propone un testo rinnovato, con rettifiche non solo filologiche, bensì fortemente ideologiche; certo Raciti rende, con ironica eleganza, gli “onori delle armi” alla precedente versione.

Questa nuova edizione ci fa comprendere la centralità di un’opera che tocca l’anima dell’Europa, poiché Il tramonto è patologia e terapia nel medesimo tempo, ma è anche un immenso romanzo, un’epopea, un capolavoro letterario e così è stato letto –spesso clandestinamente- dai più diversi scrittori non solo tedeschi. Da noi sul Tramonto hanno scritto, tra gli altri, Franco Volpi, Manlio Sgalambro, Roberto Calasso. Finalmente gli si rende giustizia, interrompendo la “quarantena”, proprio come era successo a , il suo maestro. La sorpresa della nuova traduzione è nell’affermazione spengleriana del primato del paesaggio, della Landschaft (da ‘Land’: terra, territorio, paese): «Gli uomini migrano; la serie delle generazioni nasce in paesaggi sempre diversi; il paesaggio esercita un potere segreto sull’elemento vegetale che è in loro e alla fine l’espressione razziale ne risulta profondamente mutata». Leggendo, rileggendo, scopriamo miniere di rimandi, intrecci, citazioni, segrete influenze e analogie come le annotazioni spengleriane dedicate, a sorpresa, a totem e tabù e pur senza nominarlo, Freud lo si avverte ben presenteIl tramonto è un gran romanzo, un sequel enorme. Certo, la scrittura rimane quella sussiegosa dell’erudito tedesco, ma sotto si percepisce la verve, l’originalità, sì la passione poetica e talvolta la tensione raggiunge la pura liricità: «Si fa strada in quest’anima [dell’uomo primitivo] divenuta all’improvviso cosciente della propria solitudine il sentimento primordiale della nostalgia.

È il desiderio circa un fine del divenire, è il tormento che spinge al compimento e alla realizzazione di ogni interna possibilità, è la brama di imporre uno svolgimento adeguato all’idea della nostra esistenza». Si è tentati di continuare a citare, ma l’assaggio è sufficiente per risistemare Il tramonto dell’Occidente, non tra i libri di storiografia, ma accanto ai romanzi, tra gli ultimi della belle époque e le prime prove dell’avanguardia. È ora di rileggere Spengler? Forse perché lo spirito del nostro tempo –lo Zeitgeist– inclina a riflessioni su tramonti e crepuscoli, tuttavia riscattati dalla scrittura e dal pensiero, dal libero, intrepido pensiero dell’uomo. Contemplato alla debita distanza storica, Spengler si affianca, ormai, a quei grandi intellettuali che sovente gli furono – e a ragione – ostili o lontani, ma sempre incuriositi dal Tramonto, come Thomas Mann, ma anche Musil, Rilke, Hermann Hesse fino a giungere ad Adorno. I loro libri, tutti, continuano a essere i grandi romanzi intellettuali di quella Germania che crocianamente continuiamo faticosamente ad amare, malgrado l’attuale trattamento di Berlino e di Francoforte nei nostri confronti.

Marino Freschi

 

 

 

 

Studenti e professori sostengono la formazione  a distanza al tempo del Nuovo Coronavirus

e-Learning

Molti esperti ministeriali dell’istruzione e dell’università, esperti del settore discutono ora sul futuro dell’apprendimento online. La discussione è importante in questo momento perché  centinaia di università  e istituti di ogni ordine e grado in Italia e nel mondo hanno fortemente consigliato di attivare le lezioni online a causa della diffusione del nuovo coronavirus.

Da sempre UNITALIA ha creduto nella formazione on line e  invitato i suoi aderenti a formarsi ed aggiornarsi  a distanza. L’ascesa dei programmi di studio offerti su internet o online ha portato a importanti miglioramenti nell’istruzione in genere , in quella  superiore  universitaria e soprattutto nell’aggiornamento professionale.

In realtà la formazione on line consente s molta più libertà a chi desidera formarsi in termini di come, quando e dove apprendere.

Le SSML e le università di tutto il mondo sono alla ricerca di nuove tecnologie e metodi per dare una formazione di alta qualità fuori  dalle strutture fisiche ,dai campus e al di fuori del normale orario di lavoro. La decisione delle autorità  in Italia di sospendere le lezioni in presenza  a causa   del nuovo coronavirus ha dimostrato quanto possa essere importante l’insegnamento online. E la domanda di tali programmi è in aumento.

Un settore  sempre più crescita.

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Ma quali sono  le tecnologie migliori? Quali utilizzare? Quali quelle più gradite e interattive?

UNITALIA ha da sempre sostenuto e creato percorsi  di formazione  superiore per tutti coloro che altrimenti non avrebbero potuto ottenere una laurea o non avrebbero potuto aggiornarsi per migliorare la propria occupazione lavorativa. Per diversi motivi: perché studenti lavoratori, per motivi di salute, di distanza dai luoghi di formazione in presenza e altro.

 UNITALIA è una delle tante Associazioni di professionisti che collabora con le Scuole Superiori di Mediazione Linguistica e con Università aderenti ad AUPIU come UNIMARCONI  per creare strumenti di studio online e programmi interattivi completi. Tramite programmi e laboratori multimediali le classi si incontrano anche online tramite videoconferenze e altre modalità telematiche. In questo modo, gli studenti sono in grado di comunicare tra loro e con i loro professori anche quando sono lontani dalla classe in presenza.

L’apprendimento online permette anche agli studenti lavoratori a tempo pieno e sostengono le famiglie, di studiare  e formarsi nel loro tempo libero. Utile anche per tutti  coloro che potrebbero avere difficoltà a frequentare una sede universitaria, come gli studenti disabili o coloro che vivono lontano da qualsiasi scuola  o università.

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Ricerche recenti  organizzate da UNITALIA evidenziano  che la maggior parte degli studenti delle SSML  preferisce l’insegnamento in presenza. Inoltre  le SSML tramite comunicazioni  e disposizioni ministeriali hanno fatto esperienza di  una certa diffidenza all’utilizzo di programmi integrati on line anche da  organismi di governo  e soprattutto da parte del Ministero. Ne è un esempio il  DECRETO 3 maggio 2018, n. 59 (Regolamento recante modifiche al decreto 10 gennaio 2002, n. 38, per il riordino della disciplina delle scuole di cui alla legge 11 ottobre 1986, n. 697, adottato in attuazione dell’articolo 17, comma 96, lettera a), della legge 15 maggio 1997, n. 127) dove all’articolo 10 comma 5  si afferma  che:

“5. I corsi di secondo ciclo, in considerazione della loro natura professionalizzante, non possono essere erogati in modalità telematica”.

Non si hanno  chiare linee politiche e ministeriali che possano orientare i formatori e le strutture scolastiche e Universitarie ad integrare la loro didattica con piattaforme appositamente create per erogare ed integrare corsi a distanza.Forse ora a causa del Coronavirus le cose cambieranno.

Da diversi anni UNITALIA ha avviato una ricerca  orientativa  chiedendo agli studenti  se amano il sistema BLENDED on line o la formazione completamente a distanza.  La convenzione  con alcune Università Telematiche  e il sondaggio  effettuato su tutti gli studenti che frequentavano i laboratori presso le SSML con la laurea Magistrale LM/38  in convenzione con la UNIMARCONI,  ha evidenziato  che tutti gli studenti frequentanti tali laboratori  preferivano l’insegnamento in presenza .

Gli studenti vedono le lezioni in classe come opportunità per interagire con gli istruttori, i coetanei e di interagire con  i contenuti; inoltre  hanno dimostrato la soddisfazione di appartenenza verso la loro sede di formazione per la loro esperienza  diretta con le tecnologie dimostrando una certa avversione ad interagire con i professori e i contenuti  forniti in telematica. Anche gli studenti lavoratori che seguivano corsi in modalità blended hanno detto di preferire la formazione in presenza anche se limitata al fine settimana a causa dei loro impegni di lavoro.

Comunque  lo studio di UNITALIA si è concentrato principalmente sulle opinioni degli studenti tradizionali, cioè quelli tra i 20 e i 24 anni.   Non ha preso in considerazione gli studenti o i professionisti  di settore .

L’apprendimento personale è particolarmente importante nella formazione della Mediazione Linguistica scritta e orale, dell’interpretariato sia consecutivo che simultaneo anche se gli studenti devono sempre più essere preparati alle sfide della videoconferenza e del’apprendimento a distanza.  E’ da sottolineare inoltre che la formazione  online non potrà per alcuni corsi universitari, prendere il posto delle lezioni in presenza come nel caso della formazione sanitaria dei medici , degli infermieri  e di tutte quelle professioni dove la parte laboratoriale esperenziale è estremamente importante.

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Gli studenti hanno bisogno di sperimentare quello che stanno imparando, di cui leggono o sentono parlare in classe e devono integrare il  loro apprendimento con una parte fornita dai loro docenti e formatori  a distanza. Inoltre la formazione  e.learning aiuta il formatore o il docente in quei casi in cui lo studente per diverse difficoltà non può raggiungere l’istituto o la propria sede universitaria. L’oggetto principale del nostro studio è fornire tutti gli strumenti utili per apprendere e aggiornarsi, pur non sapendo  ancora  in che misura la tecnologia possa facilitare tale  processo.

Il problema non è solo l’esperienza dell’utente. UNITALIA ha studiato diversi programmi  open source online, noti come MOODLE, GOOGLE CLASSROOM ecc.

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Un Learning Management System (LMS),  sistema di gestione dell’apprendimento, è uno strumento essenziale per la didattica e l’apprendimento e permette l’erogazione dei corsi in modalità e-learning.

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Alcune piattaforme analizzate:

La prima proposta è Moodle, uno dei sistemi di gestione dell’apprendimento più diffusi e del tutto gratuito. Moodle (acronimo di Modular Object-Oriented Dynamic Learning Environment, ambiente per l’apprendimento modulare, dinamico, orientato ad oggetti) è senza dubbio uno degli LMS open source più popolari, completi ed apprezzati. Include un sistema di amministrazione  facile,strumenti di monitoraggio dell’apprendimento dei discenti e anche del supporto multimediale.

 Moodle,  è probabilmente quella più famosa. Esiste dal 2002 ed è molto utilizzata in tutto il mondo.

È la piattaforma utilizzata da UNITALIA  per aggiornare i nostri aderenti , un sistema integrato in grado di creare degli ambienti di apprendimento personalizzati. Prevede vari pannelli dai quali è possibile scaricare i documenti, seguire lo studente e ricevere supporto multimediale. È possibile anche creare dei corsi ottimizzati per il mobile e integrare funzioni aggiuntive.  Moodle   offre tutti  gli strumenti di personalizzazione dei singoli corsi  che danno il vantaggio della libertà di modellare il sito a proprio piacimento.

Link utili: Download Moodle – Demo Moodle

ILIAS

ILIAS

ILIAS (acronimo di Integrated Learning, Information and Work Cooperation System) è stato rilasciato per la prima volta nel 1997 dall’Università di Colonia, in Germania. Nel 2000 è diventato open source sotto licenza GPL.

ILIAS può essere utilizzato come un gestore flessibile di corsi,come piattaforma di collaborazione e comunicazione. Per queste sue caratteristiche, è utilizzato in molte aziende, scuole ed università.

Link utili: Download ILIAS – Demo ILIAS

 

A nostro parere, un LMS dovrebbe avere  obiettivi importanti come quelli di favorire l’auto-apprendimento, il blended learning, l’active learning e la comunità virtuale di apprendimento.

Basandoci su queste caratteristiche, abbiamo scelto quelle LMS che non solo soddisfano tali requisiti, ma che offrono anche elevati standard di progettazione:

La scelta definitiva dovrà ovviamente dipendere dall’analisi delle requisiti richiesti, delle necessità formative da soddisfare e degli obiettivi didattici da perseguire.

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Forma LMS

Forma LMS è un fork di Docebo, che eredita la solidità di quest’ultimo ed implementa diverse caratteristiche migliorative rispetto a Docebo, in particolare per quanto riguarda la funzionalità, la stabilità e le prestazioni.

E’ un progetto totalmente italiano, manutenuto in network da 4 diverse aziende.

Forma LMS mette a disposizione tutti gli strumenti necessari per la gestione di utenti, gruppi e classi, permette la generazione automatica di certificati di frequenza, consente di vendere i propri corsi online, supporta il monitoraggio dell’apprendimento dei discenti .

Sicuramente è un LMS da tenere in considerazione  visto che è un progetto abbastanza recente (la prima versione di Forma LMS è  della fine 2013).

Link utili: Download Forma LMS – Demo Forma LMS

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OLAT

 Open OLAT è un software LMS svizzero, ampiamente diffuso e disponibile anche in forma completamente Open Source.
OLAT  consente di organizzare un corso di e-learning e assicurare la collaborazione tra gli utenti. Anche questa piattaforma dà la possibilità di valutare i progressi degli iscritti, pianificare le attività in agenda, ricevere notifiche email, archiviare file e ottenere certificati. L’aggiunta di nuovi utenti ai corsi è molto semplice ed è immediata la creazione di cataloghi di corsi. La piattaforma è compatibile a tutti i browser e risulta facilmente accessibile da ogni tipo di dispositivo.

 

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C’è un grande dibattito in questo momento di crisi da Coronoavirus e l’istruzione superiore online è ora l’unica risorsa che abbiamo  e ci dobbiamo preparare in questo settore ancora non del tutto esplorato dagli istruttori ,professori, docenti on line.

Presidenza Unitalia

 

Il “Girotondo” durante il periodo della peste nera

Articolo di GUSTAVO LEGUIZAMON

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“Ci siamo mai fermati a riflettere sul significato delle canzoni che canticchiavamo per ore gioendo di ingenui giochi infantili durante i lunghi pomeriggi della nostra spensierata fanciullezza?

Le canzoni costituiscono buona parte del coacervo culturale di una società e ne restituiscono una perfetta fotografia.

Le nostre abitudine diventano prima consuetudine ed infine diventano routine e senza rendercene conto arrivano a dare forma a larga parte della nostra quotidianità.
La quotidianità può portarci a perdere la prospettiva storica dell’essenza della musica popolare, ad esempio delle canzoni che cantavamo durante la nostra infanzia.

I girotondi, le corse e i balletti  rappresentano alcuni dei giochi preferiti dai bambini, al di là della loro etnia. L’origine di tali giochi risale agli albori delle civiltà umana. Il girotondo trova la  sua origine durante le nascita di religioni e si osserva sin dall’Età della Pietra.

Oggi giorno non è facile immaginare la quotidianità durante il Medioevo, quando le consuetudini erano ben diverse dalle nostre. Le cerimonie religiose e le feste erano eventi che si intendevano dentro un contesto di gruppo, così come le canzoni e i balletti. Le corse diventavano un tipo di danza collettiva che si imprimeva a lungo nella memoria.

Ecco, qui entrano in gioco i partecipanti più temuti: le epidemie che flagellano il mondo lasciando le loro tracce nelle canzoni infantili.

La morte è fortemente legata alla peste, alle pandemie e alle epidemie che colpiscono i popoli e che nell’immaginario collettivo hanno una stretta relazione con la colpa, la punizione e la volontà divina.

Per esempio, in Italia, il mostro della peste nera, che flagellò l’Europa nel XIV secolo (1347 – 1353), ha lasciato le sue ferite impresse nel gioco del “Girotondo”.

 

Il girotondo consiste nel darsi la mano e girare in cerchio, recitando una filastrocca. La più nota recita:

Giro giro tondo

Casca il mondo

Casca la Terra

Tutti giù per terra

Aiuto

All’ultima strofa ci si ferma e ci si accovaccia.

Nella versione spagnola di questo gioco, lì chiamata corro la patata (corsa a la patata) che diventa per il resto del mondo ispanico huevo podrido (uovo marcio).

Versione spagnola:

Al corro de la patata

comeremos ensalada,

lo que comen los señores

naranjitas y limones.

Achupé, achupé

sentadita me quedé.

Alla parola “achupé”, i bambini saltano in alto, prima di gettarsi a terra cantando l’ultima strofa.

Per Latinoamerica:

Jugando al huevo podrido

Se lo tiro al distraído

El distraído lo ve

Y huevo podrido es.

Significa che un bambino  è eliminato dal gioco.

Tale gioco nel mondo anglosassone si chiama Ring a Ring o’ Roses e la sua canzoncina è:

Ring-a-ring o’ roses,

A pocket full of posies,

A-tishoo! A-tishoo!

We all fall down.

Infine, la versione tedesca  somiglia molto alla italiana:

Ringel ringel reihen,

Wir sind der Kinder dreien,

sitzen unter’m Hollerbusch

Und machen alle Husch husch husch!

 

Alle Kinder setzen sich!

 

Quindi, non importa la lingua, l’etnia o la religione alla fine del gioco tutti si devono accovacciare e la peste li porta via.

Chissà se in un futuro prossimo avremo un nuovo gioco infantile che ricorderà, inconsapevolmente, l’epidemia di Coronavirus che siamo attraversando oggi”.

Fonte : https://jueguemosya.blogspot.com/2020/03/il-girotondo.html

 

Angelico,_giudizio_universale_ girotondo 

Leggenda o storia

Negli anni 1665-66, la popolazione di Londra venne colpita dalla Grande Peste. Le vittime furono oltre 100.000  . Si racconta che i genitori preoccupati dalla necessità di educare i bambini e abituarli all’idea che “tutti potessero morire”, lo fecero attraverso le parole di questa filastrocca. Sappiamo che una prima versione di “Ring-a-ring o’ roses” venne scritta nel 1881, ma si dice che una canzone simile girasse già in Europa nel 1790  giunta  a noi nelle sue numerose versioni.