Dalla peste del Manzoni e del Boccaccio al Coronavirus odierno

Di Barbara Berini

 

Il virus responsabile dell’epidemia che dal dicembre 2019 si è diffusa nella città di Wuhan, nella Cina centrale, è un nuovo ceppo di Coronavirus mai identificato in precedenza nell’uomo. Il 12 febbraio 2020 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha identificato il nome definitivo della malattia in COVID-19, abbreviazione per Coronavirus disease 2019.

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“Un nuovo virus che si diffonde in tutto il mondo e contro il quale la maggioranza degli uomini non ha difese immunitarie”. Questa è la definizione di pandemia, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute. E questo ufficialmente è da ora il Coronavirus: non più un’epidemia confinata ad alcune zone geografiche, ma diffusa in tutto il pianeta.
I paesi colpiti sono infatti 114 e da quanto è comparso, il Coronavirus ha causato più di 118 mila contagi ed oltre 4.500 vittime.

Proprio per questo motivo, i provvedimenti hanno previsto la chiusura di ogni scuola, università e attività commerciale. Ad ognuno di noi viene chiesto di rimanere in casa, di uscire solo per necessità primarie, e soprattutto dotati di mascherine.

Il virus si trasmette infatti attraverso il contatto stretto con una persona infetta e la via primaria sono le goccioline del respiro, prodotte ad esempio tramite saliva, tosse, starnuti.

peste manzoni

Tutto ciò può essere sicuramente paragonato alla terribile epidemia di cui ci parlava il grande Manzoni nei “Promessi Sposi”, che si scatenò nel Nord Italia tra il 1630 e il 1631, decimando la popolazione e infuriando con particolare virulenza nella città di Milano, allora tra le più popolose della regione. I malati si affollavano in numero sempre crescente al lazzaretto, e dopo pochi mesi i casi di contagio crebbero notevolmente, complice il caldo che favoriva la diffusione del male, al punto che gli appestati non potevano più essere ospitati nel lazzaretto.

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